Gli stranieri aiutano solo il mercato delle aree vicine. Dove ce ne sono tanti i prezzi stanno sotto la media cittadina

di Simone Lupo Bagnacani

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Questo articolo è stato pubblicato il 02 febbraio 2011 alle ore 13:59.

I dati raccolti dagli analisti Luca Dondi Dall'Orologio, Francesco Manaresi e Marco Marcatili mostrano che l'afflusso di immigrati porta a un innalzamento dei prezzi generale in ma che, a sua volta, porta a una crescita più lenta nelle zone a maggior densità di stranieri. Si osserva infatti che gli autoctoni tendono a defluire, a causa della diversità etnica ma anche delle condizioni socio-economiche differenti, dalle aree dove si radicano gli stranieri creando pressione su altre aree dove i prezzi crescono.

Questo fenomeno crea una sorta di nuova ghettizzazione che si aggrava col fatto che, non avendo gli immigrati diritto di voto, le aree vengono trascurate dalle amministrazioni pubbliche che non investono, aumentandone il degrado.

Lo studio si basa su analisi simili all'estero e su un forte impianto empirico che mira a valutare l'effetto dell'arrivo di immigrati in una città. Fatte tutte le premesse sulla difficoltà di valutare i valori immobiliari e sulla scarsa accuratezza dei dati degli ultimi vent'anni il primo dato che emerge è che, in Italia, l'incremento dell'1% degli immigrati corrisponde in media ad un incremento dei prezzi dello 0,5%, quindi meno di quanto osservato in altre realtà nazionali.

Lo studio mostra poi, con un serie di sofisticati strumenti matematici, che esiste una correlazione negativa tra l'aumento di immigrazione e i valori immobiliari pari a uno scarto dello 0,08. In parole povere questo significa che se, in una determinata zona, si verifica un aumento degli immigrati del 10% i prezzi crescono dello 0,8% in meno che nel resto della città. Dallo studio non emerge invece l'evidenza che l'arrivo di immigrati porti a un deflusso di autoctoni, ma questo viene in parte spiegato con l'arrivo, soprattutto nel centro-nord di italiani, da altre regioni.

«I prezzi – conclude lo studio - sembrano, dunque, anticipare il rischio di future formazioni di ghetti e la contestuale, ancorché progressiva, minore attenzione del decisore pubblico nei confronti di zone da cui si registra il parziale deflusso di cittadini autoctoni e, molto spesso, la radicale trasformazione dell'offerta commerciale. Si tratta, come detto, di evidenze che andranno confermate da puntali approfondimenti, ma che sin d'ora impongono una riflessione più attenta sulle ricadute economiche e sociali».

TAGS: Francesco Manaresi | Immigrazione | Luca Dondi | Pubblica Amministrazione |

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