A Torino il design indipendente mostra i muscoli

di Giovanna Mancini

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2013 alle ore 17:56.

Fino a qualche anno fa era etichettato come un fenomeno di nicchia, più vicino al mondo dell'arte e della ricerca che a quello dell'industria e del consumo, capace di destare interesse soltanto tra volenterosi classificatori di tribù urbane o collezionisti sofisticati. Ma, con una rapidità sorprendente, il pacifico esercito del design autoprodotto ha ingrossato le sua fila e ora comincia a imporsi all'attenzione di un pubblico che va ben oltre gli addetti ai lavori e gli appassionati del settore.

A favorirne la crescita è certamente la crisi economica, che da un lato spinge molti giovani designer a produrre da sé, in mancanza di committenti, le proprie collezioni, e dall'altro stimola gli amanti del design di qualità a cercare alternative economicamente più accessibili agli arredi e accessori «griffati». Ma la chiave di volta sono stati lo sviluppo e la diffusione di tecnologie in grado di consentire la produzione in proprio di piccole collezioni, la loro distribuzione a costi di mercato, e persino il reperimento delle risorse finanziarie.

Una dimostrazione della vitalità e del fermento dell'autoproduzione è stato il successo della prima manifestazione della manifattura digitale, la Maker Faire tennutasi a Roma a inizio ottobre. E un'ulteriore conferma arriverà nei prossimi giorni da Torino, dove da venerdì a domenica si tiene la quarta edizione di Operae, il festival del design indipendente e autoprodotto ideato da Bold, una start up formata da quattro donne tra i 34 e i 42 anni: Sara Fortunati, Maurizia Rebola, Pamena Tarantino e Paola Zini.
La fiera, sostenuta da Camera di Commercio Torino e Compagnia di san Paolo, si tiene negli spazi delle Officine Grandi Riparazioni (Ogr), oltre 7mila mq riservati a oltre cento espositori, il 20% dei quali proviene dall'estero (Portogallo, Germania, Svizzera, Olanda e Svezia). Accanto al momento espositivo (con centinaia di prodotti acquistabili) Operae propone numerosi convegni, dibattiti e workshop, per confrontarsi sui nuovi modelli produttvi e distributivi e su temi cruciali come la sostenibilità ambientale ed economica del design.

«In questi quattro anni abbiamo visto letteralmente esplodere il fenomeno dell'autoproduzione – conferma Sara Fortunati – e lo dimostra l'aumento di espositori, che erano 57 lo scorso anno. Ma anche il fatto che quest'anno, a differenza delle scorse edizioni, i designer arrivano da tutte le regioni, da Nord a Sud, e non solo dalle città più grandi, ma anche dai centri di provincia. Il design autoprodotto si sta radicando e diffondendo su tutto il territorio italiano». E questo dà vita a un'interessante integrazione fra tecniche artigianali tradizionali e nuove tecnologie o soluzioni formali, come dimostrano molti dei prodotti che saranno esposti a Torino.

A corroborare la sensazione di questo fermento, Sara Fortunati porta anche qualche dato: «Come Bold, nel lavoro di scouting che facciamo ogni anno in tutta Italia, siamo arrivati a mappare circa 1.500 designer indipendenti, intesi come figure che si mettono a capo di una filiera corta che parte dal designer stesso e poi coinvolge FabLab, piccoli artigiani o piccoli produttori». Mentre la Camera di Commercio di Torino ha rilevato che sul territorio piemontese dal 2007 al 2012 (quindi in piena crisi economica) il settore design è cresciuto del 6% e lo scorso anno aveva un fatturato di 13 miliardi, pari al 10% circa del Pil regionale: «E posso assicurare che buona parte di questo 10% è frutto di designer indipendenti», chiosa Fortunati.

TAGS: Architettura | Camera dei deputati | Camera di Commercio | Italia | Maurizia Rebola | Pamena Tarantino | Paola Zini | San Paolo | Sara Fortunati

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