Le intestazioni di comodo aggirano il peso fiscale

di Maricla Pennesi e Carlotta Benigni

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2012 alle ore 12:55.

Con la recente manovra Monti abbiamo iniziato a familiarizzare anche in Italia con il concetto di patrimoniale, già esistente in diversi Paesi dell'Unione europea, che colpisce non solo le attività finanziarie e gli immobili sul territorio dello Stato ma anche quelli detenuti all'estero.

APPROFONDIMENTI

Le persone fisiche, fiscalmente residenti in Italia dovranno infatti pagare, a partire dal 2012, un'imposta pari allo 0,76% del «costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile» cosiddetta Ivie (o Imu) sugli immobili esteri.
Il presupposto impositivo per chi ha sempre dichiarato, nel quadro RW, la disponibilità d'immobili all'estero è chiaro, forse un po' meno lo sono i criteri di determinazione della base imponibile sulla quale calcolare il prelievo, tuttavia al riguardo si attendono chiarimenti ufficiali che,si spera, possano dare risposta ai molti dubbi emersi in proposito da parte dei contribuenti.
Fra le questioni che non sembrano essere state prese in debita considerazione c'è invece la possibilità di aggirare l'obbligo o meglio di ridurlo sostanzialmente anche grazie all'intestazione (non fiduciaria ma effettiva) a società di comodo estere della titolarità degli immobili.
Anche se la detenzione di attività all'estero e in particolare di titoli azionari siano in via autonoma soggetti all'0,1-0,15% (articolo 19, commi 18-22) sul valore di mercato e, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso, è piuttosto evidente che intestando gli immobili a società estere è possibile: beneficiare di un'aliquota ridotta (0,1-0,15% contro lo 0,76%), non pagando l'Ivie sugli immobili detenuti direttamente; pagare lo 0,1% sul valore di mercato delle azioni di società immobiliari potenzialmente più basso rispetto al valore intrinseco degli immobili detenuti, per il tramite del veicolo, per effetto di eventuali indebitamenti usufruiti per l'acquisto degli immobili stessi. Mutui o altre forme
di debito non sono invece ammessi in deduzione dalla base imponibile, che resta quindi lorda, dello 0,76%; sfuggire totalmente a tassazione grazie all'intestazione a società offshore con azioni l portatore.
L'intestazione a veicoli societari di immobili a uso personale è stato uno dei presupposti dell'introduzione della disciplina delle cosiddette società di comodo che impone il pagamento di una sorta di minimum tax qualora non risultino rispettati predeterminati indici di operatività effettiva come società immobiliare. Anche in ambito internazionale, la materia è stata affrontata e risolta al punto che in diversi trattati internazionali contro la doppia imposizione sui redditi è presente una sostanziale equiparazione ai fini della tassazione del reddito ricavabile dalla vendita d'immobili detenuti direttamente ovvero dalla vendita delle azioni delle società che li possiedono.
Il sistema della detenzione indiretta di immobili per effettuare ottimizzazioni fiscali è quindi noto ed è stato più volte affrontato nell'ambito dell'imposizione sui redditi. Sulla base dell'esperienza maturata, per dare valenza al variegato e multiforme panorama esistente
nella prassi operativa del nostro Paese, con riferimento alla tassazione patrimoniale degli immobili all'estero occorrerebbe quindi creare una perequazione tra immobili detenuti direttamente o indirettamente per il tramite di veicoli societari definibili scatole vuote affiancato da un sistema sanzionatorio volto a punire in modo più rigoroso chi utilizza sistemi di schermi societari al fine di evadere. In questo modo si potrebbe scoraggiare in radice il fenomeno, nella consapevolezza che proprio tramite queste tecniche si riesce a rende invisibili al Fisco italiano anche gli immobili all'estero.

TAGS: Italia | Ivie

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