Installazioni "firmate" e natura celebrano il Fuorisalone di Interni - Foto

di Chiara Panzeri

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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2014 alle ore 17:57.

The Vertical Village di MVRDV, un villaggio urbano in verticale composto da settanta sagome imbottite

The Vertical Village di MVRDV, un villaggio urbano in verticale composto da settanta sagome imbottite

Nel cortile d'onore dell'Università Statale di Milano, per la settima edizione del Fuorisalone targato Interni c'è aria di festeggiamenti. Sessant'anni della rivista che tradizionalmente organizza la propria kermesse nel polo universitario, novant'anni dalla nascita della Statale stessa, venticinque anni di Fuorisalone e della guida realizzata da Mondadori. A fare il punto su una manifestazione che attira 300mila visitatori in una settimana è la direttrice storica di Interni, Gilda Bojardi: «Il Fuorisalone ha trasformato la morfologia della città. Gli eventi diffusi sul territorio la rigenerano e ne allargano i confini: Milano non è più monocentrica, ma policentrica». Uno di questi poli è proprio Interni, che ha scelto per il 2014 il tema Feeding new ideas for the city: l'ispirazione arriva chiaramente da Expo 2015, presente a sua volta tra le installazioni di via del Perdono. «Non potevamo non esserci – commenta Diana Bracco, presidente di Expo 2015 –: per l'occasione presentiamo i modelli di nove padiglioni, che in fiera riuniranno diversi Paesi intorno a tematiche come l'ambiente e il cibo. Ma in Statale abbiamo portato anche il plastico del Padiglione Italia, che si basa sul concetto di foresta urbana: la parte esterna dell'edificio rimanda a un intreccio di rami».

Sono circa una ventina le installazioni che popolano il complesso dell'ex Ospedale Maggiore, e tra le tante spicca la firma di Daniel Libeskind, architetto e designer di fama internazionale. Il prototipo è perfettamente in linea con l'ambiente accademico: un banco e una sedia. Il punto è che a volerli è stata Marina Abramovic, l'artista nota per l'uso (talvolta estremo) del proprio corpo come forma d'arte. La postazione Rise counting exercise sarà al centro di una performance che si terrà in maggio a Ginevra: le persone coinvolte saranno chiamate a sedersi e a contare due tipi diversi di chicchi e di semi (riso e lenticchie). Per la Abramovic si tratta di «un esercizio di concentrazione. Per una civiltà abituata a consumare in grandi quantità, è un'occasione per riflettere sulle proprie vite, e sulla necessità di eliminarne gli scarti in eccesso».
È labile il confine fra architettura, design e arte pura nelle sale e nei cortili dell'Università, dove il concetto di "nutrire" si dirama in numerosissime varianti. Per alcuni diventa un modo di relazionarsi verso l'esterno, di costruire un rapporto fecondo con l'ambiente o con la città. L'opera di Archea, per esempio, si chiama Nutrire la terra: dieci alberi stilizzati, simili a coni rovesciati, si avvicinano fra loro creando uno spazio che sta a metà strada fra la natura e l'artificio. Sono realizzati in bambù e legno, materiali che vengono dalla Terra e, nell'ottica del progetto, ad essa devono tornare. Sliding Nature invece è la casa pensata da Torafu Architects: l'installazione propone una struttura che richiama la forma di un'abitazione tradizionale giapponese, a cui sono state applicate una serie di porte scorrevoli. Quando queste si aprono, lo spazio interno si libera delle pareti integrandosi con l'ambiente. La città è protagonista di U-cloud, ideato da Speech Tchoban/Kuznetsov. L'effetto è notevole: una gigantesca nuvola aleggia in mezzo al Cortile d'Onore, un agglomerato di schermi che riproducono video e immagini, a simboleggiare le interconnessioni della metropoli odierna. L'impressione che leviti è data da una base rivestita di specchi. Stesso tema per Windowscape di Atelier Bow-Wow: un tunnel di finestre dove il paesaggio esterno appare scomposto e frammentato.
Ma c'è anche chi, per recuperare un rapporto con la Terra, deve risalire alle origini, ai quattro elementi fondamentali. È il caso di Carlo Dal Bianco, che al Fuorisalone presenta Acheloo, una rivisitazione in chiave moderna del mosaico. «Spesso nel mio lavoro trovo le risposte nell'antichità – spiega –, e nel linguaggio classico. In questo caso mi sono rifatto al mito di Acheloo, il dio fiume. Il mio messaggio è di buon auspicio: che l'acqua torni a essere un elemento sacro come lo era per i Greci. Nel mito Eracle e Acheloo lottano per una donna, Deianira: Eracle riesce a spezzare un corno del dio, che per opera delle Naiadi si trasforma in cornucopia, simbolo di ricchezza. La speranza è che l'acqua torni a essere una fonte di abbondanza anche per noi».

TAGS: Architettura | Carlo Dal Bianco | Daniel Libeskind | Diana Bracco | Gilda Bojardi | Italia | Marina Abramovic | Ministero dell'Interno | Mondadori | Torafu Architects | U-cloud | Università Statale

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