La Siae annuncia l'acquisto della casa di Giuseppe Verdi a Bussetto tramite il fondo immobiliare Norma

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Questo articolo è stato pubblicato il 20 dicembre 2013 alle ore 17:22.

Magnati russi e ricchi cinesi dovranno aspettare. In vendita ormai da qualche mese, è stato comprato dalla Siae, attraverso il suo fondo immobiliare Norma di Sorgente Group, il neoclassico Palazzo Orlandi di Busseto, la grande casa dove Giuseppe Verdi visse dal 1849 al 1851 e dove compose tra l'altro il Rigoletto. E l'idea, rivela Gino Paoli all'Ansa, è ora di farne una «scuola di musica d'eccellenza, dedicata alla lirica e non solo».

Il fondo immobiliare Norma di Sorgente Group, a cui sono state conferite le proprietà immobiliari della Siae, ha concluso nei giorni scorsi le trattative per l'acquisto della casa, dove il Maestro visse e lavorò a lungo e dove, tra l'altro, compose alcune delle sue opere più significative.

Il Fondo Norma entrerà in possesso dell'immobile allo scadere dei sessanta giorni durante i quali il ministero dei Beni Culturali, attraverso le Sovrintendenze competenti per territorio, può esercitare il diritto di prelazione da parte dello Stato. L'operazione, cui Sorgente Group ha volentieri aderito nell'ambito delle proprie scelte, é stata fortemente voluta dalla Siae - come si legge in un comunicato - a tutela di un elemento rilevante del patrimonio culturale del nostro Paese.

«Abbiamo deciso di proporre al fondo di valutare l'acquisto della dimora di Giuseppe Verdi - ha affermato il presidente della Siae, Gino Paoli - per diversi motivi: prima di tutto per onorare la memoria del fondatore della Siae nell'anno del suo bicentenario e poi per preservare questo edificio simbolo che, secondo noi, va destinato ad un uso aperto alla fruizione del pubblico e degli associati della Siae. Studieremo con il ministero dei Beni Culturali e tutte le autorità competenti un progetto per utilizzare al meglio la casa di Giuseppe Verdi a beneficio della cultura italiana. Inoltre, questa operazione rientra nel più ampio progetto di valorizzazione delle attività culturali che Siae promuove e sostiene e che verranno presentate pubblicamente a gennaio 2014».

Certo «è presto per parlarne perché prima bisognerà pensare ai restauri», chiarisce il presidente della Siae. Comprato nel 1845 dal maestro, Palazzo Orlandi (che allora si chiamava Palazzo Dordoni-Cavalli) vanta dimensioni di tutto rispetto, vicine ai 2500 metri quadrati. Per cui è chiaro che, superato lo scoglio dell'acquisto, anche la ristrutturazione e la gestione non saranno cose da poco. L'idea di Paoli è però di farne, magari con qualche aiuto locale o del ministero, un centro di eccellenza dedicato alla musica, con una scuola che offra anche residenze, sull'esempio, spiega, «di quanto già si sta facendo con villa Cilea a Varazze, che è stata donata alla Siae e dove si sta realizzando un progetto pilota di questo tipo». Di certo, come si sottolinea anche nella nota ufficiale diffusa dalla società, quale che sia alla fine il progetto che si sceglierà di realizzare, verrà studiato "con il ministero dei Beni culturali e del Turismo e tutte le autorità competenti» e avrà l'obiettivo di «utilizzare al meglio la casa di Giuseppe Verdi a beneficio della cultura italiana».

Intanto, dopo le polemiche scoppiate qualche mese fa e il grido di dolore lanciato dal sindaco della città, Maria Giovanna Gambazza, la casa è stata comprata. Secondo quanto risulta all'Ansa, il prezzo d'acquisto sarebbe stato di 1,1 milioni di euro. Paoli non fa numeri, ma è soddisfatto: «Per noi comprarla era un obbligo - dice - Verdi è stato uno dei fondatori della Siae, era inevitabile che ce ne occupassimo». Per i restauri, spiega, «speriamo di essere aiutati», «magari anche da sponsor».

Comunque non sarà una cosa veloce, anche perché dopo l'atto, che è stato firmato nei giorni scorsi, ci sono da rispettare i 60 giorni di legge nei quali il Mibact potrebbe esercitare la prelazione, anche se già si sa che Massimo Bray non eserciterà il diritto. Il più è fatto, sottolinea Paoli d'accordo con il direttore generale Gaetano Blandini, "l'importante è partire". Progettato in stile neoclassico dal pittore e architetto bussetano Giuseppe Cavalli e costruito nella centralissima via Roma, il palazzo fu un pò una residenza dello scandalo per il grande maestro: qui Verdi visse more uxorio con la cantante lirica Giuseppina Strepponi, l'amata compagna che poi diventò la sua seconda moglie, ma la relazione extraconiugale scandalizzò i bussetani a tal punto che alla fine la coppia decise di trasferirsi a Villa Agata, subito fuori del paese. Quei pochi anni trascorsi a Busseto furono però densi e creativi per Verdi, che nelle stanze di quel palazzo compose tanti dei suoi capolavori, da Luisa Miller al Rigoletto. E qui nel 1867 morì il padre di Verdi, Carlo. La casa venne poi venduta nel 1888 dalla Strepponi che destinò il ricavato ad una pensione per poveri.

«Siamo onorati di avere la possibilità di inserire nel portafoglio di uno dei nostri fondi immobiliari un edificio con così tanta storia», afferma Valter Mainetti, amministratore delegato di Sorgente Group: «Il nostro gruppo é sempre stato particolarmente sensibile alla valorizzazione degli immobili di alto valore storico ed architettonico, concentrandosi sull'acquisto di edifici iconici in tutto il mondo. Anche in questo caso non mancheremo di formulare le nostre idee per tutelare e preservare l'identità della casa di Verdi, eccellenza nel panorama musicale e culturale del nostro Paese».

TAGS: ANSA | Busseto | Gaetano Blandini | Gino Paoli | Giuseppe Cavalli | Giuseppe Verdi | Giuseppina Strepponi | Luisa Miller | Maria Giovanna Gambazza | Massimo Bray | Mibact | Musica | Norma | Siae | Sorgente Group | Valter Mainetti

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