Si fermano anche le piccole opere

di Jada C. Ferrero

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Questo articolo è stato pubblicato il 16 febbraio 2012 alle ore 08:37.

Un'azienda a rischio fallimento, un cantiere sulla pista ciclabile bloccato due anni, il sindaco che forza gli eventi e realizza un bypass, dando vita a una guerra di carte bollate. Tuttora in progress. Accade ad Arma, frazione rivierasca di Taggia (Imperia), lungo la ciclabile del Ponente ligure, aperta dal 2008 sul tracciato costiero della vecchia ferrovia, tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare.

Qui dal 2001 la linea ferroviaria Genova-Ventimiglia è stata dismessa e spostata a monte. I binari sono stati recuperati e trasformati in attrazione turistica – oggi sono oltre 20 i km percorribili, a picco sul mare – dalla società a maggioranza pubblica Area 24 (azionisti Filse e Comune di Sanremo con Carige al 14%). Con gli ultimi sviluppi si fa incandescente il caso del mancato autosilo nell'ex stazione di Arma, un intervento da circa 8 milioni (176 box privati, 178 posti pubblici più area commerciale e sistemazione a ciclopista e piazza-giardino) rimasto congelato per il default che si prospetta per la società partner di Area 24 nell'operazione.

Nel luglio scorso il sindaco di Taggia Vincenzo Genduso, su input del neoeletto cda di Area 24 di cui è vicepresidente, rompe gli indugi e, con ordinanza, apre un bypass, in modo che i ciclisti proseguano in sicurezza, senza rientrare sull'Aurelia. I legali della società ricorrono (per violazione del diritto di proprietà) al Tar, che il 15 dicembre scorso accoglie. Ma lo scorso 31 gennaio il Consiglio di Stato ribalta la sentenza: il sindaco aveva titolo.

L'anagrafe
Solo un caso tra migliaia. Non sono solo infatti le grandi opere a restare sulla carta o in cantiere. Rotonde lasciate (provvisoriamente?) a metà, palestre rimaste a uno scheletro di calcestruzzo, ponti con i soli piloni gettati. Uno scenario su cui nel tempo sono stati puntati tanti periscopi, da quelli autorevoli di Corte dei Conti, Antimafia, Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, e sigle ambientaliste, fino allo sguardo satirico-mediatico del Gabibbo.

Ora, introdotta dal decreto salva Italia (art. 44 bis della legge 214/2011), arriva l'Anagrafe nazionale delle opere pubbliche incompiute. Istituita presso il ministero delle Infrastrutture, sarà alimentata da banche-dati consorelle, su base regionale, secondo un regolamento ministeriale atteso entro fine marzo, che disciplinerà criteri e modalità di formazione della graduatoria. Non solo. L'elenco-anagrafe sarà redatto «tenendo conto dello stato di avanzamento dei lavori ed evidenziando le opere prossime al completamento»: nelle varie anagrafi regionali i casi andranno inseriti in base all'adattabilità rispetto a un possibile riuso, con l'indicazione delle «ulteriori destinazioni a cui può essere adibita ogni singola opera».

Il decreto enumera anche le diverse possibili cause di stop di questa Italia lasciata a metà: sopraggiunta mancanza di fondi, nuove disposizioni di legge o norme tecniche, esaurito interesse al completamento da parte del gestore o, infine, risoluzione del contratto e fallimento.

La provocazione
Da anni lavora sul tema l'associazione Incompiuto Siciliano: le opere pubbliche non concluse come risorsa economica, griglia di rilettura del paesaggio, persino poetica di uno stile architettonico e in fondo antropologico-sociale autenticamente italiano. La capitale delle sperimentazioni è l'etnea Giarre, luogo con formidabile concentrazione di incompiute: la piscina, la "bambinopoli", il teatro, il centro polifunzionale, la casa per anziani, addirittura un emblematico campo di polo per teorici 22mila spettatori (Giarre ha circa 27mila residenti). L'idea è di dare vita a un virtuale Parco archeologico delle incompiute, per mettere in luce uno stile e a sistema un "patrimonio".

Qui fra il 22 e il 24 giugno si svolgerà la seconda edizione del Festival dell'Incompiuto siciliano (la prima nel luglio 2010), con workshop, mostre, performance, "visioni", momento finale di un processo di progettazione urbana partecipata dal basso. «Per arrivare al Festival – anticipa Andrea Canu di Alterazioni Video – con un progetto architettonico esecutivo di cui far dono alla città».

Inviateci il "vostro" cantiere abbandonato

TAGS: Andrea Canu | Consiglio di Stato | Corte dei Conti | Giarre | Imperia | Incompiuto Siciliano | Ministero delle infrastrutture | Tribunali amministrativi regionali (TAR) | Urbanistica ed edilizia | Vincenzo Genduso

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