Giorgetti: «Da noi si impara ancora a bottega»

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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2014 alle ore 19:59.

«Una volta la Brianza era una fucina di mestieri: un imprenditore era sicuro di trovare maestranze di qualunque genere, dalla lavorazione del legno a quella dei tessuti, dai metalli alle pietre. Oggi se cerco un artigiano non lo trovo, in compenso è pieno di ingegneri». Carlo Giorgetti, presidente dell'omonima azienda, è convinto che sia stato un errore impoverire le scuole professionali. «Abbiamo perso dei valori che l'Italia aveva. Ma sono ottimista – aggiunge –. Credo nei giovani e lo dimostra il fatto che nella mia azienda (150 dipendenti di cui la metà circa artigiani, ndr) l'età media è molto bassa». I ragazzi che cominciano a lavorare per lui imparano tutto "a bottega". Come una volta, anche se oggi, alle competenze manuali, occorre aggiungere quelle tecniche per utilizzare macchinari sempre più complessi. «Ma la differenza è data dalla componente artigianale: le macchine possono fare al massimo il 60 o 70% di un prodotto. Poi subentra la parte a mano». Quella che sostiene sui mercati esteri le vendite dell'azienda, che esporta l'80% del suo fatturato (36 milioni).

TAGS: Carlo Giorgetti | Imprese | Italia

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