Le icone di Flos illuminano il Milano design film festival

di Chiara Panzeri

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2014 alle ore 20:35.

«Il nostro mestiere non è cercare l'atto innovativo così, a tutti i costi, ma trovare una ragione per poterlo fare». È questo il design secondo Achille Castiglioni, che di ragioni ne ha trovate molte, al punto da essere riconosciuto come un padre fondatore del design industriale, e non solo di quello italiano.
Milano gli dedica un appuntamento speciale in occasione del Milano Design Film Festival, con la proiezione di un filmato d'archivio all'Anteo spazioCinema durante la serata di sabato. Di proprietà della Fondazione Achille Castiglioni, il video è stato restaurato grazie a Flos, lo storico marchio dell'illuminazione per cui Castiglioni disegnò lampade che sono diventate icone. Tra gli sponsor della kermesse milanese, Flos presenta il filmato per la prima volta in versione integrale. «È un documento di grande interesse – commenta il presidente dell'azienda, Piero Gandini –, ma è soprattutto un ritratto divertente, vibrante».

Si tratta di una lezione tenuta da Achille Castiglioni durante l'International Design Conference in Aspen del 1989, una manifestazione che riuniva nella cittadina del Colorado gli imprenditori e le maggiori personalità nel campo delle arti grafiche, del design industriale e dell'architettura. Quel che si vede nei ventotto minuti del video, tuttavia, a tutto assomiglia meno che a una lezione nel senso tradizionale del termine. Eccentrico, a tratti persino istrionico, Achille Castiglioni trasforma il suo palco in una sorta di laboratorio, sotto gli occhi divertiti di Paola Antonelli, oggi Senior Curator del Dipartimento di design e architettura al Moma di New York. È lei che cerca di tenere le fila della conferenza, mentre Castiglioni descrive i modelli Flos ed estrae da una valigia gli oggetti più disparati, compresa una lanterna a petrolio di quelle usate negli anni Cinquanta per i lavori autostradali.

Del resto la passione per gli oggetti, di qualunque natura fossero, è sempre stato uno dei suoi tratti distintivi. «La cosa che di lui ho sempre ammirato, e anzi gli invidiavo – racconta Piero Gandini –, era questa sua incredibile curiosità: una sorta di energia extra che aveva, una corrente elettrica. Per strada vedeva una vetrina dove era esposto, non so, un pezzo di legno e si avvicinava per capire cos'era, saliva in macchina e ti toccava il cruscotto per studiare come era fatto. Mi ricordo che una volta eravamo a Göteborg (in Svezia) in occasione di una lezione che aveva tenuto. Nel tragitto dall'aeroporto si vedevano boschi stupendi e io ne ero molto colpito, ma Achille mi diceva: “Certo sono bellissimi, ma sai la natura non mi preoccupa perché è bella di suo, e sta lì e va bene così…” si capiva che la sua passione profonda era per l'attività umana e tutto ciò che sa creare».

La stessa passione si ritrova nel Castiglioni di Aspen del 1989, mentre monta e smonta le sue lampade, le accende le spegne e nei casi più estremi le prende a calci (ma per uno scopo assolutamente didattico). I modelli sono quelli che hanno fatto la storia di Flos, perché come dice Gandini «quando uno nasce la prima cosa che vede è la mamma, per noi sono stati i fratelli Castiglioni». Il primo modello a comparire sullo schermo è Arco, la lampada da terra del 1962 con il celebre stelo arcuato: Achille e Pier Giacomo Castiglioni si ispirarono all'illuminazione stradale di allora, scegliendo la base in marmo semplicemente perché era la meno costosa. Poi è la volta di Ipotenusa, una lampada da tavolo pensata per essere facilmente smontabile, così da ridurre le dimensioni dell'imballaggio. Seguono Gibigiana, per le coppie in cui «uno guarda la televisione, e l'altro fa i conti o fa la calzetta», Noce e infine Taraxacum 88 S, disegnata nel 1988 in occasione di Euroluce. Per Castiglioni è un lampadario che ricorda «quelli di Murano o di Boemia», ma che trova il suo elemento essenziale nella lampadina.

Alla proiezione del filmato farà seguito una conversazione fra Piero Gandini e Paola Antonelli, che oltre ad aver affiancato Castiglioni della lectio del 1989 ne è stata studentessa al Politecnico di Milano, nonché curatrice di una retrospettiva a lui dedicata presso il Moma di New York (“Achille Castiglioni: Design!”, 1997).

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