Consumi termici, dalle rinnovabili il 13,5%. Ref-e e Domotecnica: crescita a rischio senza incentivi

di Dario Aquaro

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2014 alle ore 11:53.

L'anno scorso il consumo di energia in Italia è stato già inferiore al livello considerato dalla direttiva 2012/27/Ue e dalla Strategia energetica nazionale 2013 (Sen) quale obiettivo di miglioramento dell'efficienza energetica. «Non è però un buon indicatore, perché il trend dei consumi negli ultimi anni dipende soprattutto dagli effetti congiunturali e strutturali della crisi economica», spiega Tommaso Franci, esperto di politiche energetiche e ambientali e collaboratore dell'Osservatorio Energia di Ref-e.

«Intanto, da circa quattro anni, il totale dei consumi nel residenziale, che è un settore ad alta richiesta di energia termica (più dell'80%), ha superato quello dell'industria ed è secondo solo ai trasporti; una crescita attribuibile in particolare a ragioni di tipo socio-demografico».
Secondo le stime del centro studi Ref-e, la percentuale di rinnovabili nei consumi termici ha raggiunto il 13,5%, un valore più alto rispetto al sentiero di crescita indicato sia dal Piano di azione dell'efficienza energetica (Paee 2014) che dalla Sen.
«La performance - precisa Franci - è dovuta più alle nuove statistiche che a un trend di penetrazione adeguato a raggiungere l'obiettivo settoriale del 19% entro il 2020. Ad ogni modo, il solo residenziale rappresenta oltre il 70% dei consumi di rinnovabili termiche. Ma passare alle fonti energetiche rinnovabili o ad applicazioni efficienti è quasi sempre una scelta consapevole degli attori della domanda e non imposta dall'offerta: in questo senso le politiche di promozione devono coinvolgere fortemente le famiglie».

Scenari di mercato e primi risultati indagine sulla climatizzazione in Italia
Nella spinta alla transizione (le rinnovabili termiche risultano ancora poco conosciute) ruolo importante è rivestito dagli installatori, che sono in rapporto diretto con l'utente finale. Proprio gli installatori, su tutto il territorio nazionale, sono stati interrogati da Ref-e per scattare una fotografia e capire – con una buona rappresentatività - i nuovi apparecchi cosa hanno sostituito, a quale uso sono stati destinati, se la sostituzione è stata parziale o totale, quale sarà nel breve termine la performance delle differenti tecnologie sul mercato. Per ricostruire insomma l'attività condotta nel 2012, cominciare a delineare un panorama di quel che si è fatto nel 2013 e disegnare un quadro di proiezione sui prossimi due anni.

Lo scenario di mercato della climatizzazione (raffrescamento e riscaldamento) e l'indagine sono state presentate oggi (venerdì 19 settembre) al convegno "Tendenza di mercato e nuova etichetta energetica", tenuto al Lingotto di Torino nell'ambito del 16esimo Congresso nazionale Domotecnica (presenti oltre 2mila tecnici e 90 aziende leader di settore).
Nel 2012 sono stati installati nel settore residenziale un milione e 700mila apparecchi: la stima di Ref-e è stata effettuata a partire dai dati totali di vendita delle associazioni di produttori (Airu, Assolterm, Assotermica, Ceced Italia, Coaer). Le pompe di calore (incluso raffrescamento) rappresentano un terzo del totale (33,4%), seguite dalle caldaie tradizionali (26,4%), dalle tecnologie a biomassa (18,9%) e dalle caldaie a condensazione (10,4%); il solare termico si assesta sul 3,4 per cento. La "persistenza" delle caldaie tradizionali deriva in larga parte dagli impianti autonomi, mentre tra i sistemi centralizzati risultano preponderanti quelle a condensazione.

«Nei condomini centralizzati – dice Franci - c'è forse più attenzione e un vaglio concentrato sui risparmi futuri, vista l'entità dell'investimento. A sostenere nel 2012 le caldaie a condensazione e anche il solare termico sono stati soprattutto gli incentivi per la riqualificazione energetica, cioè le detrazioni al 55%. Dalle stime sul 2013 si vede invece come gli effetti dei bonus fiscali si facciano sentire ed "esplodano" su tutte le tecnologie, per l'innalzamento della percentuale di detrazione sulle ristrutturazioni, dal 36 al 50%, che sul risparmio energetico ha un raggio d'azione più esteso. Si può dire che ci sia stata una corsa ad accaparrarsi questo bonus».
I dati, ancora parziali, del 2013 lasciano dunque spazio ad alcune osservazioni. «Sicuramente il parco delle caldaie a gas sullo stock tiene complessivamente, ma cresce la parte più efficiente. C'è da considerare che le pompe di calore aria-aria come unico impianto vanno rimpiazzare per oltre la metà caldaie tradizionali».

Guardando alle previsioni per 2014 e 2015, sette installatori su dieci stimano un calo per le caldaie a gas tradizionali e vedono una crescita per quelle a condensazione. L'80% prospetta un aumento per il mercato delle pompe di calore e il 75% per le biomasse. Tra i fattori di spinta ci sono soprattutto il basso costo di funzionamento e il supporto del bonus fiscale, seguono i benefici per l'ambiente. Il residenziale è dunque sempre più terreno fertile per le tecnologie efficienti, nonostante crisi economica e riduzione della spesa sembrino penalizzare il mercato. Anzi, proprio per questo, è centrale – dicono gli operatori - che la detrazione "ad ampio raggio" sulle ristrutturazioni venga mantenuta al 50 per cento.

Il prossimo ingresso (settembre 2015) dell'etichetta energetica
Il convegno organizzato da Domotecnica è stata l'occasione per affrontare anche un tema importante che coinvolgerà – da fine settembre 2015 - l'intera filiera della sostenibilità. La normativa europea sulla etichettatura energetica per i sistemi di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria, che - come ha illustrato l'ingegner Valentina D'Acunti, consigliere di Assotermica (federata Anima) - impone la dichiarazione dei consumi della singola tecnologia e dell'intero impianto.

Cosa accadrà dall'anno prossimo? I consumatori potranno scegliere e confrontare gli impianti come già da tempo avviene con gli elettrodomestici. I produttori faranno scomparire le tecnologie tradizionali e avranno una certificazione per distinguersi sul mercato. E gli installatori dovranno formalizzare - e avere le competenze per compilare - l'etichetta che esprime le prestazioni dell'impianto.

TAGS: Consumatori | Italia | Tommaso Franci | Valentina D'Acunti

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