È il real estate l'ultima tappa del crowdfunding

di Adriano Lovera

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 18 luglio 2013 alle ore 08:24.

In Colombia. Raccolti 172 milioni di dollari su internet per il BD Bacatà di 66 piani

In Colombia. Raccolti 172 milioni di dollari su internet per il BD Bacatà di 66 piani

Negli Usa inizia ad essere una realtà. In Italia è ancora in fase di avvio, ma intanto il nostro Paese si è posto all'avanguardia, primo in Europa a dotarsi di una regolamentazione specifica. È l'equity crowdfunding, cioè la raccolta diffusa di capitali attraverso Internet a sostegno di progetti imprenditoriali. Secondo Deloitte l'intero crowdfunding, compreso quello destinato al sociale, arriverà nel 2013 a valere 3 miliardi di dollari in tutto il mondo (contro 1,5 del 2011). Gli Stati Uniti sono i pionieri e inizia a beneficiarne anche il real estate, visto che le prime dieci piattaforme in Rete hanno già all'attivo alcune centinaia di milioni di dollari che finanziano progetti residenziali o commerciali. Un esempio? Westmill Capital, società di sviluppo, vuole ristrutturare un piccolo shopping center di due piani nella periferia di Washington.

Investe 500.000 dollari propri e ne raccoglie 350.000 tramite il portale Fundrise.com, che si rivolge sia a piccoli risparmiatori sia a grandi investitori. La proposta è allettante: si acquista una quota di proprietà con una soglia minima molto bassa, 100 dollari, e con rendimento stimato dell'8% annuo su un orizzonte decennale, derivante dai canoni di affitto. «E si può investire anche dall'Europa», fanno sapere dal portale. In America ci sono già decine di esempi del genere, alcuni anche su larga scala. Prodigy network, attivo già dal 2003, permette di investire su New York ma anche in Sudamerica e ha raccolto 171 milioni di dollari che andranno a finanziare il grattacielo più alto di Bogotà, in Colombia. E tra i siti maggiori ci sono anche Realty Mogul, Realtyshares, Collaperty. «Certo, i rendimenti medi sono più bassi rispetto all'esempio, un risultato del 4% è già ottimo. E bisogna avere un orizzonte temporale medio lungo, visto che non esiste un mercato secondario delle quote e oggi è difficile rivenderle», spiega al Sole 24 Ore David Drake, presidente e fondatore della società di private equity Ldj Capital, esperto del settore .

«Dal punto di vista degli sviluppatori, attualmente è uno strumento sfruttato soprattutto dai piccoli, ma iniziano ad interessarsi anche i grandi e soprattutto gli enti locali, perché sperano così di dirottare liquidità fresca su progetti di riqualificazione urbana». Negli Usa il settore è regolato dalla Sec, la Consob americana, che pone dei paletti per non esporre al rischio i risparmiatori. Possono investire solo le persone fisiche con un buon reddito (minimo 200.000 dollari l'anno o 1 milione di patrimonio) o gli istituzionali. In Italia, invece, il D.L.18 ottobre 2012 n. 179 (Decreto crescita bis), prevede questo strumento solo per il finanziamento di start-up innovative, quindi non società esistenti, e ha delegato la Consob di redigere il Regolamento definitivo del settore, pubblicato finalmente lo scorso 12 luglio. Anche questo tutela chi investe con varie misure (vedi scheda): i gestori dei siti andranno iscritti in un apposito registro e dovranno rispettare criteri di trasparenza e solidità.

Per ogni progetto, almeno il 5% di quanto offerto dovrà essere sottoscritto da investitori professionali, fondazioni bancarie o incubatori. Le persone fisiche, se vorranno investire più di 500 euro, saranno sottoposte alla verifica sull'adeguata conoscenza degli strumenti da sottoscrivere, come da direttiva Mifid, così come succede quando si compra in Borsa o si acquistano quote di un fondo di investimento. Quali sono le possibilità concrete di usare il crwodfunding per l'immobiliare? I presupposti sono buoni, tanto che alcune piattaforme sono già ai nastri di partenza, come Wallrise. Qualche punto interrogativo resta. «Il decreto, per ora, la riserva solo alle start up e per molti questo è un freno», dice Antonio Campagnoli, socio dell'advisor Il Punto Real Estate, che ha partecipato al processo di consultazione pubblica circa le nuove norme Consob.

«Penso, però, sia sufficiente presentare un progetto innovativo, ad esempio nella bioedilizia e nei metodi di costruzione a basso impatto ambientale. Non servono piani faraonici, con 5 milioni già si fa una palazzina in periferia. Quanto all'esigenza di essere una start up, basta costituire un nuovo veicolo ad hoc, come una srl o perché no una cooperativa, come accaduto negli anni Cinquanta quando la formula della coop è stata fondamentale per cambiare il volto di tante città italiane. Oggi che il canale bancario non riesce più a sostenere il settore, questo nuovo strumento può essere una valida gamba d'appoggio, se non un'alternativa tout court».

TAGS: America del Sud | Antonio Campagnoli | Borsa Valori | Consob | David Drake | Italia | Ldj Capital | Realty Mogul | Risparmio personale | Stati Uniti d'America | Westmill Capital

Trova Casa
annunci immobiliari
powered by