Visti dagli altri: Milano cosmopolita ma solo a tempo

interviste a cura di Marta Casadei, Michela Finizio,Antonella Galli, Giovanna Mancini

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 aprile 2013 alle ore 10:33.

De Sede, seduta DS-144, design Werner Aisslinger

De Sede, seduta DS-144, design Werner Aisslinger

Arrivano da tutto il mondo e in tutto il mondo lavorano. Eppure ogni anno fanno ritorno a Milano, e al suo Salone del Mobile. Per promuovere i loro prodotti e per conoscere quelli degli altri. Perché, spiegano i designer protagonisti della Design week appena conclusa, Milano è ancora capace di aggregare le migliori aziende e i migliori creativi internazionali. Ma – dicono alcuni di loro – la sua vitalità, la sua spinta cosmopolita si manifesta solo nella settimana del Salone. Abbiamo ascoltato e raccolto le loro voci. (Interviste a cura di: Marta Casadei, Michela Finizio, Antonella Galli, Giovanna Mancini)

Werner Aisslinger: Lo stile uniforme non esiste più

Ron Gilad: Al Salone soltanto per le mie creature

Konstantin Grcic: Città senza appeal internazionale

Ferruccio Laviani: Finita la kermesse arriva la fase down

Daniel Libeskind: La crisi non ferma le trasformazioni

Eugeni Quitllet: Qui si incontrano aziende e creativi

Marcel Wanders: Basta parlare di funzionalità

Tokujin Yoshioka: Lavoro per ridare dignità alla plastica

TAGS: Antonella Galli | Daniel Libeskind | Ferruccio Laviani | Konstantin Grcic | Marcel Wanders | Milano | Prodotti e servizi | Ron Gilad | Werner Aisslinger

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