POSSIBILE LA LOCAZIONE A USO FORESTERIA

Il proprietario di un appartamento intende locarlo a un imprenditore, che vi farà abitare il suo dipendente per consentirgli di avvicinarsi al posto di lavoro.Si può stipulare un contratto di locazione "convenzionale" (il Comune lo disciplina)? Nel contratto andrà indicato questo passaggio abitativo?In alternativa, è possibile affittare l'appartamento indicando nell'accordo le stesse due persone, intese come due privati, con il medesimo tipo di contratto?
Le parti possono ricorrere al cosiddetto contratto “a uso foresteria”. Si veda, in questo senso, Tribunale di Roma, 27 settembre 2005, secondo cui «il contratto atipico di locazione a uso di foresteria - che le parti possono, in astratto, certamente concludere, nell'esercizio della propria autonomia contrattuale, ex articolo 1322, secondo comma, del Codice civile - risponde, di norma, all'esigenza di taluni soggetti - tra i quali prevalentemente società commerciali, ma anche altre persone giuridiche o enti di fatto oppure, eccezionalmente, persone fisiche - di alloggiare temporaneamente propri dipendenti od ospiti, con la conseguenza, dunque, che la loro rotazione nell'immobile locato importa l'utilizzazione tendenzialmente continuativa del medesimo. È, quindi, possibile affermare che la locazione ad uso di foresteria non è una locazione abitativa, né primaria né transitoria, in quanto non è diretta a soddisfare alcuna esigenza abitativa del conduttore, bensì la diversa esigenza menzionata - che ne costituisce la causa - di destinare l'immobile locato a temporaneo alloggio di propri dipendenti od ospiti». Nel contratto si dovrà dare atto che l’appartamento viene concesso in locazione a uso foresteria dal locatore all’imprenditore e sarà destinato ad abitazione del dipendente dell’imprenditore. Il contratto di locazione a uso foresteria non ha limiti di durata o di canone.In alternativa, il lettore può ricorrere ai contratti di locazione abitativi tipici (da stipulare direttamente con il dipendente): contratto di locazione, cosiddetto “a canone libero”, a norma dell’ articolo 2, comma 1, della legge 431/98 (con durata di quattro anni più quattro); contratto di locazione “a canone concordato”, a norma dell’articolo 2, comma 3, della legge 431/98 (con durata di tre anni più due) o, ricorrendo esigenze di transitorietà, al contratto transitorio di cui all’articolo 5 della legge 431/98 (con durata non inferiore a un mese e non superiore a diciotto mesi) .

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