E pensare che Charlotte Perriand detestava il vintage. Si racconta che quando il Centre Pompidou chiese alla designer francese di esporre un suo pezzo originale, lei rispose che non ne aveva, perché quando un mobile si usurava, ne faceva fare uno nuovo.
E invece oggi il vintage trionfa nelle collezioni 2012 delle aziende di design, e proprio alcuni pezzi della Perriand sono stati tra le proposte più ammirate all'ultimo Salone del mobile di Milano, dove Cassina ha presentato, per la serie I Maestri, la riedizione della "famiglia" Nuage (anni 50) e una versione rara delle celebri LC2 e LC4 del trio Le Corbusier-Jeanneret-Perriand (1928).
«In realtà noi riprendiamo proprio lo spirito di Charlotte – spiega Barbara Lehmann, responsabile dell'Archivio storico di Cassina – perché il lavoro di Cassina sugli archivi dei grandi maestri ha come scopo farli rivivere, rispettandone l'autenticità e il disegno originale, ma rinnovandoli, per renderli adatti alle case contemporanee». Un lavoro quasi filologico, quello che Cassina porta avanti da anni, gomito a gomito con gli eredi (familiari o fondazioni), attraverso lo studio di prototipi e disegni, tenendo in considerazione le varianti previste dagli stessi designer. È il caso delle versioni «Villa Church» delle LC2 e LC4, che hanno dettagli e finiture (la struttura dei tubi e il bicolore) pensate dagli autori stessi, ma poi nel tempo mai utilizzate.
Di riedizioni, all'ultimo Salone del mobile, se ne sono viste davvero molte: ricostruzioni «filologiche» o semplici rivisitazioni, ma tutte accomunate dall'uso di tecnologie, materiali o finiture innovativi che permettono alle icone del passato di rispondere alle esigenze odierne. Un fenomeno che va ben oltre le tante "tendenze" del momento: è un nuovo approccio ai classici, quasi scientifico, di vera e propria riscoperta culturale e insieme industriale, visto che il mercato sembra apprezzare.
Come Cassina, anche la svizzera Vitra ha avviato da tempo un lavoro sull'archivio di Jean Prouvé, in collaborazione con la figlia Catherine, e quest'anno ha presentato al Salone di Milano la serie Raw, un'edizione speciale composta da 17 reinterpretazioni, frutto di una collaborazione con il marchio G-Star. «Abbiamo cercato di rispettare lo spirito e il disegno degli originali di Prouvé – spiega Eckart Maise, responsabile per Vitra del progetto – ma anche di renderlo contemporaneo, usando materiali e colori più adatti alle case e al gusto attuali». La sfida è compiere sui classici lo stesso lavoro che molte aziende fanno con i designer contemporanei: «Il nostro metodo – prosegue Maise - è sviluppare un progetto attraverso il dialogo costante con i creativi: con gli autori del passato il dialogo avviene attraverso i documenti e i materiali che hanno lasciato».
Spesso materiali sterminati e ricchi di dettagli, come quelli lasciati da Gio Ponti su cui, per due anni e mezzo, ha lavorato Francesca Molteni (con altri collaboratori) per Molteni&C, dando vita a una collezione di otto pezzi (da semplici cornici ad arredi veri e propri) . «Tutto è iniziato quando ho visto una libreria in casa del fotografo Paolo Rosselli, nipote di Gio Ponti – racconta Francesca –. Proveniva dalla casa di via Dezza del maestro e mi venne la curiosità di capire quanti e quali oggetti progettati da Gio Ponti non erano stati più prodotti o valorizzati nel tempo».
Operazione interessante anche quella fatta da Kartell sulla poltrona 4801 di Joe Colombo: progettata nel 1965, doveva essere fabbricata con materiale plastico, ma la mancanza di tecnologie adeguate costrinse l'azienda a realizzarla in legno. Ma le nuove tecnologie hanno permesso ora di produrla in plastica (2011). Mentre all'ultimo Salone del mobile Kartell ha reso omaggio a Vico Magistretti rieditando la seduta Maui (1995) in una versione in tessuto.
A Magistretti è rivolto anche il tributo di Campeggi, con la libreria Moma (1948), mentre ancora Gio Ponti è protagonista dell'ultima collezione di tessuti Rubelli, che ha recuperato dai propri archivi alcuni disegni originali del maestro. Le nuove tecnologie hanno consentito a Flos di rieditare la lampada Arco dei fratelli Castiglioni (1962), che mantiene la sua struttura originale, ma in versione Led. E ancora, un cenno va al tributo di Doshi&Levien a Le Corbusier, con il divano Chandigarh prodotto da Moroso, o alla collezione Kiki di Ilmari Tapiovaara, prodotta da Artek in tributo ad Alvar Aalto.
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