Il futuro del design tra artigianato e 3D

di Giovanna Mancini

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 luglio 2013 alle ore 09:39.

C'è chi parla di Terza rivoluzione industriale. Una vera e propria trasformazione del sistema di produzione, dai mezzi alle persone coinvolti nel processo, che apre scenari ancora solo ipotizzabili. È l'era del «digital manifacturing», cioè della progettazione e realizzazione di prodotti attraverso strumenti digitali – come stampanti 3D e laser cutter – che si sta rapidamente diffondendo anche nel mondo del design.

Intendiamoci: siamo ancora lontani dalla possibilità di produrre in casa pezzi di arredamento, ma non è escluso che in futuro questo potrà accadere. Esistono tuttavia in commercio piccole stampanti domestiche (dal prezzo variabile tra 1.800 e 3mila euro) con le quali è possibile realizzare piccoli oggetti, per lo più in plastica e in un solo colore. L'uso di questi gioiellini tecnologici non è semplice, ma con il tempo ci si può perfezionare e in ogni caso sono in molti, tra i professionisti del design, a pensare che l'utilizzo di questi strumenti possa servire ad avvicinare le persone al mondo della creatività e del progetto, quindi a diffondere la conoscenza e l'interesse per i prodotti di design e il loro valore intrinseco. Stampanti di questo genere si possono acquistare su molti siti, come Makerbot (www.makerbot.com) o Cubufy (www.cubify.com), solo per citare due pioneri del settore.

In Italia si assiste alle prime sperimentazioni di dialogo tra cultura artigiana del fare, ben radicata nel nostro Paese, e conoscenze tecno-scientifiche, come spiega Stefano Micelli, docente di Innovazione tecnologica all'università Ca' Foscari di Venezia e autore del libro «Futuro Artigiano», che indaga lo stato dell'arte e le potenzialità di questo dialogo. Si stanno diffondendo sul territorio nazionale laboratori fisici o virtuali «open source», di scambio, confronto e sostegno nell'autoproduzione. Come i FabLab (tra tutti, quello di Torino), che mettono a disposizione dei designer spazi e strumenti digitali professionali per la realizzazione dei progetti. O come Slowd (www.landing.slowd.it), Promo Design (www.consorziopromodesign.it) e Tecnificio (www.tecnificio.com), un «maker facility» per progetti autoprodotti e sperimentali fondato a Milano nel 2011 da Patrizia Bolzan e Marcello Pirovano. Proprio Tecnificio, assieme al gruppo fiorentino Kentstrapper, ha realizzato e presentato durante l'ultimo Salone del Mobile di Milano un nuovo modello di stampante 3D, Volta Beta, il cui nome è stato scelto dalla rete attraverso un contest online e che è ora in vendita a 1.440 euro sul sito www.kentstrapper.com. Un modello che si rivolge ai professionisti del settore (designer, artisti, architetti, ingegneri), agli spazi di fabbricazione digitale come i Fablab, ma anche ai privati.

Allo stesso tempo, alcune aziende all'avanguardia hanno iniziato a produrre, attraverso queste nuove tecnologie digitali, vere e proprie collezioni di design, come le lampade realizzate da Exnovo, marchio nato nel 2010 dal gruppo trentino Hsl. «Il nostro obiettivo – spiega il titolare Ignazio Pomini – è produrre oggetti di design utilizzando le tecnologie del 3D printing, ma con tutti gli accorgimenti artigianali e di design in grado di farne prodotti di qualità e durevoli nel tempo». Una via di mezzo tra le collezioni di nicchia e il modello industriale: «Non abbiamo i grandi numeri dell'industria – prosegue Pomini – e dunque i nostri prodotti sono più costosi, ma al tempo stesso garantiscono al cliente una realizzazione su misura a prezzi meno elevati rispetto alla produzione artigianale tradizionale».

Non a caso si intitolava «From Taylorism to Tailor Made» (dal Taylorismo al «su misura») uno dei principali convegni dell'evento «Making in Italy/Making in Usa» organizzato a San Francisco il mese scorso dalla Fondazione Giannino Bassetti, che da anni sostiene progetti e politiche di innovazione tecnologica nel mondo artigiano e industriale. «È in atto una vera rivoluzione – afferma il presidente della Fondazione, Piero Bassetti –. Sta cambiando il modo in cui si passa dal progetto all'oggetto. In Italia siamo ancora indietro dal punto di vista delle tecnologie, avanzate invece negli Stati Uniti e in Germania. In compenso, abbiamo una cultura del fare artigiano che proprio da questa rivoluzione potrebbe trarre nuova linfa. Il concetto del "bello" diventerà fondamentale per fare la differenza, mentre perderà valore la produzione in serie e in grandi quantità conosciuta dal fordismo in poi». Concorda con questa tesi il professor Micelli: «La scommessa per il futuro è la nascita di una nuova generazione di artigiani che produrranno in serie limitate di grandissima qualità, coniugando la cura artigianale dei materiali e delle finiture con le tecnologie digitali, creando un nuovo modello di "su misura", meno esclusivo che in passato».

TAGS: Architettura | Giannino Bassetti | Hsl | Ignazio Pomini | Kentstrapper | Marcello Pirovano | Milano | Patrizia Bolzan | Piero Bassetti | Stati Uniti d'America |

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