Mobili come l'abbigliamento: outlet alla conquista di clienti

di Adriano Moraglio

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 aprile 2011 alle ore 11:34.

Giuseppe Napoli, 38 anni, con Massimiliano Giglio (40) e Pino Giglio (37), è titolare dal 2007 del "Centro nazionale outlet". Negli oltre 2mila mq del grande magazzino in corso Francia a Rivoli (Torino) non ci sono le griffe dell'abbigliamento a prezzo scontato. Ci sono i mobili. Di marca. «Questo divano – indica sul pc – era a 2.600 euro, lo offriamo a 1.300 euro. Facciamo sconti fino all'80%». L'idea nasce da una constatazione: «Il 99% della clientela vuole roba bella, di qualità e spendere poco. Non abbiamo fatto altro che assecondare questo bisogno».

«Ogni pezzo qui esposto, prodotto dai principali brand del settore, è unico ed è tracciabile – prosegue – proviene da fiere, fondi di magazzino, fallimenti, chiusure di attività, esposizioni di negozi. Facciamo grandi carichi e rimettiamo in vendita». Il business funziona: il fatturato si aggira sui 3 milioni l'anno e la clientela è anche di un certo livello: «Intendiamoci: qui non si trova il divano a 500 euro». Ora i tre soci preparano il salto di qualità: trasferiranno a breve tutta l'attività a Orbassano, dove già gestiscono vendite di stock col marchio "Mr. Stock". In 4mila metri quadrati offriranno a prezzi competitivi mobili e ogni tipo di prodotto recuperato da altre vendite non realizzate». C'è movimento attorno all'idea dell'outlet dei mobili nel settore arredamento che conta 2.400 società al dettaglio registrate in Piemonte. Ma quelle davvero attive, solo nei mobili, dice Tonino Carta, presidente di Confesercenti Torino, sono 1.300 circa.

Da più parti si apprende che starebbero per nascere in Piemonte grandi outlet dei mobili, ad esempio a Santhià (Vercelli). Circola voce di una struttura gestita dai produttori del settore, per rivendere eccedenze e giacenze industriali e da rivenditori. Nello stesso outlet generalista più noto del Nord, a Serravalle Scrivia, alcuni operatori avevano tentato, però senza sucesso, di realizzare un centro vendite di questo tipo per l'arredamento. L'idea piace alla clientela, meno agli operatori tradizionali che pur la utilizzano. Dice Stefano Borasi, mobiliere a Villaromagnano e Tortona (Alessandria): «Abbiamo aderito al network "arreda.net" e abbiamo anche noi messo sul Web la voce outlet, dove segnaliamo vere occasioni dei grandi brand. Ma in giro si fa molto uso di questa parola semplicemente come leva di marketing per attirare clienti. Nell'outlet dei mobili il cliente è un numero, la gente compra lo sconto. Non si potrà mai avere il trattamento personalizzato (e persino gli sconti) che è riservato da un mobiliere tradizionale». Concetto ribadito dal torinese Christian Bosco, di Confcommercio, vicepresidente dei giovani di Federmobili: «Nell'abbigliamento è una formula ben regolamentata, nell'arredamento è diverso. Ora è anche troppo utilizzata. Spesso e volentieri si nasconde qualcosa di non concreto. A volte troviamo sotto questo nome prodotti nuovi che vengono dalla Cina».

Bosco, titolare di "Arredamenti Traiano" ha scelto di non utilizzare il termine outlet ma fa promozioni speciali e vendite sottocosto così dichiarate su Ebay. «È outlet vero, sta andando bene, anche sulle piazze di Milano e Roma. Sono prodotti subito disponibili».
«C'è molta confusione attorno al concetto di outlet», dice Gianni Marcarino, della Marcarino Arredamenti, ad Alba, associandosi al coro dei dubbiosi. «Da sempre mettiamo in vendita, ora come special price, prodotti esposti rimasti invenduti o usciti di produzione con sconti fino al 40 per cento». Senza agitare davanti al cliente la parolina magica...

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