«Stay foolish» aveva raccomandato Steve Jobs ai giovani creativi del Terzo millennio. E, stando a ciò che si è visto a Milano, tra Salone del mobile e Fuorisalone, in molti lo hanno seriamente ascoltato. Divani e tavoli, luci e scrivanie dai tratti un po' folli hanno sparigliato le carte del rigore minimalista. Osservando da vicino il percorso dei designer, appare chiaro che non si tratta di bizzarrie per attirare l'attenzione: a condurre il disegno c'è una ricerca formale ben indirizzata, uno scavo nella memoria e nelle emozioni, l'apertura di nuove vie compositive. Ne è la prova una bella galleria di arredi fuori dagli schemi, ciascuno con una storia da raccontare.
Moooi, ad esempio, marchio fondato dal designer olandese Marcel Wanders e che si distingue per lo stile dissacrante, ha presentato la serie Altdeutsche Möbel del duo creativo Studio Job: Job Smeets e Nynke Tynagel indagano lo stile gotico tedesco, rivisitandolo con decori fantasy ispirati al mix di simboli e immagini di certi tatuaggi dark. Sono così nati una madia, una cassapanca e un mobile-orologio dalle forme neogotiche con decori coloratissimi su fondo bianco. Da osservare da vicino, per scoprirne reconditi significati, ogni volta che vi si depone una T-shirt.
Giocano molto seriamente anche lo stilista Maurizio Galante e il designer Tal Lancman, che con Cerruti Baleri hanno creato per i collezionisti incalliti un fiabesco armadio-espositore, vestito di tessuto plissettato fucsia, come un abito di haute-couture: il Collector's Cabinet era nato per una mostra sui Manga al Centre Pompidou (ne conteneva una collezione dal 1960 al 2011) e ha fatto bella mostra di sé nello showroom Cerruti Baleri a Milano.
La luce è un altro elemento che stimola la fantasia; ci ha pensato, con instancabile fiuto, Alberto Alessi, che ha presentato la collezione di lampade portatili Alessilux: dotate di sorgente Led e batteria ricaricabile, hanno forme che richiamano l'infanzia. Come le Ufo: alla mobilità dei misteriosi oggetti volanti fa riferimento la possibilità di trasportarle dove si vuole, senza cavi, sul comodino dei bambini o in giardino, per leggere al canto dei grilli. Anche Davide Groppi ha dato spazio alla nostalgia con la sua Edi Vad (Davide scritto al contrario), luce a forma di lampadina a incandescenza che sembra galleggiare nello spazio (ma è agganciata alla parete). Per il light designer Edi Vad è come un quadro di Magritte, surreale e misterioso; un omaggio, forse l'ultimo saluto, alla lampadina a incandescenza.
C'è poi il grande architetto ceco Boris Sipek: per Sawaya&Moroni ha progettato un tavolino per il living e un'alzatina a forma di tavolo, entrambi in vetro, in cui si è divertito a inclinare le gambe, tutte di forma differente. Ha dichiarato: «Sono sempre stato affascinato dalle gambe dei tavoli. Conferivano una particolare bellezza che è scomparsa nei tavoli moderni. Mi piace quando gli oggetti prendono vita, così ho disegnato un tavolo con le gambe in movimento». Mentre per disegnare il suo tavolino Tracery per Driade Elena Manferdini, giovane progettista con studio a Los Angeles, ha utilizzato uno script algoritmico, ma la forma che ne è derivata ricorda le nuvole dei fumetti o una macchia d'acqua che si espande.
Un po' folle e a tratti irriverente è stato anche il debutto di Ferruccio Laviani con Fratelli Boffi, che ha presentato la scrivania (W)hole in stile Luigi XV "mangiata" da un grande buco laccato in fucsia: il tarlo dell'eccentricità ha intaccato anche un tavolino guéridon in cui il buco è verde fluo.
Alla forma morbida e rassicurante dei peluche hanno attinto i designer Aleksej Iskos e Boris Berlin per Bunny di Normann Copenhagen: una seduta con poggiatesta cicciotta, strizzata da corde intrecciate. «In molti collegano la poltrona con poggiatesta al nonno che legge il giornale – raccontano –. La nostra sfida è stata reinterpretarla con i ricordi degli animali di pezza che ci facevano compagnia nell'infanzia».
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