Arriva il «solar-sharing»: investire nel fotovoltaico per condividere l'energia a distanza

di Dario Aquaro

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 luglio 2014 alle ore 16:48.

(Olycom)

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L'unione fa la forza (dell'investimento) e rappresenta spesso una via obbligata. Per quanto attraente sia l'idea di produrre energia rinnovabile, pulita, tagliare le spese elettriche e rendersi così in parte autonomi, non sempre è possibile installare in casa un impianto. Se pensiamo al fotovoltaico, si possono incontrare ostacoli di tipo organizzativo come, nei condomini, la difficoltà a raggiungere un accordo in assemblea; o di carattere pratico, perché l'edificio è magari sottoposto a vincoli paesaggistici, ha un tetto mal esposto o con un'inclinazione svantaggiosa. Situazioni che si presentano soprattutto nelle città.

Le cooperative energetiche
Un modo per ovviare a questi freni è il modello di investimento delle coop energetiche: gruppi di cittadini che si mettono insieme per acquistare un impianto fotovoltaico con cui autoprodurre energia e coprire il fabbisogno.
Parlando di cooperative si pensa subito alla categoria di quelle "storiche", nata oltre un secolo fa per assicurare il servizio in zone marginali, a bassa densità di popolazione (oggi in Italia ci sono 77 cooperative e consorzi storici, secondo l'Osservatorio sulla cooperazione elettrica dell'arco alpino).
Un'altra "ondata" di cooperative, ancora piccola ma in espansione, si è vista invece negli ultimi anni «e si compone di iniziative locali, legate al mondo dei gruppi di acquisto solidali ma non solo», racconta Gabriele Nicolis, direttore marketing di ForGreen, società che sviluppa soluzioni nel settore delle energie rinnovabili. «Una decina di realtà territoriali tra cui la cooperativa Energyland, a Verona, che abbiamo inaugurato nel 2011 e che riunisce cento famiglie del luogo». Quel progetto con impianto da 1 MW sta dando frutti e ForGreen, in collaborazione con LifeGate, network di comunicazione per lo sviluppo sostenibile, ha quindi deciso di avanzare un altro programma: un po' diverso perché va a rompere i lacci territoriali.

Il fotovoltaico «social»
Si chiama SolarShare e presenta «il primo progetto italiano di cooperativa (WeForGreen, ndr) aperta a tutti, indipendentemente dall'ubicazione. Persone di città differenti potranno unirsi e condividere energia prodotta dal sole», afferma Stefano Corti, direttore generale di LifeGate. WeForGreen propone l'acquisto di un impianto fotovoltaico da 1 MW già esistente, la Masseria del Sole, parco nei pressi di Lecce realizzato grazie alla bonifica di una discarica esaurita. «L'impianto non è stato ancora comprato – dice Nicolis, responsabile del progetto - ma c'è un accordo di closing con un prezzo già fissato e timing preciso. Il costo (un milione di euro circa) è stato suddiviso in 500 quote, coperte già per un terzo: resta da completare entro ottobre la raccolta, che lascia ancora spazio a un ottantina di famiglie. Appena raggiunto il numero di adesioni necessario, si procederà a rilevare l'impianto. A quel punto il piano di business prevede di vendere l'energia a un grossista, operatore sul mercato dell'energia, e con i ricavi (inclusi gli incentivi del conto energia) pagare le bollette dei soci, a prezzi di borsa. È la cooperativa a occuparsi delle bollette, quindi con un controllo a monte; e a scegliere ogni anno il fornitore, tramite gara».

Il sistema delle quote
Ogni socio può comprare da una a sei quote, in base ai propri consumi, e ha diritto a un quantitativo di energia proporzionale alle quote possedute. E il fatto di essere slegati dal territorio implica che possa parteciparvi non solo il proprietario di casa ma anche chi vive in affitto, basta che sia intestatario di un contatore: in caso di trasferimento, porterà l'offerta nella nuova abitazione. Ma quante quote di fotovoltaico social servono a una famiglia? Per un fabbisogno medio annuo di 2.700 kWh, circa 500 euro, si ha bisogno di tre quote, per un investimento pari a seimila euro che rientra quindi dopo il decimo anno. «L'impianto fornirà l'elettricità necessaria a soddisfare le richieste dei soci per un periodo di 17 anni, durante il quale fruirà del conto energia. Se poi alla chiusura del sistema incentivante a livello economico la cooperativa non sta più in piedi – spiega Nicolis - si scioglie, cede l'impianto e il capitale investito torna ai soci». Considerazioni sulla resa dell'investimento saranno fatte anche qualora diventasse legge lo "spalma incentivi" che, nella formulazione del decreto pubblicato in Gazzetta, prevede per gli impianti fotovoltaici sopra i 200 kW di potenza, dal primo gennaio 2015, tariffe rimodulate su 24 anni anziché su venti.

Le Energy Community
Al di là degli aspetti specifici del progetto WeForGreen, del fotovoltaico condiviso senza barriere territoriali, va comunque diffondendosi il concetto di Energy Community: utenze energetiche che decidono di fare scelte comuni per soddisfare il fabbisogno energetico e massimizzare i benefici di un approccio "collegiale". Uno dei principali elementi dell'evoluzione del sistema elettrico verso la Smart Grid, come sottolinea l'ultimo Report dedicato al tema dall'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. «Quello delle cooperative energetiche – commenta Nicolis - può essere un anello importante del tema Smart Grid, che ha una sua complessità tecnica e tecnologica. Nel nostro caso, guardiamo con interesse alle esperienze consolidate nei paesi del nord Europa». In Belgio ad esempio, dove la cooperativa Ecopower conta oltre 45mila soci, 26MW di impianti installati e 95milioni di chilowattora prodotti. O in Germania, dove 80mila famiglie partecipano a cooperative energetiche che detengono oggi circa il 50% della capacità produttiva di energia da fonte rinnovabile.

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