Ricostruire «edifici migliori» nelle città: i vincitori del concorso Ri.u.so

di Michela Finizio

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2013 alle ore 19:16.

Il riuso temporaneo di una cava dismessa a Mazzara del Vallo (Tp), la densificazione di un quartiere degradato di Lione e la valorizzazione del waterfront di Ribadeo (in Galizia). Sono questi i tre progetti di rigenerazione urbana che hanno vinto il premio Ri.u.so 2013: il concorso, indetto dal Consiglio nazionale degli architetti (Cnappc), è alla sua seconda edizione e i riconoscimenti verranno consegnati nell'ambito del Saie, il 18 ottobre.
Il premio, a cui hanno partecipato più di 400 progettisti non solo italiani, si inserisce all'interno della sfida «Better Building»: l'invito a cambiare rotta che verrà rilanciato dagli operatori in fiera si richiama al piano avviato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per il rinnovamento del settore e la trasformazione degli edifici in chiave sostenibile. «Sotto il cappello rigenerazione urbana – spiega l'architetto Alessandro Marata, consigliere nazionale del Cnappc – rientrano progetti molto diversi tra loro, capaci di intervenire in modo sostanziale sulle città». Con Ri.u.so sono stati premiati progetti che puntano al retrofit energetico e, contemporaneamente, a migliorare il comfort dell'abitare, densificare la città, rendere intelligenti i processi sociali, promuovere il riciclo dei materiali oppure il recupero di aree industriali dismesse.

Non hanno partecipato al concorso i grandi studi di architettura italiani, ma quell'universo di progettisti che «non passa sulle riviste di settore», fa notare Marata. Al concorso hanno collaborato Ance e Legambiente: «L'obiettivo – afferma Edoardo Zanchini, vicepresidente dell'associazione ambientalista – è spingere i progettisti a ripensare le città italiane, individuando proposte che vadano nella direzione di trasformare edifici o parti di città per renderle più moderne, vivibili e sostenibili». Tre le sezioni del premio, tre i vincitori: l'architetto Maria Lucia D'Alessio vince nella sezione "Tesi di laurea e master" per il progetto «Totems Éco-logiques» sul campus universitario di Jussieu a Villeurbanne (Lione); gli spagnoli Elisabeth Abalo e Gonzalo Alonso hanno vinto nella sezione "Architetti e Ingegneri" (premio 4mila euro) per la realizzazione di una torretta che andrà a caratterizzare il porto turistico di Ribadeo, in Galizia, ricucendo il percorso che congiunge il litorale al centro storico. Infine, nella sezione "Pubbliche amministrazioni, enti pubblici, fondazioni e associazioni" vince il team di Carlo Roccafiorita, con l'associazione Corda, che a Mazara del Vallo (Tp) ha promosso il riuso temporaneo di una cava abbandonata.

«Abbiamo premiato progetti "freschi" che non facessero leva solo sul mattone o sul retrofit energetico – racconta Alessandro Marata del Cnappc –. Insieme ai progetti dell'anno scorso, adesso abbiamo un database di progettualità che ci permette di studiare i processi di rigenerazione urbana». Anche se la qualità dei progetti non è complessivamente molto elevata, nel giro di qualche anno almeno un 10% (quelli più strutturati) degli interventi potrebbero tradursi in realtà. «Oggi in Italia si sta muovendo davvero poco in questo senso – aggiunge Marata – a causa di una legislazione proibitiva e di processi urbanistici lentissimi. Gli operatori non hanno tempi certi e l'architettura non ha mai assunto un vero ruolo in questo campo».

A fare da modello, sullo sfondo internazionale, ci sono rigenerazioni di successo che a Malmo, in Svezia, ha dato vita a Bo01, un quartiere di 800 abitazioni biclimatiche nato dal recupero di un'area industriale. Al Saie 2013, oppure, parteciperà alla Smart City Exhibition Fabrice Roussel, vice presidente di Nantes Métropole e sindaco di La Chapelle-sur-Erdre: la cittadina francese quest'anno ha ricevuto il titolo di Capitale verde europea, precedentemente detenuto dalla spagnola Vitoria-Gasteiz (Spagna), grazie ad un programma urbanistico fortemente voluto dall'amministrazione. Oggi a Nantes vi sono 57 m² di spazio verde a persona; il 15% dei residenti utilizza i trasporti pubblici quotidianamente; la città ha presentato un ambizioso piano d'azione sul clima che mira a ridurre le emissioni di CO2 pro capite entro il 2020 del 30% rispetto ai livelli del 2003; il 60% della superficie della città è costituito da terreni agricoli o da aree verdi; e così via.

Per imitare i modelli d'oltreconfine, la settimana scorsa Legambiente ha presentato «Fermare il consumo di suolo, rigenerare le città», un documento inviato alle Commissioni parlamentari e al Governo, dove oltre ad analizzare il Disegno di Legge approvato dal Governo il 15 giugno 2013 su «Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato» propone integrazioni e modifiche normative per rafforzare l'efficacia dei controlli e spostare l'attenzione sulla rigenerazione urbana: «Se non si cambia la normativa sulle città italiane – aggiunge Zanchini di Legambiente – non cambierà mai nulla e rischiamo di perdere quest'occasione, oltre a non riuscire a sfruttare le risorse dei fondi strutturali europei». Legambiente, in particolare, propone di «introdurre una tassa per il consumo di suolo, prendendo come punto di riferimento la normativa tedesca, e di usare le risorse per la rigenerazione delle periferie», conclude Zanchini.

TAGS: Alessandro Marata | Architettura | Barack Obama | Carlo Roccafiorita | City Exhibition | Cnappc | Corda | Edoardo Zanchini | Elisabeth Abalo | Fabrice Roussel | Gonzalo Alonso | Italia | Legambiente | Lione | Maria Lucia D'Alessio | Nantes | Pubblica Amministrazione | Ribadeo | Saie 2013 | Spagna | Svezia

Trova Casa
annunci immobiliari
powered by