Confusi tra le decine di debuttanti del Satellite ci sono i senior, uno per ogni anno, che Marva Griffin, la curatrice, ha chiamato per festeggiare simbolicamente le prime quindici candeline della rassegna dei teen talent, quelli che tanto piacciono alle aziende del mobile. Diego Grandi è veterano tra i veterani, debuttò nel 1998. «Il Satellite – dice al Sole 24 Ore – è stato una sorta di rito di iniziazione: per quanto si possa studiare, disegnare e ideare, il design va praticato, vissuto e condiviso.
È stato un momento di grande propulsione». Con le collezioni Midtown e City ha portato in dote alla Lea Ceramiche di Fiorano Modenese una segnalazione per l'ADI Design Index 2011. Shin Azumi arrivò a Milano nel 1999 con due sedute raffinatissime simili a ologrammi. Che deve fare un giovane talento? «Imporsi di essere originale». Donata Paruccini, nel 2000, sbarcò carica di entusiasmo. «La mia impressione riguardo al SaloneSatellite è di un luogo pieno di energia e di aspettative, dove ogni partecipante ha già la sua storia da raccontare e ce la sta mettendo tutta per potersi raccontare, un luogo di confronto molto umano».
Poi, gli affari, arrivano. Nel 2001 è stata la volta di Satyendra Pakhalé, indiano, studi di design in Svizzera: «Il satellite serve a introdurci nel mondo dell'industria. Ho lavorato per la Philips spostandomi nel team olandese. Mi vengono i brividi al pensiero che certi miei prototipi sono finiti nelle collezioni permanenti di grandi musei». Sebastian Wrong aveva e ha una specializzazione nelle luci, ormai storica è la sua alleanza con Flos. «Quando Piero Gandini mi chiamò sinceramente pensavo fosse un architetto, non un imprenditore». Nel 2003 il duo di Adriano Design. «Orma è tornato con un cappello diverso che ci riconosce un percorso di crescita professionale – dicono –.
Il Salone Satellite può essere un tassello importante per la professione e anche un trampolino di lancio grazie alla sua grande visibilità. Ricordiamo con nostalgia la settimana senza fine e intensissima del 2003 che ci ha permesso di far conoscere il nostro modo di vedere il design fortemente incentrato sull'innovazione». Mizzica!, è il prodotto di quell'anno, un fornello mobile acquistato e prodotto dalla Foppapedretti con cui i due hanno instaurato una solida collaborazione. Un progetto complesso da industrializzare: «Un fornello a gas con bomboletta usa e getta che ti segue ovunque nella casa».
L'italiana Alessandra Baldereschi l'anno dopo, 2004, ebbe l'illuminazione in Asia. «Mi trovavo in Giappone e mi venne in mente questa lampada in ceramica che si illumina come fosse una figura ritagliata, un origami, così la Fabbian s'è presa una cotta professionale per me e per la lampada». Massimiliano Adami ha scoperto al Satellite l'autoproduzione, «far da soli è creare», i suoi mobili si chiamano Fossili moderni, sono in materiale di riciclo. Opere d'arte. Unici. Piacciono anche ai turchi.
L'anno dopo ecco gli svizzeri di Big Game, un trio che ha messo a segno tre dei quattro pezzi presentati. E nel 2007 la slovena Nika Zupac, finita subito nel mirino di Moroso con le sue realizzazioni molto femminili. Un quartetto svizzero, Post Fossil, ha vinto con la lampada first light il Report award. Tobias Franzel è diventato famoso per la sua porta che diventa un tavolo da ping pong della quale ci spiega «purtroppo ho perso i diritti, però, domani è un altro giorno». Juju nel 2010 si sono armati di serendipità, riflessa nei tavolini da Alice nel paese delle meraviglie, mentre l'anno scorso, quasi tutti i prodotti altrettanto poetici di Staffan Holm sono stati sviluppati da aziende come Hay e Muuto. Quest'anno tocca a Cromatina e alla loro Natural chair ispirata al Tao. I due sono in fervida attesa.
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