La famiglia si sparpaglia, il lavoro è flessibile, il costo della vita lievita e gli stipendi si abbassano. La benzina aumenta e i servizi al cittadino diminuiscono. Genitori separati si palleggiano i figli che ora hanno due case e due camerette, e i nonni sono affidati a badanti che dormono sul divano. Il mercato immobiliare fatica a rispondere ai nuovi assetti sociali. E il cohousing si propone come soluzione, o almeno lo è per i tanti italiani che cavalcano questa tendenza.
Nate nel nord Europa cinquant'anni fa, le case condivise sono di fatto condomini con una marcia in più, a cominciare dall'usufrutto degli spazi comuni, ma soprattutto grazie alla cultura della socialità e del mutuo soccorso. «È come la vecchia sana cooperazione tra vicini di casa», spiega Chiara Mossetti, del l'associazione CoAbitare di Torino e coabitante di Numero Zero, una palazzina in fase di ristrutturazione a Porta Palazzo. La privacy di ognuno è sacra, si condividono solo delle porzioni abitative e l'investimento iniziale: «Partecipiamo tutti insieme ai lavori che ci permetteranno di entrare in otto appartamenti in via Cottolengo», precisa Mossetti.
Alla fine il prezzo delle abitazioni sarà di circa 2.300 euro al metro quadrato, in linea con le quotazioni della zona, ma comprensivo di spazi comuni come giardino, terrazzo, soggiorno, forno professionale, laboratorio creativo, salone multiuso.
L'idea è quella di condividere anche i servizi: dal car sharing alla banca del tempo (ore di lavoro messe a disposizione dagli abitanti per lavori di idraulica, sartoria o baby sitting), passando per i gruppi d'acquisto solidali. Numero Zero è solo un primo banco di prova: «In via Padova – racconta Chiara Casotti, tra i membri più attivi dell'associazione CoAbitare – abbiamo un altro grande progetto in collaborazione con un'impresa che sta convertendo un ex opificio. Un intero piano dovrebbe essere dedicato al cohousing. Sarà un fabbricato ad altissima efficienza energetica, con 5mila mq percorribili in bicicletta. Si potrà arrivare pedalando fino all'ultimo piano, senza dover prendere l'ascensore».
Si stimano risparmi medi annui per abitante del 10-15%, grazie a utenze condivise e autoproduzione energetica. Per ora il cohousing è frutto di iniziative private e non è legalmente codificato, anche se diverse associazioni si stanno battendo per ricevere un riconoscimento da parte delle amministrazioni pubbliche, affinché venga incluso nei bandi per l'housing sociale. Al l'associazione E-Cohousing di Roma raccontano: «Stiamo proponendo di destinare al cohousing una parte di patrimonio militare dismesso, a prezzi agevolati, perché nella capitale le quotazioni di mercato sono folli», spiega Susy Pirenei, responsabile della community con circa 500 iscritti.
Un altro esempio incoraggiante arriva da Vimercate, in Brianza, dove un nucleo di 12 famiglie sta dando vita alla Corte dei girasoli: il complesso sorgerà su un terreno acquistato in gruppo, attraverso un bando comunale dedicato proprio al cohousing. I criteri di costruzione soddisferanno la classe energetica A, con un valore medio di 25 kWh/mq annui. Alla produzione energetica da fonti rinnovabili si affiancherà l'utilizzo del compost per orti e giardini. Previsti un doposcuola per i bambini, una biblioteca e un appartamento a disposizione degli ospiti. Sul sito Co-housing.it scrivono da tutta Italia per sapere come si fa. A Milano l'assessore all'Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris, sta valutando iniziative analoghe, che sfruttino però l'esistente: «Ho organizzato un gruppo di lavoro – precisa – per individuare stabili da riqualificare e trasformare in residenze accessibili a chi non può permettersi il libero mercato e voglia condividere alcuni servizi. Per esempio anziani autosufficienti, genitori separati o giovani lavoratori».
L'obiettivo è trasformare una moda in una possibilità abitativa alla portata di tutti. Oggi i cohouser sono per lo più giovani professionisti all'avanguardia, come gli abitanti di Urban Village Bovisa: 32 nuclei convivono dall'estate 2009 in quella che un tempo era una fabbrica di barattoli. Sono talmente gelosi della loro conquista da preferire la totale riservatezza alla condivisione virale dell'esperienza. Al loro esempio, intanto, si ispirano i bolognesi di È/Cohousing (a metà strada fra il capoluogo e San Lazzaro, coinvolge 12 famiglie) o i ferraresi di Solidaria (18 alloggi alla corte del Duchino, a 5 km dal Castello Estense). Tutti work in progress.
©RIPRODUZIONE RISERVATA






Focus città