A Londra la proprietà è del re

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2012 alle ore 13:02.

Quando la nuova legge che introduce l'Ivie parla di «proprietà» o di «diritti reali» su beni immobili all'estero, evidentemente usa concetti del diritto italiano per situazioni giuridiche da individuare al di fuori del nostro Paese. Ora, se il bene immobile è da considerare come un concetto abbastanza universale, questo non accade certamente per i concetti di proprietà e di diritto reale.

APPROFONDIMENTI

In particolare, è assai netto il divario che su questa materia esiste tra gli ordinamenti di derivazione romanistica, come quello italiano (i cosiddetti sistemi di civil law), e quelli di common law, e cioè quelli di matrice anglosassone che derivano dalla impostazione tradizionale (oggi priva di concreta applicazione) per la quale il suolo è di proprietà della Corona (oggi, dello Stato), che ne detiene la cosiddetta ultimate ownership. Quindi la property è lungi dall'idea di «dominio assoluto» che caratterizza la nostra proprietà, ma sconta l'idea che il proprietario di un immobile sia il titolare di una specie di concessione.
Durante il feudalesimo, il Lord, e cioè il proprietario terriero assegnava i feudi ai suoi vassalli in cambio dei loro servigi: questi avevano il diritto di godere e sfruttare la terra assegnata, non la proprietà. In seguito i vassalli vennero affrancati dal loro rapporto personale con il Lord e assunsero uno status individuale (di qui il termine estate e poi di real estate) consistente nel poter considerare i benefici derivanti dal fondo come propri.

La "proprietà" di massimo grado oggi esistente è in fee simple absolute e ha carattere pressoché perpetuo. Se la proprietà non è assoluta significa che è destinata ad estinguersi: ad esempio, per effetto di un termine finale o di una specie di condizione risolutiva. C'è poi l'estate for life, che ha durata vitalizia: al suo venir meno, si riespande il diritto assoluto.
Occorre poi considerare il lease e cioè il diritto di godere di un immobile per un certo tempo verso il pagamento di un canone: in origine il Lord si finanziava o pagava i propri debiti concedendo al finanziatore (o al creditore) lo sfruttamento della propria terra. La durata del lease può variare, in Inghilterra, da pochi giorni ad oltre mille anni. Se il lease di lunga durata certamente assomiglia di fatto a un fee simple absolute (proprietà assoluta), essi comunque non coincidono: se un immobile "in proprietà assoluta" è trasferito si dice che si ha un freehold, mentre se è costituito un termine si ha un leasehold.
Questo renderà molto complesso individuare quali siano in effetti gli immobili detenuti da italiani in Gran Bretagna (negli Usa e negli altri Paesi di common law) da poter sottopporre alla nuova Ivie.
A.Bu.

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