Sempre più in casa, calano gli studenti fuori sede e mettono a rischio il mercato degli affitti

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2011 alle ore 11:40.

La crisi non perdona nessuno e anche andare a studiare in un'altra città diventa più complesso, mettendo a rischio anche il fiorente mercato delle locazioni studentesche, che in alcune città ha di fatto sostenuto il mercato negli ultimi anni. Lo rivela uno studio della fondazione Rui, la sesta indagine Eurostudent sulla condizione di vita e di studio degli studenti italiani, che conta solo in un quarto del totale gli studenti che lasciano il nido familiare per andare a vivere da soli. I dati, si legge nello studio, si riferiscono al 2009 e quindi sono solo le prime avvisaglie dei cambiamenti sociali che ha portato la crisi finanziaria, destinati ad aggravarsi nelle prossime rilevazioni.

Dallo studio emerge che sono quasi tre quarti degli studenti rimangono dunque a vivere a casa con la famiglia di origine e il dato è in crescita. Chi resta sceglie di studiare nella propria città, grazie all'incremento dell'offerta formativa sul territorio, o di fare il pendolare "per sopravvivenza", perché non riesce, cioè, a sostenere le spese del trasferimento. I viaggiatori quotidiani sono circa al metà di quelli che restano in casa.

Chi esce di casa lo fa, nella grande maggioranza dei casi, in un appartamento condiviso, infatti, tolto il quasi 75% di chi resta a casa, sono poco meno del 20% quelli che prendono una stanza in casa con altri. Il restante 10% scarso è invece diviso tra chi vive da solo, chi si è fatto una famiglia propria e chi vive in case studenti o alloggi universitari, un dato sotto il 5% non certo incoraggiante per il sistema.

Data questa situazione di difficoltà, cresce anche il numero degli studenti che fanno un "lavoretto" durante il periodo universitario: sono infatti circa il 39%, che salgono quasi al 60% nelle classi più disagiate ma non scendono sotto il 30% nemmeno in quelle elevate. I motivi che spingono a lavorare sono diversi: in alcuni casi la necessità di aiutare al famiglia nelle spese sostenute per lo studio tra cui la principale è sempre l'affitto, in altri la voglia di emanciparsi con un po' di autonomia economica, e infine emerge già il desiderio di creare legami con il mondo del lavoro, per la paura di non trovarlo in futuro.

Torna invece a salire la mobilità internazionale ai livelli di dieci anni fa, il sistema si è infatti riequilibrato dopo aver subito un forte calo per la riforma del tre più due che limitava gli spazi per le partenze. Le mete preferite dai giovani italiani sono naturalmente quelle anglofone: Regno Unito, 33%, Usa 11%, Irlanda e Spagna 9% e Germania 8%.

TAGS: Rui | Scuola e Università |

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