I cervelli del mattone provano la fuga all'estero

di Michela Finizio

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Questo articolo è stato pubblicato il 13 settembre 2012 alle ore 09:02.

(Corbis)

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Nel real estate italiano tutti si conoscono. È difficile cambiare lavoro senza che altri sappiano. È una «comunità», come la definiscono gli stessi addetti ai lavori riuniti da domani a Santa Margherita Ligure per il 20° Forum di Scenari Immobiliari. E, come tale, è per definizione molto locale e chiusa in se stessa. In questo contesto «alcuni di noi hanno fatto di necessità virtù», racconta a Casa24 Plus un professionista cresciuto in Italia negli anni d'oro della finanza immobiliare, trasferitosi da due anni a Londra per una grande realtà del mattone internazionale.

La brusca frenata delle operazioni in Italia e i continui tagli al personale spingono gli operatori a cercare di ricollocarsi all'estero. Emigrano i "vecchi" (non per età, ma per carriera) guru della finanza, ma anche gli italiani più giovani spinti a traslocare presso le altre sedi europee di grandi banche di investimento e società internazionali: «Ho colto con piacere la possibilità di essere trasferito all'estero nell'ambito della stessa società», dice Pierpaolo Capaldi, 25 anni, attualmente impiegato in Germania presso Axa Reim. «Le molte pecche del mercato immobiliare italiano spingono a concentrare le energie altrove», aggiunge.

L'assenza di occasioni in italia
A confermare l'immobilismo del nostro real estate sul fronte occupazionale sono alcune recenti notizie. Risale a meno di sei mesi fa la chiusura della filiale italiana di Redevco, che da due anni faceva lavorare sette consulenti a Milano. Destino da definire, inoltre, per una ventina di dipendenti della Aig Lincoln, famosa per aver sviluppato il progetto dell'ex Alfa di Arese e il Parco Leonardo a Roma, che con il 2012 chiuderà la sua attività italiana. Davanti a questa involuzione, ricollocarsi non è facile, tanto meno continuare a fare carriera all'estero: «Il real estate italiano è un mercato molto locale – afferma l'head hunter specializzato nel settore, Cristiano Garocchio di Key2people –. Oltre alle barriere linguistiche, mancano le competenze per affacciarsi sul mercato internazionale».

Profili tecnici richiesti nel mondo
Eppure non mancano le storie di successo. Tra i profili tecnici più dinamici, ad esempio architetti e ingegneri, alcuni sono approdati presso grandi cantieri in Medio Oriente, Cina o America Latina. Persino a profili junior, come quello di Alessandro Bevilacqua, 33 anni, ex studente di architettura a Venezia, accade di diventare project manager per la costruzione di una mega torre in Cina a Beijing. Sono le grandi società di ingegneria e costruzione ad assumere in questo campo. «Di recente mi è capitato – afferma il cacciatore di teste Cristiano Garocchio – di seguire l'assunzione di un giovane laureato a Milano in Economia e commercio presso un'azienda internazionale di costruzioni, coinvolta in un mega-cantiere di New York, dopo circa sette anni di esperienza come planner controller (controllo delle commesse, ndr) per un fondo immobiliare italiano».

La vecchia finanza si ricolloca
Anche la "vecchia" finanza immobiliare guarda oltre i confini e gli analisti cresciuti in Italia tra fine anni Novanta e primi 2000 (oggi al massimo quarantenni) riescono ad emigrare grazie ad esperienze fatte dentro Merril Lynch oppure in Lehman Brothers. Erano 32, ad esempio, le persone impiegate in Italia in quest'ultima grande banca di investimento, al momento della scoppio dei subprime americani nel 2008: una dozzina di loro si è ricollocato all'estero (altrettanti, circa, hanno cambiato settore).
Ha fatto scuola il caso professionale simile di Gianluca Muzzi, classe 1960, da due anni responsabile piattaforma RREEF Real Estate a livello europeo (Germania esclusa). Dopo una lunga e rapida carriera in Italia, prima in Lazard & Co., poi in Deutsche Bank e infine come responsabile della Fondi Immobiliari Sgr, oggi vive a Londra, con una figlia, e non ha alcuna intenzione di tornare presto nel suo Paese di origine. Lo hanno raggiunto un paio di interessanti proposte professionali (anche per ricoprire il ruolo di amministratore delegato di una primaria società italiana del real estate), ma il disincentivo al rientro è troppo elevato: da un lato una carriera di respiro europeo e internazionale difficilmente realizzabile in Italia; dall'altra una qualità della vita e del lavoro ineguagliabile nel nostro Paese.
Oggi a Londra il team di Muzzi è composto da 150 persone, di cui due italiane e il resto proveniente da tutto il mondo. La diversità e l'internazionalità sono fattori coltivati in realtà come RREEF, piattaforma di gestione degli investimenti immobiliari tra le più grandi al mondo di Deutsche Bank. Chi le prova, difficilmente torna a far parte della «comunità» italiana. E chi lavora all'estero come Muzzi è pronto a confermare buste paga più corpose, maggiore trasparenza e meritocrazia, ma anche a smentire un falso mito: non è vero che gli italiani lavorano di meno, anzi. Operare in Italia spesso vuol dire scontrarsi con le difficoltà e scontare una disorganizzazione generale: lavorare di più ma lavorando peggio, insomma.
Profili come Gianluca Muzzi o Massimo Saletti (oggi head of Emea Re Investment Banking team per Deutsche Bank), cresciuti appunto negli "anni d'oro", hanno assunto posizioni di rilievo nel mercato europeo. È successo anche ad Antoine Castro, oggi managing director di Quantum Global Real Estate in Svizzera: «Per mancanza di opportunità ho lasciato l'Italia, dove ho lavorato per oltre dieci anni in Goldman Sachs e Morgan Stanley – racconta –. Non è più un mercato stabile e, per seguire il passo della mia carriera, dopo sei mesi di ricerca ho colto al volo un'opportunità all'estero».

Esperienze professionali altrove
Ai dipendenti più "fortunati" di grandi banche di investimento o società internazionali, inoltre, viene proposto di fare esperienze interne al gruppo, ma in altri Paesi. Come finestra formativa, oppure per continuare a fare una carriera adeguata alle loro aspettative. Lo ha fatto Marco Pirola, classe 1981, nel 2011 trasferendosi dalla filiale italiana di Milano a quella centrale di Parigi per Bnp Paribas Reim: «L'Italia mi manca molto ma sono contento di poter guardare al mio lavoro da europeo», dice. Lo stesso Michele Russo, 32 anni, oggi responsabile per le acquisizioni asset management Sud Europa per Jp Morgan, dove lavora dal 2006 (prima in Italia ora a Londra): «La mancanza di opportunità di crescita e in molti casi di meritocrazia – racconta – spinge a cercare fortuna altrove, oppure impedisce di tornare».

Ecco le nostre interviste ad alcuni professionisti italiani del real estate che lavorano all'estero:
Pierpaolo Capaldi, 24 anni, è gia transaction manager per Axa Reim in Germania;
Flavio Casero, 39 anni, è partner di Rockspring a Londra;
Alessandro Malipiero, 33 anni, lavora nel cuore del real estate europeo;
Marco Pirola, classe 1981, e la sua carriera in Bnp Paribas Reim;
David von Pressentin, 39 anni: profilo internazionale approdato in Ubs Lugano;
Michele Russo, 32 anni, in Jp Morgan a Londra per "imparare il mestiere"

Errata corrige: Informiamo i lettori che nella versione cartacea di Casa24 Plus del 13 giugno l'articolo "I cervelli del mattone provano la fuga verso l'estero" riportava una notizia errata circa la chiusura degli uffici italiani da parte del gruppo immobiliare Grosvenor. Come corretto nella versione online, il gruppo smentisce e conferma che il suo ufficio di Milano resta aperto, con due risorse impiegate. Ci scusiamo con i lettori e i diretti interessati per l'accaduto.

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