La nuova stagione dell'immobiliare italiano: sintesi del focus organizzato dallo Studio Chiomenti

di Castiglia Masella

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 marzo 2011 alle ore 18:20.

L'Italia meta privilegiata sulla quale investire. Tuttavia, a livello internazionale, conta poco: dall'1,5 al 2%, a seconda delle fonti.
Eppure, nel focus dedicato al mercato immobiliare italiano, per la prima volta all'interno del programma ufficiale del Mipim, organizzato da Assoimmobiliare con lo Studio legale Chiomenti, si e' parlato di nuova stagione. Una stagione che potrebbe portare buoni frutti, ma che necessita del condizionale perche' la mancanza di supporto a livello normativo crea incertezza.
Il presidente di Assoimmibiliare Gualtiero Tamburini ha, volutamente, preso in considerazione il "bicchiere mezzo pieno", elencando cifre importanti che delineano la dimensione del mercato e le opportunita' offerte agli investitori esteri. Le prime (stime di Nomisma su dati Istat ed Eurostat) parlano di un turnover nel settore delle costruzioni che vale 90 miliardi di euro, con oltre 1 milione 900mila posti di lavoro e 590mila imprese. Gli stessi dati, per il real estate, valgono invece, rispettivamente, 20 milioni di euro, per un totale 146mila occupati diretti ai quali sui aggiungono i 400mila dell'indotto, e quasi 210mila imprese.
Altro fattore che gioca a favore dell'Italia e' il suo posizionamento nella fascia dei Paesi con il mercato piu' trasparente e senza quelle grandi oscillazioni dei valori registrate altrove . Cosa che già costituisce una buona base per attrarre investitori.
Secondo il presidente di Assoimmobiliare, bisogna lavorare come "sistema Italia" perché ci sono fondamentali economici molto importanti. "Attualmente – ha detto - sono in corso 450 interventi urbanistici, che avranno un ruolo importante quando ci sara' la ripresa. Nel settore della distribuzione commerciale su 400 progetti, 70 sono di grande rilevanza. Poi c'e' il settore pubblico che puo' proporre grandi valorizzazioni. In tal senso, la sfida e' interpretare i bisogni del privato e coniugarli al pubblico".
Dunque, tutto bene? Non proprio. A sottolineare le criticita' e' il ceo di Fimit Massimo Caputi che individua nella mancanza di certezza delle regole il minus dell'Italia. "E non basta – ha detto Caputi – la circolare dell'Agenzia delle Entrate di ieri sul regime fiscale applicabile ai proventi da fondi chiusi di soggetti esteri. Chi volesse investire in Italia oggi non troverebb i prodotti. Prodotti che lo Stato ha, ma che non ha saputo valorizzare. Cosi' anche Fimit sta diversificando verso l'estero. Ad esempio, con l'apertura di un Fondo aperto in Lussemburgo".
A rappresentare gli investitori internazionali, Chris Morrish, managing director di Gic, costola del Fondo sovrano di Singapore che non ha reso noto l'ammontare preciso degli investimenti, anche se si parla di oltre 100 miliardi di dollari dei quali, quattro destinati all'Italia.
"Per la posizione geografica e per i settori abbiamo incluso l'Italia tra i paesi dove potremmo investire, come gia' fatto in passato. Ma l'investimento ideale deve generare ritorni economici. E questo vale anche per un Fondo sovrano. Ci interesasa il comparto degli uffici, dei centri commerciali e quello degli hotel, soprattutto se con destinazione business nelle grandi città italiane, come Milano, Roma o Venezia".
Ma sull'entita' di un eventuale investimento nei prossimi tre anni, Morrish non si sbilancia:"tre, quattro, cinque miliardi, cosi' come zero. Dipende dalla location e dalle opportunità di business, ma soprattutto da come vanno le cose in base a diversi fattori". Come la trasparenza del mercato e, appunto, la certezza delle regole.

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