Il Salone di Milano chiude con numeri record: visitatori in aumento del 13%

di Laura Cavestri

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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2014 alle ore 11:31.

MILANO - Il salone della ripresa. Se questa 53° edizione del Salone del Mobile (che oggi chiude definitamente i battenti aperti martedì scorso al polo fieristico milanese di Rho) doveva servire, da un lato, a consolidare le relazioni internazionali della filiera del "made in Italy" e, dall'altro, a rilanciare la necessità di investire sul mercato interno, gli obiettivi sono stati parzialmente centrati. E i numeri sembrano confermarlo: i visitatori sono stati 357.212, di cui 311.781 operatori del settore, con un incremento del 13% rispetto al 2013.

«È stato un salone eccezionale – ha sottolineato il presidente di Cosmit (l'ente organizzatore della kermesse) – sia perché le imprese, tutte, anche quelle in difficoltà, hanno voluto essere presenti e hanno innovato, sia perché è aumentata non solo la presenza di buyers (da 160 Paesi) ma anche la loro qualità. Da parte loro c'era voglia di acquistare. E, da un primo sondaggio tra i colleghi, mi hanno confermato la richiesta di molte più campionature rispetto all'anno scorso». Quest'anno, per la prima volta, è giunta un'organica delegazione africana, si sono confermate le delegazioni cinese, russa e statunitense, hanno esordito i canadesi. Per questo, un test intermedio saranno anche i Saloni worldwide di Mosca (una selezione delle aziende che partecipano all'edizione milanese) assieme, per la prima volta, a Made Expo e Homi (l'ex Macef) per "esportare" la fiera della filiera edilizia, dalla costruzione all'arredamento.

Ma l'obiettivo di quest'anno era anche recuperare un po' di fiducia sul mercato interno e l'Italia. Un mercato che, ancora nel 2013, perdeva il 7,5%, mentre a sostegno del comparto (17,6 miliardi di fatturato, il 2,5% in meno del 2012) resta soltanto la voce export.
«Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto Luti – che molte aziende hanno ancora un forte riferimento nel mercato interno. Qui però ci vuole di più il sostegno delle istituzioni, perchè all'estero la crisi è finita da tempo, mentre è la domanda interna italiana che non riesce a uscire dalle "secche". Bisogna recuperare il discorso del bonus, correggere la formulazione esistente e cercare di potenziarlo. Aggiungere altre misure di defiscalizzazione». Sebbene il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non sia entrato, venerdì, durante la sua visita, nel merito delle questioni, i vertici del Legno-arredo contano sull'incontro dopo Pasqua, promesso dal premier per conoscere meglio la filiera.

In ogni caso, riconosce Luti, «Il Salone è uno strumento – non l'unico – per rappresentare non solo l'eccellenza del prodotto italiano, che tutti gli stranieri ci riconoscono, ma anche per superare quei limiti di marketing e distribuzione che spesso non ci consentono di tradurre appieno la nostra capacità di fare in business». La domanda di prodotti italiani è in crescita, ma i buyers ci chiedono di strutturare meglio l'offerta, rafforzare i canali di vendita, superare gli egoismi tipici delle piccole e medie imprese e presentarsi in rete o facendo sistema. Solo così, ad esempio, si raggiunge il mercato del contract e delle grandi forniture (dove l'Italia è seconda solo alla Germania) che, come dimostrato dai dati elaborati da Csil (Centro studi industria leggera), in Europa è aumentato del +4% in tre anni, grazie soprattutto al traino (+2%) dei mercati extra-Ue.

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