Nel grattacielo 432 di Park Avenue vendute su carta il 70% delle case

di Stefania Spatti

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 novembre 2014 alle ore 13:08.

Altro che senso di vertigini. E' il piacere di una vista a 360 gradi e senza confini ad avere il soppravvento. Settantottesimo piano. Civico 432 di Park Avenue. New York City. Siamo nell'edificio residenziale più alto dell'emisfero occidentale. Quello che Harry Macklowe - presidente di una delle due società costruttrici, la Macklowe Properties (l'altra è CIM Group) - descrive con orgoglio come il “nuovo benchmark del lusso”: 425,5 metri di altezza, più dei 381 metri dell'Empire State Building e dei 318 metri del Chrysler Building; 104 appartamenti su un totale di 96 piani.

Finiture selezionatissime e servizi cinque stelle su una superficie di 2.790 metri quadri. Si va dal ristorante riservato ai soli condomini e ai loro ospiti al 12esimo livello all'area fitness due piani sopra e alla piscina da 23 metri al 16esimo. Il tutto senza dimenticare la biblioteca, la sala da biliardo, quella da gioco per i bambini o per le riunioni, una terrazza all'aperto e le cantine climatizzate per conservare i vini più pregiati. Ovviamente con portiere e valet 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Il cantiere è a pieno regime. Lo scorso ottobre i muratori sono stati i protagonisti di un grande pranzo per festeggiare l'ultima gettata, quella in cima al palazzo dove si troveranno le sale macchine. E ora si lavora per consegnare le prime chiavi tra meno di un anno, il resto nei sei mesi successivi.

Gli unici ascensori disponibili sono per ora quelli del personale addetto ai lavori. Ci vogliono vari minuti per salire dal piano terra, tra la 56esima e la 57esima strada, e il settantottesimo piano dove ci è consentito arrivare. Bidoni, reti protettive arancioni, tubature e condutture, impalcature, tondini. Tutto è ancora grezzo. Il cemento, ha detto Macklowe, è il “maggior ingrediente dell'edificio”. Ce ne sono voluti più di 54.000 metri cubi su 6.500 camion, oltre alle 12.500 tonnellate di armatura metallica. Ma rendering delle sale finite appese alle pareti ancora spoglie e fogli arrotolati o stesi su scrivanie ricavate da travi in legno forniscono un assaggio di un progetto che sta prendendo forma.

“Generalmente preferiamo non portare qui i potenziali acquirenti. Potrebbero non riuscire ad immaginare l'appartamento finito. Potrebbero dire che è troppo piccolo”, racconta Richard Wallgren, vicepresidente esecutivo per le vendite e il marketing di Macklowe Properties. Le dimensioni non sono infatti un problema per gli appartamenti al 432 di Park Avenue. Quelli rimasti vanno da 350 metri quadri fino a 800 con prezzi a partire da 16,95 milioni di dollari.
Gli ultimi otto piani, quelli che comprendono le cosiddette penthouse, gli attici da oltre 90 milioni di dollari che occupano tutto un piano, sono stati venduti. E chi si chiede se ci siano ancora abbastanza miliardari alla ricerca di (un'altra) casa dove vivere (almeno per parte dell'anno), basti sapere che il 70% circa delle unità abitative è stato comprato. Su carta. E' infatti al ventunesimo piano del General Motor Building - rilevato nel 2003 da Macklowe per 1,4 miliardi di dollari (all'epoca una cifra record) e poi rivenduto nel 2008 - che si può passeggiare sullo stesso parquet in quercia che verrà usato negli appartamenti. E' lì, nell'immacolato centro vendite dove è vietato scattare fotografie, che sono stati ricostruiti il bagno con marmo di Carrara (c'è la versione per lei e per lui) e la cucina a marchio Aran (anch'esso italiano). Per dare il senso degli spazi disponibili dentro l'edificio - “un'estensione dell'appartamento”, precisa Wallgren - ci sono plastici creati ad hoc. E per vedere svettare “432 Park Avenue” basta buttare l'occhio fuori da una delle finestre.

E' lì, al 767 della Fifth Avenue, nel grattacielo GM di uffici alle spalle del celebre cubo di vetro del negozio Apple (un'idea dello stesso Macklowe), che il deus ex machina di questo progetto immobiliare fornisce qualche dettaglio davanti alla stampa internazionale: “Gli acquirenti hanno quattro cose in comune: sono molto ricchi, hanno uno yacht, un mezzo di trasporto aereo e una collezione d'arte”. Gli fa eco Wallgren: “I nostri clienti non dicono che devono scappare per prendere un aereo all'aeroporto JFK”, perché appunto viaggiano a bordo di un jet privato. La metà di loro è costituita - forse a sorpresa - da americani. “I primi ad avere riconosciuto l'ubicazione e il valore [del palazzo residenziale] sono stati i newyorchesi seguiti poi dai californiani”, soprattutto di Los Angeles, continua Macklowe aggiungendo: “C'è poi un terzo gruppo di acquirenti non americani che però hanno vissuto almeno un decennio negli Stati Uniti e infine un quarto gruppo, quello degli stranieri”. Si conoscono tra di loro, almeno per nome o per gli ambienti che frequentano. Tra di loro non c'è (fino ad ora) alcun italiano. Ad avere depositato invece il 25% del valore dell'appartamento (il saldo verrà pagato alla consegna) sono cittadini provenienti, tra gli altri, da Canada, Grecia, Egitto, Ucraina, Libano, Venezuela, Mosca (Russia), San Paolo (Brasile), Pechino e Hong Kong (Cina), Singapore e Londra (Regno Unito). Per loro non c'è minaccia di terrorismo che tenga, assicura Macklowe: “Nessuno ha sollevato questo problema. Se ci fosse un secondo attacco (dopo quello dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, ndr) sarebbe una cosa terribile, ma escludo che si verifichi”.

Con orgoglio smisurato - e con umorismo (gli piace raccontare barzellette per intrattenere il suo pubblico) - Macklowe si definisce fortunato di avere creato un grattacielo simbolo “del secondo decennio del ventunesimo secolo”, paragonabile a quello che il Chrysler Building è stato nel ventesimo secolo. E a lui che dice di pensare sempre in termini finanziari, fa piacere “sapere che qualcuno può comprare un appartamento che potrà rivendere generando un profitto. Sono felice di creare valore per gli altri. D'altra parte la casa è un elemento importante del patrimonio” di un individuo. E con sicurezza afferma: “432 Park Avenue è perfetto”, non solo economicamente ma anche intellettualmente.

A spiegare quest'ultima accezione è Rafael Viñoly, l'architetto che ne ha curato il progetto: “L'unicità del palazzo sta nel fatto che è intelligente. Capisce le variabili in gioco e naviga attraverso di esse”. Il riferimento è agli espedienti architettonici, e ingegneristici, scelti per questa struttura costantemente esposta al vento. Per questo ogni 12 piani ce ne sono due senza finestre che permettono all'aria di passare riducendone l'impatto contro l'edificio. Quei due piani vengono per altro illuminati di notte, diventando un elemento anche decorativo. “30 anni fa non si sarebbe potuto fare per ragioni tecniche”, continua Viñoly secondo cui il grattacielo è “significativo non perché è alto, a Manhattan non si può fare altro. Ma perché è tranquillo”. Una tranquillità, spiega, emanata dal design delle finestre (24 per ogni piano, tutte 3 x 3 metri circa), e dal senso di protezione che garantiscono (essendo così grandi e pesanti non si possono per altro aprire, motivo per cui gli appartamenti sono dotati di un apposito sistema di ventilazione che permette all'aria di entrare).

Ora che è quasi finito, “il progetto sembra facile. Però non lo è”, garantisce Macklowe. “432 Park Avenue” ha certamente cambiato lo skyline di New York. E' visibile dal Bronx fino al Queens e Brooklyn. Ma per Macklowe è perfetto. “Poi sta a ognuno giudicare”.

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