Disdetta, conta la volontà del locatore

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 maggio 2007 alle ore 07:40.
L'ultima modifica è del 17 dicembre 2010 alle ore 17:57.

Per l'efficacia della disdetta è decisiva la volontà del locatore. Nelle locazioni di immobili ad uso abitativo, infatti, qualora il proprietario intenda negare all'inquilino il rinnovo alla prima scadenza contrattuale, deve ritenersi del tutto rituale e sufficiente una disdetta che sia motivata sulla base della mera intenzione di adibire l'immobile a propria residenza. Questa espressione, inoltre, non può essere interpretata se non nel senso di luogo di abitazione stabile ovvero di dimora abituale come stabilito dall'articolo 43 del Codice civile. In una fattispecie di questo tipo, quindi, non è necessaria una indicazione analitica dei motivi e il diniego non può ritenersi nullo per carenza di motivazione.Il fatto. Il proprietario di un immobile sito in un edificio condominiale comunica al proprio inquilino - alla prima scadenza contrattuale - la risoluzione del rapporto di locazione intendendo adibire l'appartamento a propria abitazione. Il conduttore, ritenendo generica tale comunicazione, eccepisce la nullità del motivo e contesta inoltre la serietà del dichiarato intento del locatore, considerato che questi risulta essere proprietario nello stesso stabile anche di altro appartamento di maggiore grandezza rispetto a quello locato.La sentenza. Sulla base del principio di diritto sopra espresso, il Tribunale di Roma (quinta sezione civile, sentenza 14 giugno 2005 n. 13688, Giudice unico Contillo), ha accolto la domanda del locatore ed ha ordinato, di conseguenza, al conduttore il rilascio dell'immobile. In effetti, osserva il giudicante, per giustificare il recesso del locatore alla prima scadenza non è necessaria una situazione di «bisogno», bensì semplicemente l'intenzione, cioè il proposito, purché connotato dai caratteri della serietà e della realizzabilità, di conseguire il rilascio dell'immobile per ragioni normativamente previste. Nella fattispecie in esame, evidentemente, il motivo addotto dal proprietario rientra a pieno titolo tra quelli elencati dall'articolo 3 della legge n. 431 del 1998. Il Giudice capitolino, pertanto, accertata la regolarità della raccomandata di disdetta ricevuta dal conduttore nel rispetto del termine di legge, ha ritenuto pienamente valida la motivazione del diniego di rinnovo del contratto fondata sulla semplice intenzione del proprietario di destinare l'immobile a propria residenza. In questa prospettiva, infatti, appare scontato il requisito della realizzabilità dell'intento, stante la destinazione abitativa dell'immobile locato, e non è possibile dubitare della serietà di tale proposito, confermato anche in sede di prova testimoniale. In sostanza, il generico richiamo di destinare l'immobile a residenza, è di per sé sufficiente a porre in grado il conduttore e il giudice di verificare la serietà e l'attuabilità dell'intenzione indicata nonché, in sede contenziosa, di verificare la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento del diritto di recesso del locatore. Infine, del tutto irrilevante è il fatto che questi sia anche proprietario di altro appartamento nello stesso stabile. Una circostanza di questa portata non incide in alcun modo sulla valutazione della serietà dell'intento, posto che è preclusa all'autorità giudiziaria qualsiasi considerazione circa l'opportunità e la convenienza della scelta fatta dal locatore.

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