«Kartell scommette sul prodotto e sul retail»

di Giovanna Mancini

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2012 alle ore 14:03.

Quei manifesti con la scritta «Kartell, the Design Icons», che giganteggiano sulle vetrine di via Turati, proprio non gli piacciono: «Soffocano lo spazio», commenta Claudio Luti, presidente dell'azienda milanese, aggirandosi per il negozio. «Nascondono i prodotti e invece vorrei che dalla strada si vedessero, per invitare le persone a entrare». Si rasserena solo quando i due piani del flagship store milanese cominciano ad animarsi di persone, soprattutto giovani e stranieri. «La maggior parte di loro se ne andrà senza comperare nulla – osserva – ma sono contento che entrino da noi come fanno da Zara, solo per dare un'occhiata, per vedere cosa c'è di nuovo. Per questo nei nostri negozi, a Milano come in tutto il mondo, devono esserci sempre proposte diverse: bisogna cambiare spesso i colori, spostare i pezzi, per trasmettere la vastità della famiglia Kartell». Quando un oggetto prende vita, aggiunge Luti «penso già a come dovrà essere venduto, perché oggi per avere successo un'azienda di design deve avere non solo un progetto di prodotto, ma anche un progetto distributivo». La strategia retail è diventata fondamentale, a cominciare dalla scelta dei partner che devono rappresentare il brand nei 124 Paesi in cui l'azienda di Noviglio realizza oltre il 71% del proprio fatturato.

«Ecco perché il Salone del mobile di Milano (che inizia martedì prossimo ndr) è un appuntamento imprescindibile – precisa Luti –: non solo per stabilire nuovi contatti, ma anche per dimostrare ai nostri partner, attuali e potenziali, come devono essere presentati e venduti i prodotti Kartell».

Quest'anno lo stand alla Fiera di Rho è stato ideato da Ferruccio Laviani per comunicare (attraverso l'esposizione di prodotti, video, schizzi, prototipi) la cultura del progetto che sta dietro a ogni collezione. «Lo scopo è trasmettere la forza della sperimentazione del nostro brand – prosegue Luti – che apre a nuove tecnologie, forme, materiali e funzioni. In fiera portiamo più di 15 novità, alcune ancora in via di sviluppo: "assaggi" di collezioni che andranno ampliandosi nei prossimi mesi». Tra le tante, l'Invisible Table di Tokujin Yoshioka, un monoblocco in plastica del peso di 23 chili; la prima collezione firmata per l'azienda da Rodolfo Dordoni, destinata all'outdoor; e poi arredi e piccoli oggetti firmati da Patricia Urquiola, Mario Bellini e Philippe Starck; incursioni nel mondo della luce con le lampade Taj di Laviani in versione mini. Uno sguardo alla tradizione (con una rivisitazione in tessuto della storica seduta Maui di Vico Magistretti) e uno al futuro (con la poltrona del giovane Eugeni Quitllet). «È un continuo work in progress – aggiunge Luti – che deve dare ai potenziali partner l'immagine di un'azienda sana e con tante idee, su cui vale la pena investire». Al Salone cerca clienti con cui instaurare «rapporti stabili, per investimenti a medio-lungo termine. Bisogna essere ambiziosi e spingere sull'acceleratore ora che l'azienda è in espansione»: il 2011 ha chiuso con un fatturato di circa 105 milioni (+5% sul 2010), il miglior utile della sua storia, oltre a investimenti e margini in crescita. È questo il momento «di mettere fieno in cascina e scegliere i partner migliori» per farsi largo in quei Paesi, come l'Asia e il Sud America, dove le potenzialità sono enormi, ma bisogna farsi conoscere e consolidarsi prima che lo facciano altri.

Business dunque, al Salone, ma senza trascurare l'aspetto glamour della manifestazione, a cui Kartell partecipa anche con l'evento «Kartell goes Rock» di martedì prossimo, quando nello store di via Turati Lenny Kravitz e Philippe Starck presenteranno la loro collezione di poltroncine Mademoiselle.

TAGS: Claudio Luti | Ferruccio Laviani | Fiere | Kartell | Mario Bellini | Milano | Patricia Urquiola | Philippe Starck | Rock | Rodolfo Dordoni

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