Il rebus del costo d'acquisto

di A.Bu.

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2012 alle ore 12:59.

Le maggiori incertezze sollevate dalla nuova normativa in tema di Ivie riguardano senz'altro la determinazione della base imponibile, cui applicare l'aliquota d'imposta, e il credito d'imposta che il contribuente matura per effetto dell'applicazione all'estero di una patrimoniale sullo stesso immobile. Come detto, infatti, l'Ivie è dovuta nella misura dello 0,76 per cento sul «valore degli immobili», ovvero, «il costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti», senza poi che si capisca bene cosa significhi questa espressione

APPROFONDIMENTI

La normativa in esame inoltre dispone che, in mancanza di questo «costo», e cioè se non se ne dispone, la base imponibile è data dal «valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile».
Non si capisce anzitutto se l'atto di acquisto sia quello dell'attuale proprietario oppure, ad esempio, l'atto di acquisto del precedente proprietario, di cui l'attuale proprietario sia erede; né si capisce se, dovendosi derivare il costo dall'atto di acquisto, si debba trattare necessariamente di un acquisto a titolo oneroso (e quindi non si possa trattare, ad esempio, di una donazione).
Non è chiaro se si debba trattare di un atto d'acquisto il cui "costo" sia rappresentato da un corrispettivo monetario oppure si possa anche trattare di un atto d'acquisto, seppur a titolo oneroso, con corrispettivo non monetario (ad esempio: una permuta, una transazione, una dazione in pagamento, un recesso o un assegnazione da società, eccetera).

Ma il dato senz'altro più impressionante, per la sua incongruenza, è quello che il legislatore non distingue tra il costo d'acquisto di un immobile comprato di recente e il costo d'acquisto di un immobile acquistato magari decine d'anni fa. Come può essere possibile che due appartamenti contigui e di pari metratura possano avere una base imponibile differente (e pure notevolmente differente) per il solo fatto di essere stati acquistati a numerosi anni di distanza l'uno dall'altro ?
Come detto, inoltre, la nuova legge consente al contribuente italiano di dedurre, «fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d'imposta pari all'ammontare dell'eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l'immobile». Anche in questo caso la necessità di istruzioni del fisco italiano è imprescindibile poiché potrebbe essere oltremodo difficile per il contribuente italiano decidere da solo se l'eventuale tassazione patita all'estero con riferimento alla proprietà di un dato bene immobile sia da classificare propriamente come «imposta patrimoniale» applicata dal Paese in cui l'immobile si trova e quindi abbia natura tale da rappresentare il presupposto di maturazione del credito di imposta che la legge concede.

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