Insufficienti le risorse per l’efficienza energetica:  fondo di garanzia da finanziare

di Dario Aquaro

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 dicembre 2014 alle ore 19:34.

L'Italia ha raggiunto a fine 2012 solo il 15% dell'obiettivo di risparmio fissato dalla Strategia energetica nazionale (Sen) e atteso al 2020. Il 26,2% se si guarda al solo residenziale (Fonte: Piano d'azione per l'efficienza energetica 2014).

A rallentare il percorso verso l'efficienza energetica, come sottolinea l'Energy efficiency report 2014 che viene presentato oggi dall'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, insistono ancora diversi ostacoli: nella corretta realizzazione dell'audit, nello sviluppo del risk management non solo in fase di progettazione ma anche di realizzazione e gestione dell'intervento, e nelle modalità di finanziamento. L'indagine del Politecnico ha coinvolto 80 Esco (Energy service company, società che effettuano interventi di efficientamento, assumendo su di sé il rischio dell'iniziativa in cambio di accordi di fornitura con il cliente finale) e 35 istituti di credito. Per facilitare il finanziamento dell'efficienza energetica le prime chiedono (89%) una più stretta collaborazione con le banche, che d'altra parte auspicano (73%) la cessione dei crediti che derivano dall'accesso alle tariffe incentivanti. Entrambe le parti, sia Esco (84%) che istituti (92%), sono però concordi nel ritenere fondamentale la leva di un fondo di garanzia a livello nazionale. Fondo che consenta di coprire i rischi legati al progetto, sgravando gli istituti dal possibile pericolo di insolvenza del cliente e le società dall'obbligo di presentare garanzie collaterali.

Uno strumento di questo tipo è già stato previsto dal Dlgs 102/14 che recepisce la direttiva 2012/27/Ue prevede infatti che sia istituito, presso il ministero dello Sviluppo economico, il “Fondo nazionale per l'efficienza energetica”. Serve a sostenere interventi realizzati dalla Pa, le Esco e le imprese su propri immobili, impianti e processi produttivi, ha natura rotativa e si articola in due sezioni. Una riguarda la concessione di garanzie, su singole operazioni e/o di portafoglio, su finanziamenti erogati alle imprese per realizzare interventi di efficienza energetica. L'altra riguarda l'erogazione di finanziamenti, direttamente o attraverso intermediari. «Il Fondo è concepito per progetti di una certa dimensione, in particolare presso utenti di natura industriale e del terziario – spiega Vittorio Chiesa, direttore Energy & Strategy Group –. Ma i proprietari di immobili privati, per interventi globali su edifici, ne gioverebbero indirettamente, perché si alleggerirebbe il peso che ora grava sulle Esco chiamate a realizzare gli interventi».

I criteri, le condizioni e le modalità di funzionamento, di gestione e di intervento del Fondo saranno stabilite con uno o più decreti attuativi (che in teoria dovevano essere emanati entro 90 giorni dall'entrata in vigore del Dlgs 102/14, il 4 luglio scorso). La dotazione per gli anni 2014 e 2015 è rispettivamente di 5 e 25 milioni e può essere ulteriormente integrata, per il periodo 2014-2020, ad esempio fino a 15 milioni annui a carico del Mise e fino a 35 milioni annui a carico del ministero dell'Ambiente. Ma quale dovrebbe essere l'ammontare “ideale” di questo Fondo, in relazione agli obiettivi 2020? L'Energy Efficiency Report prova a calcolarlo, considerando le soluzioni tecnologiche disponibili, la loro convenienza economica nei differenti ambiti di applicazione, e un effetto leva (pari a 18) già ottenuto in passato per altri fondi di garanzia (in particolare, Fondo di garanzia per le Pmi del ministero dello Sviluppo economico, legge 662/96). «Per raggiungere il 30% dell'obiettivo di risparmio di energia finale (15,5 Mtep, milioni di tonnellate di petrolio equivalenti) prefisso in tutti e tre gli ambiti considerati (residenziale, industriale e terziario, sia pubblico che privato) si dovrebbe disporre – osserva Chiesa – di 51 milioni di euro annui costanti tra il 2015 e il 2020. Valore che sale a 136 e 219 milioni per raggiungere rispettivamente il 40 e 50% dell'obiettivo». Solo per interventi riservati al residenziale il fondo dovrebbe ammontare a 23 milioni di euro annui se si vuol arrivare al 30% dell'obiettivo, 80 milioni per il 40% e 135 milioni per il 50 per cento.

Per ora, il «tradizionale» prestito bancario rimane lo strumento principale per finanziare l'efficienza energetica. Ma ancora pochi istituti (13%) lo concedono analizzando, oltre il merito creditizio, la valenza tecnico-economica del progetto. Il prestito è favorito soprattutto dalle “barriere” normative e burocratiche che inibiscono i finanziamenti alternativi (fondi pubblici, project bond, leasing eccetera) e che rendono il mercato italiano ancora «arretrato». Il solco è evidente, come si legge nell'Energy Efficiency Report 2014: tra il 2007 e il 2013 i prestiti hanno portato a realizzare interventi di efficienza energetica per 585 milioni di euro, contro i 174 milioni degli strumenti di leasing e i neanche 50 milioni dei finanziamenti pubblici. «Escludendo i programmi rivolti a Pa e imprese – commenta Davide Chiaroni, vice direttore Energy & Strategy Group – a promuovere l'efficienza energetica per i privati cittadini sono solo poche singole regioni virtuose, come Basilicata ed Emilia Romagna che hanno stanziato complessivamente 34 milioni».

TAGS: Davide Chiaroni | Energy & Strategy Group | Esco | Italia | Ministero dello sviluppo economico | Pubblica amministrazione

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