Le «sviste» di Lecco che deprimono il mercato

di Gianluca Morassi

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2013 alle ore 20:11.

C'è la foresta del ferro, un'area dove concentrare le lavorazioni artistiche del metallo al servizio di musei e scultori. C'è l'eco porto diffuso per valorizzare gli approdi sul lago. C'è la città della luce ospitata nella fabbrica di lampadine, dove riunire le produzioni di led e apparecchi illuminanti. Sono nove le "(S)viste di Lecco – Nove brevi storie di fallimenti progettuali" che l'architetto Giulio Ceppi propone in una mostra alla Galleria Melesi di Lecco (via Mascari 54).

Potrebbe essere la mostra di alcune delle occasioni perdute da Lecco. «Un città – spiega Ceppi – compressa tra lago e monti. E che deve trovare un'identità e scongiurare il rischio di diventare solo un bel posto dove dormire». Lecco non è più la città-fabbrica di quando era una delle capitali della meccanica italiana, e fatica a valorizzare la vocazione turistica che vorrebbe darsi. «All'inizio degli anni 90 - racconta Ceppi - Lecco ha perso diverse opportunità. Chiusero le grandi fabbriche ma nelle aree dismesse si è costruito un po' di commerciale e un po' di residenziale. Per miopia e per interessi, è mancato un disegno complessivo. È mancata un'idea di città che valorizzasse un tessuto urbano che è immerso in un ambiente naturale molto bello e unico». E adesso? «Un fattore di crescita culturale e urbanistica può venire dal campus universitario, ospitato nell'area dell'ex ospedale. Un progetto che, con lungimiranza e perseveranza, Lecco ha perseguito dall'inizio dagli anni '90. Il campus darà un nuovo respiro alla città, servirà ad attrarre studenti e talenti. Aprirà Lecco a nuove sfide, oltre a valorizzare dal punto di vista urbanistico tutta l'area circostante l'università». C'è una seconda carta che – secondo Ceppi – la città manzoniana può giocare: «E' quella della grande Lecco di cui si parla da anni, ovvero unire al capoluogo i Comuni vicini come Valmadrera, Malgrate, Pescate. Nascerebbe un unico polo amministrativo, con la possibilità di mettere insieme servizi e progetti. Una città che dagli attuali 47mila abitanti passerebbe a 60-70mila e che potrebbe darsi un'identità più connotata anche in chiave turistica».

Sulla valorizzazione del turismo come strumento per dare slancio al mercato della casa crede Matteo Zambaldo, operatore immobiliare associato a Tecnocasa, il cui ufficio studi segnala negli ultimi sei mesi, un calo dei prezzi medi del residenziale lecchese del 6,6%. Negli ultimi mesi, in centro il nuovo viene trattato dai 2.300 euro ai 2.600 al metro, mentre il rione più caro è Castello (subito sopra la stazione ferroviaria) con quotazioni per il nuovo che oscillano dai 3.100 ai 3.600 al metro.
«Il mercato resta difficile – spiega Zambaldo – anche se rispetto allo scorso anno c'è un lieve miglioramento. D'altra parte, nel 2012 il numero delle compravendite immobiliari (406) è stato la metà di quello che avevamo registrato nel 2006-2007. Oggi i potenziali venditori hanno metabolizzato il cambiamento del mercato e sono diventati più disponibili a trattare sul prezzo, con la conseguenza che, seppure con un'attesa media di sei-sette mesi, la trattativa si riesce a chiudere. Le zone più richieste – continua Zambaldo – sono quelle che si affacciano sul lago e attorno al centro, con punte a Castello ed Acquate, mentre qualche difficoltà in più si ha nei rioni periferici di Maggianico, Chiuso e Laorca». In prospettiva, il mercato residenziale lecchese può essere valorizzato «da qualche progetto – suggerisce Zambaldo – che punti sulla vocazione turistica. Non servono chissà quali opere, basta guardare qui di fronte, a Malgrate dove è stato rifatto il lungolago che ora ad ogni fine settimana attrae tanta gente». C'è poi il "motore" del campus universitario: «Soprattutto per il mercato della locazione – commenta Zambaldo – è un'opportunità interessante anche per i proprietari di alloggi medio-grandi che possono essere affittati agli studenti, senza eccessivi rischi di morosità e vincoli».
Anche secondo Sergio Colombo, presidente di Fimaa-Confcommercio, "la nuova Lecco può partire dal campus universitario. Tutta l'area attorno all'ateneo è stata rivalutata dal punto di vista immobiliare. E, soprattutto per il mercato dell'affitto, ci possono essere ricadute positive dalla presenza in città di una struttura che ospita 1600 studenti, i ricercatori e gli insegnanti. La presenza dell'università ha portato un po' di effervescenza anche sulle compravendite di appartamenti, che vengono acquistati come un'opportunità di investimento con la prospettiva di una locazione. E' evidente – avverte Colombo – che serve un'offerta di qualità. Oggi il mercato, che resta difficile, chiede alloggi più piccoli che nel recente passato. Il cliente vuole la qualità della costruzione ed è attento alla classe energetica. Per contro è molto difficile riuscire a vendere l'usato ultratrentennale".

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