Le spese straordinarie in condominio si continuano a fare ma predominano gli investimenti di fascia media, in prevalenza su tetti e balconi, e soprattutto per ragioni di messa a norma, sicurezza e risparmio. È il quadro tracciato dall'indagine di Harley & Dikkinson su un campione di 500 amministratori condominiali rappresentativo a livello nazionale (e suddiviso per area geografica in base alla proporzione degli edifici condominiali: 50% del Nord, 30% del Centro e 20% del Sud). Ed è un quadro in linea con la prudenza che sembra essere il sentiment del mondo immobiliare: spese sì, ma solo se proprio non si possono evitare.
L'indagine, svoltasi a fine 2011, riguarda gli interventi effettuati o programmati. La prima domanda fatta agli intervistati riguarda le tipologie dei lavori: prevalgono quelli strettamente indispensabili a tetti, balconi e facciate, con l'80% dei condominii che li ha scelti come spesa da fare (era l'83% nel 2010). Seguono gli impianti termici e idraulici con il 52% (contro 50%), i lavori agli ascensori con il 41% (rispetto al 45%), agli impianti elettrici (compresi videosorveglianza e sistema antifurto) con il 44% (40%), alle canne fumarie con il 38% (39%) e infine le tipologie residuali con il 21% (20% l'anno precedente).
Sono pochi gli spostamenti significativi in termini percentuali da un anno all'altro, ma è indicativo l'abbassamento della quota dei lavori notoriamente più impegnativi, quelli a tetti e facciate, le "bestie nere" della manutenzione, foriere di variazioni ai preventivi per gli inevitabili imprevisti che si verificano quando si avviano interventi dopo decenni. Di interesse il capitolo sulle motivazioni che sono state addotte dai condomini per il sì agli interventi: prevale largamente la «messa a norma», seguono la «sicurezza» e il «risparmio futuro» (vedi scheda e grafici). Il risparmio energetico è trasversale alle aree d'intervento: può infatti riguardare il ricorso a un termotecnico con l'installazione di una nuova caldaia a condensazione o il lavoro edile con l'implementazione del cappotto isolante o, ancora, l'opera elettrica con l'installazione di un impianto a led. «In merito al comfort – si legge nell'indagine – se preso fine a se stesso non viene considerato, mentre se associato al tema del risparmio energetico assume la massima valenza».
La spesa media per intervento è comunque sostenuta: tra i 50mila e i 100mila euro nel 63% dei casi (era il 61% nel 2010); nel 2011 calano all'8% dal precedente 10% gli importi tra 100mila e 150mila euro e al 7% dal precedente 8% quelli sopra i 150mila euro. La battaglia in assemblea per l'approvazione dei lavori si presenta piuttosto dura: gli amministratori hanno risposto che ottenere il consenso è stato «abbastanza difficile» nel 62% dei casi e «molto difficile» nel 20. Percentuali quasi invariate, ma litigiosità accertata.
Alla fine, comunque, gli interventi che sono stati bocciati hanno trovato un'assemblea contraria, quasi sempre per «crisi economica» (causa principale per il 92% degli intervistati), spesso per «costi eccessivi» (61%) e quasi mai perché «non necessari». Forte di questo dato Harley&Dikkinson ha creato per gli amministratori che si associano al suo market place il Credito Condominio, in partnership con le banche popolari di Milano e Bergamo, per interventi di manutenzione straordinaria: con finanziamenti fino a 5 anni (10 in caso di risparmio energetico) a tassi da zero a 2,5 più euribor per il condominio e le famiglie, e nessuna garanzia fidejussoria.
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