Da Terni a Isernia, recuperi per il turismo

di Francesco Nariello

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Questo articolo è stato pubblicato il 17 ottobre 2013 alle ore 12:43.

I borghi storici d'Italia attraggono investimenti. A scommettere sulla riqualificazione dei piccoli centri sono soprattutto i privati, anche se non mancano casi di partenariato con enti locali. L'interesse è trainato da fattori come il potenziale "turistico", il rendimento dell'investimento immobiliare, le possibili ricadute sull'economia locale. E le iniziative in campo vanno dalla realizzazione di alberghi diffusi al recupero finalizzato alla vendita di appartamenti.

«La riqualificazione dei borghi rappresenta un asset di grande interesse, in grado di catalizzare una progettualità pubblico-privata integrata», spiega Michele Esposto, presidente di Borghi Srl, società che dal 2008 punta su progetti di rifunzionalizzazione di piccoli centri storici, svolgendo attività di consulenza, assistenza tecnico-finanziaria e coordinamento. «L'obiettivo – dice Esposto – è favorire il matching tra domanda e offerta di progettualità, dalla ricerca di canali di finanziamento alla promozione presso gli investitori, italiani ed esteri. Il cui interesse scatta per rendimenti minimi del 7-8 per cento. Ci sono casi di valorizzazioni immobiliari in cui si spende sui 2mila euro/mq per il recupero, tra acquisto e lavori, e si vende anche a 4mila euro».

È basato tutto su capitali privati, ad esempio, l'intervento ultimato sul borgo di San Pietro Acquaeortus, nel comune di Allerona (Terni), tra Umbria, Toscana e Lazio. Investiti – dalla Spao Srl – circa 6 milioni per il restauro di 25 unità abitative di diversa ampiezza e la realizzazione, tra l'altro, di parcheggi esterni, impianti e servizi. L'area è destinata alla vendita in blocco con una richiesta di circa 8 milioni. A Castel del Giudice (Isernia), sull'Appennino molisano, è stata appena completata la prima fase di rifunzionalizzazione del Borgo Tufi, esempio di architettura rurale (vecchie stalle). Protagonista la Vello Spa, Stu tra Comune (quota 20%) e partner privati, con la creazione di un albergo diffuso e due edifici polifunzionali. A oggi sono completati 25 alloggi (apertura dicembre), mentre la seconda tranche – altri 19 alloggi da destinare anche a vendita o fractional ownership – non è ancora partita. Finora sono stati investiti 3 milioni di capitali privati, mentre è di 2,2 milioni il costo delle infrastrutture pubbliche. Il fabbisogno per la seconda parte è di 3,6 milioni.
Più corposo l'investimento – 30 milioni – sul Castello di Postignano (Perugia), borgo del IX secolo sulla strada tra Spoleto, Foligno, Norcia e Assisi. L'intervento ha visto il recupero, tra l'altro, di 59 abitazioni e una decina di botteghe, più aree servizi e benessere. In programma, inoltre, c'è un nuovo albergo (22 camere) ai piedi del borgo. Il progetto è stato realizzato dalla Mirto Srl, società specializzata in recuperi architettonici di pregio, a cui è anche affidata (insieme alla Postignano Servizi) la gestione. I primi appartamenti, da vendere singolarmente, saranno a breve sul mercato.

Caso a parte è quello di Riccia (Campobasso), in Molise, dove è in avvio un progetto di accoglienza diffusa orientato su «benessere e terza età». Il primo step, gestito dal Comune, ha fatto perno su finanziamenti pubblici (tra cui Fesr, Fsc, fondi regionali) per circa 1,5 milioni, destinati ad acquisire e ristrutturare una decina di immobili in disuso (per circa 40 posti letto) più spazi e servizi comuni: i lavori si chiuderanno entro il 2014. La gestione sarà affidata a soggetti privati – da individuare – interessati a un ulteriore ampliamento (fino a 100 posti letto) per un costo di circa 1,5-2 milioni.

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