Dove va l'arredo per l'ufficio

di Renata Sias

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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2011 alle ore 22:06.

L'ufficio è il contesto in cui si producono nuove conoscenze e si genera innovazione, elemento indispensabile per competere nel mercato globale; l'ambiente deve quindi essere dinamico, vitale, capace di comunicare la gioia di lavorare, di ispirare i nuovi "lavoratori della conoscenza", di trasmettere i valori e l'identità dell'azienda.

Un'utopia? No, è realtà, come dimostrano gli oltre cento progetti iscritti ogni anno a Us Award, competizione organizzata dalla rivista del gruppo 24 Ore «Us-Ufficiostile», per promuovere la cultura della qualità nel workplace, o la classifica dei migliori ambienti di lavoro annualmente stilata da «Great place to work» che nell'ultima edizione italiana, pubblicata su Il Sole 24 Ore lo scorso dicembre, vede in testa l'azienda Elica. Un ufficio progettato senza tenere conto delle attività, delle relazioni e delle aspettative dei knowledge worker non può generare benessere, né soddisfare le persone che lo occupano e di conseguenza diminuirà la produttività.

È questo uno dei risultati che emerge dalle ricerche raccolte nel volume Investire sull'ufficio: come e perché, a cura di Enrico Cietta edito da FrancoAngeli, che sarà presentato al SaloneUfficio e raccoglie le ricerche svolte nell'ambito di Ufficio Fabbrica Creativa, progetto avviato nel 2007 da Assufficio. Il libro riporta i risultati di quattro ricerche: Ispo ha condotto un'indagine per Cosmit su 500 lavoratori rilevando le loro opinioni sugli spazi di lavoro; la ricerca realizzata da Degw ha sintetizzato i trend della progettazione degli uffici e ipotizza alcuni fattori chiave che indirizzeranno la progettazione e la realizzazione degli uffici del futuro. Area studi Diomedea ha invece condotto l'analisi di due tematiche: per la prima volta il rapporto tra investimento nello spazio e redditività aziendale è stato analizzato su un campione di imprese italiane confermando la relazione positiva tra benessere e produttività ed è stato evidenziato che le aziende che investono nello spazio di lavoro ottengono performance nettamente migliori rispetto all'universo delle imprese italiane.

I modelli progettuali più validi per l'ufficio tengono conto delle nuove modalità lavorative e di come le minuscole e potenti tecnologie che ci accompagnano ovunque abbiano modificato i modi d'uso dello spazio e del tempo lavorativo, non più scandito dal timbro del cartellino. Non è più concepibile un'unica scrivania per ogni persona, ma sbagliano le aziende che ricorrono alle nuove formule di condivisione del posto di lavoro, tipo hotelling o hot desk, solo per tagliare i costi perchè, come nota Franco Guidi di Degw «diventa complesso per il lavoratore identificarsi nel nuovo spazio di lavoro e per l'azienda trasmettere i propri valori identitari».

Gli uffici più "innovativi", concretizzano le idee lungimiranti anticipate nel 1985 da Stone e Lucchetti con l'articolo «Your office is where you are» pubblicato sulla «Harward business review» e la creatività visionaria del «Citizen Office» ipotizzato da Fehlbaum, Sottsass, Branzi e De Lucchi nel 1991 e reinterpretato oggi da Vitra. Un territorio articolato in activity settings con postazioni, aree di supporto e attrezzature diverse che ogni "cittadino" lavoratore può scegliere per rispondere a esigenze che cambiano secondo le diverse attività che svolge o le relazioni che instaura nel corso della giornata. E in questa concezione di ufficio gli arredi, flessibili e tailor-made, assumono il ruolo di veri e propri strumenti di lavoro.

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