Il Glass Cube di Ron Gilad celebra gli 80 anni di Molteni&C

di Chiara Panzeri

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 novembre 2014 alle ore 17:53.

Nel 1934 era un laboratorio artigiano nel cuore della Brianza. Oggi è un gruppo internazionale con oltre 160mila metri quadrati di superficie produttiva coperta, quattro centri di R&S e un cinque per cento del fatturato investito ogni anno in ricerca. Giunta al suo ottantesimo compleanno, Molteni&C guarda indietro al proprio passato e lo reinventa attraverso lo sguardo di Ron Gilad, uno dei suoi designer di punta.

Il progetto si chiama Glass Cube: quattrocento metri quadrati di spazio espositivo racchiusi in una gigantesca “scatola” di vetro, immersa nel parco che circonda il sito produttivo di Giussano. Gli ottant'anni dell'azienda prendono forma nei pezzi storici e contemporanei esposti all'interno, completamente stravolti dall'estro del designer israeliano. «Si tratta di una struttura preesistente – spiega Ron Gilad –, era stata concepita come set per servizi fotografici. Molteni&C mi ha chiesto di farne un luogo che mostrasse l'identità del marchio, ma a una condizione: non doveva diventare un altro showroom». In sei mesi di lavoro, il set si è trasformato in uno spazio a metà strada fra la galleria e l'installazione. «Questi elementi di arredo sono stati progettati per Molteni&C da personalità diverse, con punti di vista del tutto differenti fra loro. L'azienda cercava un modo di armonizzarli e inserirli in un unico contesto, ma io ho voluto fare l'opposto. Li ho concepiti come entità a sé, come tanti frammenti». L'attenzione insomma deve andare al singolo oggetto, esaltato di volta in volta dagli “stratagemmi” di Ron Gilad.

Molti esemplari di sedie e tavoli sono riprodotti soltanto in nero: l'uniformità del colore mette in risalto la varietà di forme e finiture. Uno dei modelli firmati da Gilad – la consolle 60° – sembra emergere progressivamente da uno specchio d'acqua, mimando il processo di lavorazione; le mensole Grado° invece richiamano le geometrie colorate di Donald Judd. «In certi casi mi sono ispirato al mondo dell'arte – continua il designer di Tel Aviv –, ad esempio alla mucca sezionata di Damien Hirst. Il suo era un intento provocatorio, io invece voglio davvero mostrare l'anatomia di questi oggetti, ciò che solitamente non si vede». Conviene prenderlo in parola: alcuni modelli sono letteralmente tagliati a metà, dal cassettone D.655.1 di Gio Ponti alla sedia Alfa di Hannes Wettstein.

Il percorso espositivo culmina con un'installazione multimediale curata da Francesca Molteni, regista con una propria casa di produzione. Quella che appare una stanza arredata in bianco si trasforma in un piccolo palcoscenico, su cui si alternano mobili in movimento, tappezzerie mutevoli e colori che vestono gli arredi in mille varianti. Se Glass Cube esplora la tradizione Molteni&C attraverso i pezzi storici e le loro componenti, il suo dirimpettaio si sofferma su come sono realizzati. Si chiama Spazio QallaM ed è una riproduzione di una gamba del tavolo Diamond, entrambi firmati Patricia Urquiola. All'interno è proiettato il video “How you make it”, in cui Francesca Molteni svela la creazione industriale di alcune icone del marchio.

Infine, l'azienda sta lavorando a un'opera di catalogazione che ripercorre la storia di Molteni&C in tutti i suoi aspetti: non solo i prodotti, ma anche prototipi, cataloghi, iniziative culturali. Un vero e proprio museo d'impresa che racconti cos'è il design in Italia e in Brianza, distretto dell'arredo per eccellenza. Mentre si aggira tra i modelli ormai fuori produzione, Giulia Molteni – responsabile marketing e comunicazione dell'azienda – indica un mobile degli anni Cinquanta. «Per noi segna un passaggio importante – spiega – quello in cui Molteni&C decise di abbandonare il classico per il moderno, ispirandosi al design nordico». Non lontano s'intravedono una libreria ancora attualissima, e uno scrittoio di Aldo Rossi in una tonalità di verde (quella dei vagoni ferroviari svizzeri) che ai tempi fece scuola. «Per il momento questo è ancora un laboratorio – commenta Giulia Molteni –, la sfida adesso è integrare il tutto con altri contributi, soprattutto di natura multimediale».

TAGS: Aldo Rossi | Diamond Mako | Donald Judd | Francesca Molteni | Giulia Molteni | Glass Cube | Imprese | Italia | Molteni&C | Ron Gilad

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