Ikea è a Milano da 25 anni: ecco come è riuscita «a vendere il ghiaccio agli eschimesi»

di Chiara Panzeri

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 21 maggio 2014 alle ore 18:04.

Vendere mobili a Milano sarebbe stato come vendere il ghiaccio agli eschimesi. Era questa la conclusione di una ricerca di marketing interna a Ikea, quando nel 1989 l'azienda svedese aprì il suo primo punto vendita a Cinisello Balsamo. Parola di Lars Petersson, amministratore delegato di Ikea Italia, che quegli anni li descrive così: «Avevamo il negozio in via Fulvio Testi, con la pretesa di convincere i milanesi a comprare mobili con dei nomi strani, che somigliavano più a dei farmaci da banco, cuscini con le misure sbagliate e servizi per la tavola che non avevano il piatto fondo. Insomma un mezzo suicidio».

Venticinque anni dopo, Billy suona familiare, i negozi sono diventati ventuno, il numero di visitatori annui è salito a 44,8 milioni, e il fatturato per il 2013 ammonta a 1.526 milioni di euro. Ikea festeggia il suo quarto di secolo in Italia: accolta alla fine degli anni Ottanta con un certo snobismo, è riuscita a diffondere un'idea di casa "democratica", e soprattutto flessibile. E l'ha fatto su una fascia di compratori trasversale. «Il cliente Ikea non appartiene a un solo tipo di target – commenta Valerio Di Bussolo, Corporate PR manager dell'azienda –. Raggiungiamo il picco nel segmento intorno ai trentacinque anni, nelle aree urbane, fra i laureati e chi ha compiuto studi superiori. Ma abbiamo come pubblico l'Italia intera».

Nel nome Ikea gli italiani vedono mobili che non sempre sono in grado di montare, furti piuttosto ingenti di matitine per segnarsi le misure, e le polpettine di carne. La presenza della multinazionale svedese sul nostro territorio, tuttavia, ha un'incidenza che parte prima di tutto dai numeri. Secondo un'analisi condotta da E&Y, nell'anno fiscale 2013 (settembre 2012 – agosto 2013) Ikea ha generato nel nostro Paese 21mila posti di lavoro, e un valore aggiunto pari a circa un miliardo di euro. La ricerca di E&Y mira a fotografare il contributo del gruppo nel quadro economico italiano, sia direttamente che indirettamente (in questo caso, lo studio include anche la catena dei fornitori).

Per quanto riguarda Ikea Italia (comprensiva di quattro società, ossia Ikea Italia Retail, Ikea Italia Property, Ikea Italia Trading e Ikea Italia Distribution), l'impatto diretto sul territorio è stato di 6.431 posti di lavoro, 424 milioni di euro di valore aggiunto e 119 milioni di euro di contribuzione fiscale. Se invece si considera l'intera filiera, l'impatto indiretto conta 14.575 posti di lavoro (il 69 per cento della cifra totale), 580 milioni di euro di valore aggiunto e 167 milioni di euro di contributi fiscali. Questi ultimi, aggiunti ai 119 della sola Ikea Italia, portano il totale a 286 milioni di euro, di cui un 87 per cento è dato dalla ricaduta occupazionale diretta e indiretta del gruppo.

Secondo la stessa indagine, inoltre, l'8 per cento dei prodotti venduti da Ikea in tutto il mondo è opera di aziende italiane, il che fa dell'Italia il terzo fornitore del gruppo svedese, dopo Cina e Polonia. Una buona notizia per l'universo delle pmi, e forse un potenziale modello nelle relazioni fra queste e le multinazionali. Inaco Maccan, ad esempio, è presidente e fondatore di Friul Intagli, nata nel 1968 e specializzata in porte, componenti, finiture e mobilio. «Abbiamo iniziato a collaborare con Ikea nel 1997 – spiega Maccan –, per la produzione di un'antina. Ai tempi eravamo circa novanta dipendenti, con un fatturato annuo intorno ai sette miliardi di lire. All'inizio erano piccoli lotti, poi il rapporto si è consolidato: oggi abbiamo 1200 dipendenti, con un indotto di 350 persone che lavorano intono alle nostre strutture, facciamo 400 milioni di fatturato e le potenze del Sud Est asiatico non ci fanno paura».
Per la stessa Ikea, l'investimento sui fornitori locali è un fattore fondamentale: «Pensiamo sempre al lungo termine – commenta Lars Petersson –, non rifacciamo ogni volta una gara, e un anno vince uno un anno vince l'altro. Non abbiamo vantaggi dai contratti a breve termine, perché ci interessa tutelare il sistema nel suo complesso».

Di nuovo, a confermarlo sono le cifre. Nell'anno fiscale 2013, il Gruppo Ikea ha speso in Italia circa 1,3 miliardi di euro per l'acquisto di prodotti che sono poi entrati nell'assortimento dell'azienda. Tra i fornitori, in testa c'è il Veneto con 486 milioni (38 per cento del totale), poi il Friuli (379 milioni) e al terzo posto la Lombardia con 264 milioni di euro.

TAGS: Corporate PR | Friul Intagli | Ikea | Imprese | Inaco Maccan | Italia Property | Italia Retail | Lars Petersson | Lombardia | Valerio Di Bussolo

Trova Casa
annunci immobiliari
powered by