La crisi del mattone rivoluziona i fabbisogni professionali: i profili più richiesti dagli head hunter

di Michela Finizio

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2012 alle ore 10:23.

Oggi il real estate occupa in Italia circa 2,2 milioni di addetti: di cui quasi 1,9 nelle costruzioni (indotto diretto) e 320mila nell'industria immobiliare, degli investimenti e dei servizi, secondo i dati Aspesi-Federimmobiliare. Numeri ben lontani da quelli di cinque anni fa, con una perdita di posti di lavoro che ha colpito pesantemente l'edilizia. Il mercato occupazionale del settore è in stallo: le parole d'ordine sono «mantenere le posizioni» e «trovare profili con competenze più trasversali». Obiettivo: rigenerare le aziende del mattone.

APPROFONDIMENTI

La parola degli head hunter
In controtendenza il fabbisogno di professionalità tecniche. Lo conferma Maria Grazia Buttiglieri, cacciatrice di teste specializzata nell'immobiliare per Russell Reynolds Associates: «Ingegneri e tecnici sono molto richiesti per il corporate real estate: oggi è quanto mai necessario gestire al meglio, con minori costi, il patrimonio immobiliare aziendale». Se il mercato cerca, dunque, cerca principalmente gestori: «Le capacità di analisi, finanziarie e matematiche, hanno più peso – afferma Cristiano Garocchio, practice leader real estate & construction di Key2people – e le property company hanno smesso di cercare nuovi fundraiser: hanno capito che il problema non sono le loro capacità, ma l'assenza generale di capitali».
C'è stata qualche richiesta di consulenze giovani, esperte di marketing immobiliare 2.0, nella speranza di sbloccare le vendite. Per il resto, oggi, chi può intervenire sul personale «cerca soprattutto di cambiare il management – spiega Buttiglieri –. Nell'ultimo anno i pochi movimenti hanno riguardato figure apicali. Servono persone capaci di gestire situazioni complesse e di passaggio, che non abbiamo necessariamente esperienza nel real estate, come è capitato ad esempio in IdeaFimit e Prelios». Anzi, se vengono da fuori possono portare nuove competenze: «Si vanno a pescare professionalità manageriali altrove – spiega l'head hunter – perché portino con sè i loro legami e le relazioni intessute, magari con fondi internazionali, istituzioni o casse di previdenza. Oppure manager affermati nel fundraising intenazionale, o conosciuti per la loro capacità di traghettare l'azienda verso la ripresa».

Competenze e qualifiche
Anche nel real estate, come in altri settori economici, è condivisa la spinta a ottimizzare ogni posizione già assunta. «I ruoli presenti in azienda vengono stressati – afferma Garocchio di Key2people –. Un fund manager che prima seguiva solo un fondo oggi ricopre un ruolo più ampio e svolge attività diverse. Così, il property manager segue anche il ciclo di fatturazione e i rapporti con l'esterno». Le competenze richieste diventano più trasversali e, a dimostrarlo, è l'evoluzione delle qualifiche: il fund manager lascia il posto al portfolio manager e al team leader; il project manager di una volta diventa, all'inglese, head of project oppure head of development. «Diminuisce l'accento sul progetto, cresce sulle capacità di coordinamento», spiega Garocchio. Scompaiono dalle denominazioni, inoltre, le asset class: nelle property company non c'è più l'asset manager residential o l'asset manager office, ma si preferisce accorpare le competenze per natura di investimento, ad esempio in un unico asset manager core. «Sulle qualifiche c'è da sempre grande inventiva – aggiunge – ma in Inghilterra questi passaggi sono avvenuti cinque anni fa».

Fuoriusciti e ricollocamenti
Chi esce dal mercato immobiliare non torna più e si mette alla prova in contesti molto diversi. «C'è stata una prima stagione di parziale assorbimento da parte del settore pubblico, si tratta di cinque o sei casi – racconta Garocchio –. Oppure, qualche fuoriuscito è approdato in imprese di costruzione, magari cresciute e che hanno puntato sullo sviluppo e la promozione dei progetti, come Cmb o Rizzani de Eccher». Tra gli "usciti" dalle aziende italiane del real estate, in pochi continuano a operare nel settore in proprio: «Sono riusciti a rigenerarsi – conclude Buttiglieri – nella consulenza, e soprattutto nella gestione del debito, facendo leva sui contatti personali sviluppati in passato». È il caso, ad esempio, di Mauro Savoia: dopo essere uscito da Merrill Lynch dove era capo di RE Lending ha creato Three Stars Capital Partners e sta avendo successo.
C'è anche chi, infine, è tornato in Italia dopo aver fatto carriera al'estero: una prima generazione di pionieri è rientrata verso la fine del 2011, in seguito al crollo delle grandi banche d'affari americane oppure alle sforbiciate del personale nelle compagnie globali. Un fenomeno, quest'ultimo, che dovrebbe far riflettere i tanti che oggi, invece, chiedono in continuazione di fare esperienze all'estero: «La domanda di chi cerca occasioni oltre confine è sempre più diffusa – conclude l'head hunter di Key2people –. Non sono giovanissimi, hanno tra i 30 e i 35 anni, e pensano di trovare qualcosa di più vivace, ma non trovano quasi mai rispondenze».

TAGS: Cristiano Garocchio | Dati settoriali | Italia | Key2people | Maria Grazia Buttiglieri | Mauro Savoia | Russell Reynolds Associates | Three Stars Capital Partners

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