HomeLab presenta la casa del futuro: così dialogano tra loro frigorifero, forno, luci e mini-piscina

di Michela Finizio

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Questo articolo è stato pubblicato il 29 gennaio 2014 alle ore 16:25.

Non solo Google crede nella domotica, con l'acquisizione dei termostati intelligenti della Nest. Anche una ricca squadra di aziende italiane, fiori all'occhiello del design made in Italy, ha deciso di crederci: dopo due anni e mezzo di lavoro, il consorzio HomeLab ha presentato Open Web Net, il primo protocollo che consente ad oggetti ed elettrodomestici di dialogare tra loro.

Basterà decidere di tornare a casa e il gps sul telefonino, quando ci si avvicina all'abitazione, farà partire l'idromassaggio della vasca da bagno, così impostato per accogliere l'inquilino dopo una faticosa giornata di lavoro. Al frigorifero, come già annunciato in un'app sviluppata da Indesit, si potrà chiedere tramite tablet di controllare gli ingredienti disponibili e di pensare ad una ricetta per la cena. Alle tapparelle, così come alle luci, potranno corrispondere diversi scenari (relax, party, risveglio, ecc) che potranno essere attivati in base ad informazioni condivise. Infine la lavatrice, potrà spegnersi o attivarsi in base alle esigenze.

Open Web Net è il linguaggio scelto dalle imprese di HomeLab (Ariston Thermo, Btcino, Gruppo Elica, Indesit Company, Loccioni, MR&D Institute, Spes, Teuco Guzzini), in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche, grazie alla quale tutto questo oggi è possibile: il protocollo informatico consente ad un primo gruppo di prodotti di scambiare informazioni tra loro. Dal frigorifero al forno, dal piano cottura alla cappa, dalla lavabiancheria all'illuminazione, dal riscaldamento alla mini-piscina in casa, fino ai sistemi di videosorveglianza o la domotica di ultima generazione, capaci di migliorare la qualità della vita tra le mura domestiche.

La frontiera a cui guarda HomeLab è quella dell'internet of things, o "internet delle cose". Cioè quell'evoluzione che porterà, sempre più in futuro, gli oggetti fisici a scambarsi informazioni tra loro grazie al digitale. «Il digitale e il fisico si incontrano ormai ovunque - ha detto il ricercatore Carlo Ratti, direttore del Mit Senseable CityLab raccontando la sua esperienza in materia - anche nelle nostre case, così come nelle città. L'abitazione diventa così un laboratorio dove cercare di capire come questi processi possano migliorare il modo di vivere delle persone. E i nuovi linguaggi, come in questo caso, spesso nascono dal basso». Le imprese di HomeLab, infatti, hanno scelto proprio questa strada: nonostante da anni si parli di domotica, e quest'ultima ancora non riesca a decollare in termini di mercato, le aziende sono convinte che questo sia il momento giusto per proporre elettrodomestici e prodotti "intelligenti" nei negozi.

«Creare un linguaggio comune - afferma Andrea Merloni, presidente del consorzio HomeLab - può sembrare ambizioso, perché non siamo nè Google nè Microsoft. Ma in Italia abbiamo un ricco patrimonio di conoscenze sulla casa, siamo inclini per tradizione a pensare come risparmiare o tagliare i costi. Finora non esisteva un linguaggio comune, aperto a tutti, per condividere le informazioni attraverso gli oggetti domestici. Il nostro è stato pubblicato su internet, è implementabile da tutti». Open World può essere adottato da un numero infinito di produttori, non è un linguaggio proprietario e non ci sarà bisogno di certificazioni per chi sceglie di utilizzarlo.

In sostanza, i prodotti progettati secondo il protocollo Open Web Net (secondo dei codici che verranno scritti sul microprocessore), una volta acquistati dai consumatori saranno dotati di un'intelligenza: per sftuttarne le potenzialità, però, bisognerà sviluppare delle applicazioni che consentano agli oggetti di dialogare con i nostri smartphone o tablet (app verticali, sviluppate dagli stessi costruttori), oppure di dialogare con altri oggetti presenti tra le mura domestiche, se la casa è dotata di un aggregatore domotico capace di riconoscerli. «Dall'Italia - aggiunge Merloni - nasce qualcosa che può cambiare tutti i prodotti per la casa, senza che in ogni abitazione debba intervenire un ingegnere o un programmatore informatico per sviluppare un impianto domotico su misura».

Sul mercato, come dimostrano gli ultimi prototipi presentati al Ces di Las Vegas, esistono già prodotti ed elettrodomestici intelligenti, ma «la novità è che d'ora in poi tutti potranno farli utilizzando il nostro linguaggio, sviluppando applicazioni costruite sulla stessa grammatica», aggiuge Merloni. Entro metà 2014 Indesit Company presenterà la prima linea di prodotti sviluppati ad hoc, secondo lo standard OpenWorld. E a seguire anche gli altri arriveranno sul mercato.

Oggi Open World è un linguaggio aperto a tutto, in gergo si direbbe "open source". Vuol dire che qualunque impresa italiana, produttrice di beni o servizi per la casa, può scaricarlo, implementarlo e adattarlo ai suoi prodotti. «Ci piacerebbe che questo linguaggio potesse avere un futuro - conclude Andrea Merloni, presidente di HomeLab - e che venga adottato anche da altri produttori del settore, anche nostri competitor. Altrimenti rischiamo che un domani giganti come Google sviluppino un protocollo simile, sicuramente più avanzato, e come è già successo per Android poi se lo facciano pagare, senza tenere conto delle nostre esigenze specifiche».

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