Cna, con cedolare secca canoni concordati non convenienti

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Questo articolo è stato pubblicato il 01 febbraio 2011 alle ore 18:35.

La cedolare secca, prevista dal decreto legislativo per il federalismo municipale, anziché favorire il contratto d'affitto a canone concordato, lo rende meno conveniente di quanto sia attualmente. Lo dimostra l'Ufficio politiche fiscali del Cna, con alcune elaborazioni, anche in base ai diversi scaglioni di reddito. La forchetta 19% per i canoni concordati e 21% per i liberi oltre a non risolvere i problemi di regressività dell'imposizione perché determina vantaggi crescenti al crescere del reddito e, anzi, nel caso dei concordati i redditi fino a 25mila euro sono penalizzati rispetto al regime attuale, rende praticamente nulla la profittabilità alla stipula dei contratti a canone concordato, lasciata solamente nelle mani del 2% di differenziale di imposizione (tra 19% e 21%, ndr).

Calcola la cedolare secca

Secondo le tabelle elaborate dal Cna, oggi il vantaggio di stipulare un contratto a canone concordato rispetto a quello libero va dai 7 punti percentuali dei redditi più bassi ai 12 di quelli oltre 75mila euro; mentre, con la nuova cedolare secca, il contratto concordato penalizza i redditi bassi e garantisce un vantaggio che va da 6 a 9 punti percentuali per i redditi oltre 28mila euro. A confronto, risulterebbe più vantaggioso il contratto libero, con un beneficio che per i redditi alti arriva a 19 punti rispetto al regime odierno.

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