Debutta la «carta d’identità» degli impianti di riscaldamento e condizionamento: obbligo dalla prima verifica

di Maria Chiara Voci

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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2014 alle ore 19:40.

Dal 15 ottobre diventa obbligatoria la “carta d'identità” per gli impianti presenti nelle abitazioni degli italiani. Non solo caldaie e sistemi di riscaldamento, ma anche sistemi di climatizzazione, impianti solari, pompe di calore o di teleriscaldamento. Le novità arrivano insieme all'entrata in vigore del Dm 10 febbraio 2014 (già previsto per giugno, ma la cui operatività è stata prorogata all'autunno, per consentire a tutti di aggiornarsi sulla norma), che attua il Dpr 74/2013.

I dati di identità dell'impianto saranno contenuti nel cosiddetto “libretto”, che fino a ieri era in uso per le caldaie, ma che da oggi cambia pelle e viene esteso a tutte le tipologie di sistemi. Sempre dal 15 ottobre, cambiano le modalità di controllo a carico dei manutentori sull'efficienza energetica dell'impianto: il sistema diventa più puntuale e stringente. Nell'auspicio che – insieme alle verifiche sul rendimento – aumenti anche l'attenzione degli installatori per i checkup sulla salubrità e sicurezza degli apparati, che sono diffusi nelle case e negli uffici del Paese.

Per le famiglie italiane, tuttavia, non parte la corsa per mettersi in regola. «Anche se il responsabile della compilazione del libretto è formalmente il cittadino – spiega infatti Lorenzo Epis, consulente di Domotecnica, rete nazionale indipendente in franchising per le aziende di installazione che operano nel campo dell'efficienza energetica e delle rinnovabili – ci si metterà in regola in occasione della prima verifica. La normativa prevede che, a partire da oggi, e secondo le scadenze di manutenzione degli impianti regolamentate dalle Regioni, via via vengano compilati i nuovi libretti. Che si affiancheranno, quando il documento è già presente, ai vecchi modelli, da conservare e da non buttare».

Il modello tipo di libretto può essere scaricato sul sito del Comitato Termotecnico Italiano (www.cti2000.it), anche nella versione a pagine singole. In alcune regioni, come Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, sono stati predisposti modelli locali del precompilato, obbligatori per chi vive su questi territori. Tocca al proprietario dell’abitazione o all’inquilino accertarsi che venga predisposto il libretto: nel caso dei condomini con impianto centralizzato, l'onere spetta all'amministratore.

I controlli di efficienza delle caldaie scattano, con periodicità differenti (in genere due o quattro anni), a seconda di quanto stabilito dalla normativa regionale. Si aggiungono a quelli sulla sicurezza e salubrità dell'impianto, definiti in genere dal manutentore.
«Per scegliere a chi affidare le verifiche – prosegue Epis – un consiglio utile per gli utenti può essere chiedere in visione il modulo della Camera di Commercio, che riporta i requisiti e la professionalità del tecnico. Per ciò che riguarda le spese, se fino ad oggi un intervento di controllo su un impianto domestico variava in media tra i 100 e i 120 euro, ora con l'aggiunta dei controlli e della sanificazione, prevista dal nuovo libretto, una famiglia con una caldaia collegata a 4 o 5 caloriferi e un impianto di climatizzazione con 2 o 3 split verrà a spendere mediamente 200 euro».

Al termine della diagnosi, il manutentore dovrà trasmettere agli enti preposti il cosiddetto rapporto di controllo. Le verifiche non verranno più effettuate a campione, ma si partirà da coloro che non hanno svolto gli interventi e del cui impianto non è arrivata alcuna notifica al catasto. Per chi non sarà in regola, è prevista una sanzione che parte dai 500 ai 3mila euro. Anche per l'installatore che comunica in maniera errata o incompleta l'esito del controllo scatta una multa che va dai mille ai 6mila euro.

TAGS: Camera di Commercio | Comitato Termotecnico Italiano | Domotecnica | Lorenzo Epis | Musica

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