In coppia la casa costa 8 anni di stipendi

di Paola Dezza

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Questo articolo è stato pubblicato il 24 maggio 2012 alle ore 09:21.

Crollo, discesa sostenuta o lento calo? Quale sarà il futuro del mattone in un contesto che oggi sconta i timori dell'uscita della Grecia dal l'euro e una crisi economica che sembra solo peggiorare?
Lo scenario resta di crisi e gli uffici studi che si occupano del settore iniziano ad estendere il periodo di contrazione fino a tutto il 2014. Chi vuole acquistare casa, prima o seconda che sia, cerca oggi di capire se il "fedele" mattone potrà mantenere il valore del capitale nel tempo. Con un'analisi che Scenari Immobiliari ha elaborato per Casa24 Plus abbiamo scelto di esaminare come negli anni si è evoluto il rapporto tra lo stipendio percepito e il costo delle abitazioni.
Se il reddito netto di una coppia di lavoratori dipendenti nel 2011 era di 38.700 euro, occorrono 8 anni di stipendi cumulati per acquistare l'abitazione rispetto alle 6,9 annualità necessarie nel 1970.

APPROFONDIMENTI

Le variazioni nei decenni
«Nei decenni considerati si registrano lievissime oscillazioni – spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari –. Pertanto possiamo dire che redditi e case viaggiano in modo abbastanza parallelo. Prendendo in considerazione Roma e Milano la media sale nel primo caso a 12,2 annualità, confermando quindi Roma come città mediamente più cara sul territorio italiano, e nel secondo caso a 10,2 annualità». Ma Breglia sottolinea come il dato sia un po' falsato perché il potere d'acquisto è differente da città a città.
Il 1990 è stato un anno molto brillante per il mercato immobiliare con un'inflazione molto forte, e in quell'anno la media italiana è salita a 8,5 annualità, ottenute da due stipendi netti, necessarie per acquistare casa. «Si è trattato del l'anno boom degli ultimi 50 anni per i livelli di prezzo, non lo abbiamo più recuperato» dice Breglia.

Lo stato di salute
Ma qual è oggi lo stato di salute del mattone? «Non ci troviamo in una fase di bolla dei prezzi – dice ancora Breglia –. Siamo esattamente sulla media degli ultimi 50 anni. Anche gli stipendi alla fine sono aumentati poco e, tra il 1990 e il 2011, sono rimasti fermi. Anche la maggior convenienza dei mutui nell'ultimo decennio rispetto ai 30 anni precedenti ha creato i grandi numeri delle compravendite residenziali. Tra il 1970 e il 2000 ci sono state 500mila compravendite di media all'anno, poi si è saliti a 800mila».
Secondo Breglia c'è un allarmismo eccessivo rispetto al livello dei prezzi. «In realtà il mercato non si sta muovendo nella direzione del crollo – dice –. Ci sono meno scambi per effetto delle incertezze. Nell'ultimo trimestre 2011 si è registrato un piccolo sprint del residenziale, che è continuato a gennaio e febbraio, ma poi da due mesi a questa parte la situazione si è fatta più difficile e l'andamento dell'economia, della politica e della finanza rallenta fortemente gli scambi, calati del 10% aprile su aprile. Tengono meglio i prezzi».

Il confronto con la spagna
Per rassicurare l'investitore italiano sui propri capitali nel mattone serve un paragone con la situazione spagnola. La domanda infatti in Italia non sta calando, come invece è avvenuto in Spagna, dove il mercato deve fare i conti con circa un milione di case nuove costruite e mai vendute. Tutte soluzioni situate in zone dove non c'è più la domanda, per i due terzi nelle località turistiche e per il resto in nuovi quartieri lontano dalle grandi città.
Una domanda che arrivava da stranieri, i quali oggi abbandonano l'idea di comprare in Spagna perché le costruzioni non sono pregevoli e per di più sono passate di moda.
Da noi il nuovo invenduto è costituito da 150mila alloggi circa ed è molto sparso sul territorio. Senza considerare che la nostra dinamica demografica è ben diversa da quella spagnola: abbiamo quasi il 30% in più di abitanti ed è in continuo aumento l'immigrazione nelle grandi città.

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