Tokujin Yoshioka: «Cerco nuove idee nella natura»

di Giovanna Mancini

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 gennaio 2012 alle ore 09:14.

Moroso, divano Paper Cloud, design di Tokujin Yoshioka (2009). Foto Nacasa & Partners Inc.

Moroso, divano Paper Cloud, design di Tokujin Yoshioka (2009). Foto Nacasa & Partners Inc.

Che dia forma a divani o sedie, orologi o lampade, installazioni o allestimenti per musei, Tokujin Yoshioka reisce sempre a colpire per la luminosità e la leggerezza dei suoi lavori. Giapponese, 44 anni, cresciuto alla scuola di Shiro Kuramata e Issey Miyake, Tokujin è un designer che sembra scrivere con il bianco e con la luce. Ha lavorato spesso per brand italiani, come Moroso, Kartell e Driade, e nei prossimi giorni sarà tra i protagonisti del salone Maison&Objet di Parigi, dove è stato nominato «créateur now! design à vivre 2012», con una mostra a lui dedicata. Un riconoscimento che Tokujin vuole condividere «con tutte le persone e le aziende che mi hanno dato l'incoraggiamento e il sostegno che sono la fonte della mia ispirazione creativa».

In Giappone il design europeo e italiano sono ancora un punto di riferimento, oppure le nuove idee arrivano da altrove?
Credo che l'Italia sia riconosciuta come punto di forza globale del mondo del design. Gli italiani sanno non solo come realizzare mobili e oggetti di arredamento, ma anche come nutrirne la cultura, mettendo passione e anima nell'atto stesso della creazione.

Lei si definisce un 'designer delle sensazioni' e dice che il design ha a che fare più con le emozioni che con le forme o l'utilizzo. Quanto influisce la cultura giapponese in questa sua visione?
La creatività giapponese è fortemente influenzata dagli elementi della natura. Quello che cerco di fare con il mio lavoro è dare vita a un effetto che continui a risuonare nel cuore di chi lo guarda. A una bellezza come quella insita nella natura, quella bellezza che scaturisce dalla casualità, che non può mai essere riprodotta, e dagli elementi di un disordine che non può essere pienamente compreso dall'intelligenza razionale.

Che differenza c'è tra pensare e realizzare design per committenti giapponesi o italiani?
La mia impressione è che le aziende italiane siano composte da persone di grande talento e competenza, dai manager agli artigiani, che sanno permeare l'ambiente di lavoro di un'atmosfera creativa, in cui ciascuno può discutere in maniera profonda di design.

La ricerca sui materiali può contribuire al futuro del design e alla sua innovazione?
Da qualche anno a questa parte molti designer utilizzano materiali riciclati come risposta alla questione della sostenibilità ambientale. Io credo però che questo problema debba essere affrontato dalla radice, piuttosto che con l'uso di materiali ecologici. Per esempio, nel realizzare la poltroncina in carta Honey-Pop, ho pensato a una struttura a nido d'ape, mentre Pane è una sedia che trae la sua forza dall'uso di una struttura in fibra. Allo stesso modo, nelle installazioni cerco di dare vita a un design che evochi quella sensazione positiva che proveremmo se ci trovassimo di fronte alla natura, piuttosto che riprodurre un motivo naturale. Questo dovrebbe essere anche il modo di affrontare l'ecosostenibilità: dare la possibilità a utenti e pubblico di fare esperienza della bellezza della natura al di là della nostra immaginazione.

A proposito di natura, il lavoro di architetti e designer può contribuire a evitare gli effetti di eventi come lo Tsunami che ha colpito il Giappone l'anno scorso?
Le recenti catastrofi naturali, avvenute in diverse zone del mondo, hanno lasciato un forte impatto sul territorio e sulle nostre vite, cambiandone anche il valore. Dovremmo cominciare a dare più valore all'esperienza dell'ispirazione, piuttosto che continuare a riempirci di cose. In questo periodo la relazione tra potere della natura ed esseri umani è un tema cruciale nel mio lavoro. Vorrei che le mie creazioni potessero comunicare questo messaggio e fare da ponte verso il mondo futuro, diventando in qualche modo un'opportunità per accrescere la consapevolezza dell'essenza della natura: la sua bellezza, la sua forza e anche la sua parte inquietante, con il suo potere stupefacente. Ma anche per tornare a una visione della vita all'interno della natura, della Terra.

Come sarà il design del futuro?
Secondo me trovare nuove prospettive è più importante che adottare nuove forme, materiali o tecnologie. Stiamo vivendo una fase di svolta cruciale, in cui l'energia che usiamo si sta spostando dal petrolio all'elettricità. In questo momento anche il design sta cambiando, passando dal semplice disegno delle forme al disegno delle esperienze e delle sensazioni. Mi incuriosisce molto capire come si mettono in moto le emozioni delle persone, e integrare questo meccanismo al mio design.

TAGS: Architettura | Giappone | Issey Miyake | Kartell | Tokujin Yoshioka reisce

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