La città si-cura

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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2010 alle ore 12:06.

Riassunto elaborato del testo dall'intervento dell'architetto Joseph di Pasquale al convegno organizzato dal Comune di Treviglio.

La città contemporanea non è più in grado di generare vere piazze e vere strade urbane perché l'architettura moderna ha rinunciato all'idea di facciata, non guarda più cioè verso lo spazio della città, ma è pensata per essere guardata come una scultura o un oggetto.
Sottolineo l'incapacità dell'architettura moderna e contemporanea di generare autentico spazio urbano, ovvero spazio di relazione, spazio che, non solo nei pieni delle costruzioni, che delimitano tale spazio, ma anche nei vuoti delle vie e delle piazze, contribuisca a definire l'identità dello spazio pubblico.

La colpa di tale perdita di senso è da attribuirsi all'abolizione dell'idea di facciata decretata dall'architettura moderna, che ha annullato con essa anche tutte le altre specializzazioni urbane dei vari fronti di un edificio in nome di un egalitarismo tanto ideologico quanto superficiale.

Nelle città medievali, a differenza di quelle romane dove gli ambienti privati affacciavano sugli spazi chiusi dei cortili, viene definita una nuova idea di relazione tra cittadino e comunità urbana che corrisponde a una nuovo rapporto tra individuo e spazio pubblico. La rivoluzione ideologica cristiana rende "culturalmente insostenibile" l'economia dell'Impero Romano basata sullo sfruttamento degli schiavi. Ogni individuo è persona, è "faber", è artigiano.

Le abitazioni diventano botteghe e si aprono verso l'esterno e le facciate degli edifici, accostate le une alle altre e rivolte verso lo spazio pubblico, orientate verso una direzione comune, definiscono spazi carichi di senso e di identità: le strade e le piazze tematiche.
Come la relazione tra gli edifici nella città medievale esprime potenzialità maggiori delle singole costruzioni, così le persone poste in un contesto urbano che incentiva l'aggregazione - tendenza che in natura mostrano tutti gli organismi evoluti - e quindi lo scambio e la relazione, sviluppano sinergie che portano al progresso, al risparmio di risorse, all'ottimizzazione dell'uso del tempo.

L'edificio moderno, invece, privo di facciata, è incapace di relazionarsi con ciò che lo circonda, diventando un oggetto isolato e rendendo lo spazio circostante un antispazio, uno spazio privo di senso che va a sostituirsi allo spazio un tempo occupato da strade e piazze. Ciò si riflette anche sulla qualità della vita degli abitanti.

Se vogliamo realmente tornare a costruire città nelle quali chi vi abita possa riconoscersi e identificarsi – ha concluso di Pasquale – dobbiamo passare da un'architettura che vuole essere guardata a un'architettura che guarda alla città. Questo che non significa tornare a cose già viste ma, piuttosto, aprirsi verso cose mai viste, verso città contemporanee dove gli edifici non siano degli oggetti isolati conficcati come aculei dolorosi nel corpo vivo di uno spazio senza senso, ma inizino a densificarsi e, quindi, a orientarsi.

TAGS: Architettura |

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