Germania in corsia di sorpasso sull'arredo made in Italy

di Giovanna Mancini

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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2013 alle ore 14:14.

Ormai sembra diventato per noi italiani il termine di paragone per eccellenza. Che si parli di titoli di Stato, di ipotesi per la formazione del Governo, o di calcio, il «modello tedesco» è sempre lì, qualche passo avanti a noi. Non fa eccezione il settore del mobile, con una Germania primo competitor per l'Italia sui mercati esteri, soprattutto nei settori a maggiore contenuto tecnico o tecnologico, come l'illuminotecnica e i mobili da ufficio, o le cucine.

In termini di produzione i due Paesi sono sostanzialmente alla pari, entrambi con il 6% della produzione globale nel 2012, dopo Cina e Stati Uniti (dati Csil). Sul fronte export, ancora in base ai dati Csil, il sorpasso da parte della Germania è avvenuto negli ultimi due anni, anche se i volumi sono quasi identici, attorno ai 10,5 miliardi, e la quota di vendite all'estero sul fatturato complessivo 2012 ha superato il 50% per l'Italia (il 53% secondo le stime Csil, il 57% secondo i dati consuntivi FederlegnoArredo), mentre si è fermata al 48% per la Germania (stime Csil). La grande differenza è rappresentata dai consumi sul mercato interno, che in Germania hanno continuato a crescere almeno fino alla metà dello scorso anno, mentre in Italia sono in forte calo.

La maggiore competitività dei tedeschi, dice il presidente di Assarredo Giovanni Anzani, non sta tanto nel prodotto quanto nel modo di promuoverlo nel mondo: «Hanno un sistema Paese che funziona, a differenza del nostro. Che accompagna le imprese dell'arredo in giro per il mondo attraverso le istituzioni corrispondenti alla nostra Ice». I tedeschi si presentano sui mercati (da quelli già maturi, come Usa e Giappone, a quelli emergenti) in modo compatto: istituzioni, banche, assicurazioni e imprese. Per questo spuntano più facilmente degli italiani contratti per grandi forniture contract, oppure intercettano i maggiori studi di progettazione internazionali. «È un problema anche di credibilità e affidabilità nazionale – commenta Anzani – che parte dalla loro classe dirigente e arriva fino ai prodotti della loro industria». Qualche speranza è riposta nella nuova Ice che, dice il presidente di Assarredo, sembra dare maggiori segnali di collaborazione nel sostegno logistico all'estero per le Pmi.
«Dobbiamo trovare il modo di comunicare e valorizzare di più, sui mercati stranieri, la qualità e l'eccellenza del made in Italy – prosegue Anzani – che alla tecnologia e alla qualità aggiunge un contenuto di design e lifestyle. Questo piace all'estero e questo noi dobbiamo riuscire a fare capire sui nuovi mercati». Un esempio è l'iniziativa presentata in questi giorni al Salone del Mobile di Milano, «Cucina, Anima, Design: L'Italia che Vive», un progetto di marketing per promuovere le cucine italiane come luogo dello stare assieme e del piacere attraverso un road show in giro per il mondo nei prossimi 12 mesi. «Abbiamo nel Dna la cultura dell'innovazione – prosegue Anzani – ma scontiamo la polverizzazione del nostro tessuto industriale, mentre in Germania ci sono poche grandi aziende che si muovono più facilmente fuori dai confini».

Per dare un'idea della diversità di strategia, basti l'esempio dell'appalto per la realizzazione dei treni ad alta velocità in Cina: vinto da un gruppo tedesco, questo ha chiamato aziende del proprio Paese per realizzare le sedute dei vagoni e delle stazioni. «Questo significa fare sistema – dice Claudio Luti, presidente dell'azienda di design Kartell – e questo spiega come mai la Germania è il primo esportatore di arredi in Cina eppure, facendo un giro per le principali vie dello shopping a Pechino o Shanghai, non si vede una sola vetrina di brand tedeschi».

TAGS: Assarredo | Cina | Claudio Luti | Esercizi commerciali | Germania | Giovanni Anzani | Italia | Kartell

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