Il nodo morosità spinge il distacco dal centralizzato

di Emiliano Sgambato

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Questo articolo è stato pubblicato il 15 novembre 2012 alle ore 07:15.

Settaggio del riscaldamento centralizzato per servire in modo ottimale i singoli appartamenti; installazione di valvole per impostare la temperatura desiderata in casa; contatori di calore che consentano di pagare solo per quanto consumato: in due parole, termoregolazione e contabilizzazione del calore. Realizzabili con operazioni non particolarmente complesse e dal costo non proibitivo, in cambio di sostanziosi rispami.

«In un recente intervento a Bergamo - esemplifica Renato Cremonesi della Cremonesi consulenze – su un edificio di 24 appartamenti con impianto a gasolio, abbiamo installato una caldaia a gas a condensazione, pompa di circolazione, contatore in entrata e valvole termostatiche ai radiatori. L'esborso è stato 81.600 euro (in media 3.400 euro a testa); la bolletta è passata da 57.600 euro a 25.900 euro (da 2.400 a 1.100 euro a testa). Solo la contabilizzazione sarebbe costata 24mila euro con un ritorno in circa 4 anni». Ovviamente se l'intervento viene effettuato su impianti più recenti, la convenienza si abbassa. «Da gas a gas c'è comunque un risparmio del 25-30%», assicura Cremonesi. Altri interventi, poi, come ad esempio la coibentazione, potrebbero aumentare il risparmio (e l'investimento).

Nulla impedisce di pagare subito e ammortizzare l'intervento grazie ai risparmi ottenuti. Perché ricorrere invece al Contratto di servizio energia? «Perché – spiega Cremonesi – si garantisce l'efficienza massima. La società realizzatrice che deve fissare il costo della fornitura di ogni KW è la stessa che compra il combustibile ed effettua le manutenzioni, quindi ha l'interesse a far sì tutto sia efficiente. Anche perché occorre precisare nel contratto che non si potrà fornire più di un tot di calore. I condomini, grazie alla contabilizzazione, hanno l'interesse a stare attenti ai consumi. La combinazione di questi fattori fa sì che si raggiunga un vantaggio comune e che i risparmi siano maggiori».

Rimane da superare lo scetticismo iniziale, ma l'ostacolo più grande è il boom della morosità: inutile pensare a piani di rientro quando poi i singoli condomini non pagano. Un fenomeno che spinge invece il ritorno del distaccco dal centralizzato. Operazione che non è efficiente né energeticamente né economicamente. «Per l'appartamento del caso di Bergamo (7 radiatori), tra lavori di muratura, costo della caldaia e apertura della canna fumaria (spesso difficile o impossibile) – commenta Cremonesi – l'esborso supera quello sostenuto per la termoregolazione. Inoltre si deve continuare a pagare una quota per il mantenimento dell'impianto comune (in media il 20-30% dei costi totali, ndr), a cui aggiungerne una ulteriore, fissata da un tecnico, per lo scompenso termico causato negli altri appartamenti». Poca la convenienza quindi, a meno che non si mettano a bilancio anche le quote che si devono pagare al posto dei morosi.

TAGS: Bergamo | Renato Cremonesi

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