Tutte le spese per i proprietari

di Evelina Marchesini

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2012 alle ore 08:51.

Effetto boomerang è dir poco. Quella che nelle intenzioni doveva essere una misura fiscale disincentivante, in pochissimo tempo si è trasformata in una forte spinta all'acquisto negli Usa. E non lo sostengono gli uffici studi italiani, ma gli operatori in loco: New York e Miami corrono, trainati dai timori dei molti italiani benestanti spaventati dall'eventuale baratro-euro e dalle misure drastiche in corso nel nostro Paese. Un mercato, quello Usa, peraltro agevolato anche dal punto di vista dei costi e delle tasse da pagare, considerando che la temuta imposta sulle case all'estero si trasforma, tenuto conto delle tasse annuali da pagare in loco, in un credito d'imposta in Italia e che i prelievi sugli immobili in vigore in Europa sono alti.

«Mai visti così tanti italiani in cerca di belle case come dall'inizio dell'anno. Anche se il cambio è meno favorevole rispetto al passato, il fatto che il mercato di Manhattan ha ampiamente superato i massimi precedenti la crisi e i crescenti timori dei connazionali sul futuro del nostro Paese hanno innescato la ricerca di appartamenti in cui venire a vivere o dove mandare i propri figli – spiega Giampiero Rispo, titolare della Domus New York, che da tempo assiste vip e meno vip nella ricerca di immobili a Manhattan –. La tassa sulle proprietà all'estero è stata la miccia: i clienti arrivano quasi scappando dall'Italia e in cerca di un porto sicuro per i propri capitali e per il futuro dei figli».

La nuova tassa non incide poi dal punto di vista finanziario: poiché la tassazione sulle proprietà immobiliari a New York è dell'1,1%, rispetto allo 0,76% della tassa sulle proprietà all'estero, si crea un credito d'imposta. «A New York da inizio 2010 – aggiunge Rispo – è iniziato un nuovo boom immobiliare, perché la crisi ha fermato le nuove costruzioni ma la richiesta di immobili nelle buone location non si è arrestata». Anzi, il fatto che la domanda arrivi da tutto il mondo ha fatto convogliare qui richieste da tutti i Paesi che hanno avuto qualche difficoltà, dal Nord Africa all'Europa. Ora si aggiungono i brasiliani e i russi: i valori delle nuove costruzioni sono aumentati dell'11% ed è stato battuto il record assoluto di prezzo al piede quadro. «Al Plaza – dice ancora Rispo – una delle ultime vendite è stata fatta per 8mila dollari al piede, in Park West a 13mila dollari».

E le spese? Per l'acquisto, di avvocato e notaio si pagano 2-3mila dollari, visure e assicurazioni sul titolo di proprietà incidono per lo 0,5-0,75% del valore, al condominio si versano 750 dollari per la revisione della pratica, mentre l'intermediazione è a carico di chi vende. Se l'importo è superiore al milione di dollari, l'acquirente deve pagare una tassa dell'1% al rogito, mentre annualmente l'equivalente della nostra Ici corrisponde all'1,1% del valore della proprietà.

L'altra meta statunitense ormai classica per gli acquirenti di case all'estero è Miami, dove la situazione è speculare a quella di New York, con l'intero mercato cittadino in decisa ripresa. «Dopo l'introduzione della property tax abbiamo visto un aumento delle richieste di acquisto a Miami – dice Federico Maria Ionta, a.d. di First the real estate –. Poiché la property tax qui è del 2%, chi ha comprato è in credito d'imposta in Italia per il 2012. In più, i timori di crollo dell'euro hanno aumentato la richiesta di case negli Stati Uniti da parte di italiani. Molti utilizzano una società Usa come veicolo per l'acquisto, il che consente di dedurre poi non solo tutte le spese di condominio ma anche viaggi aerei e costi di permanenza». La costituzione della società costa dai 1.500 ai 4mila dollari. L'agente è pagato dal venditore.
In un'ottica di confronto, come si posiziona Parigi? Imposte e costi di acquisizione, nella capitale francese, sono alti: notaio e agenti immobiliari si pagano cari e in Francia la quasi totalità delle vendite passa per agenzia, per cui è difficile bypassare questi costi. Più facile a Barcellona, dove la crisi – come in tutta la Spagna – ha drasticamente ridotto l'attività degli agenti immobiliari, con cui ora si può contrattare la commissione fino a scendere all'1 per cento. Ma attenzione: l'acquisto delle seconde case costa caro in termini di imposte e tasse annuali, che sono anche parametrate all'età dell'acquirente.

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