Canyon di sabbia, grafica 3D e un'oasi: ecco il padiglione degli Emirati Arabi per Expo 2015

di Michela Finizio

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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2014 alle ore 15:37.

Esperienze culinarie e interattive, ma non solo, per coinvolgere il visitatore sin dal primo ingresso nel sito. Saranno mura alte 12 metri, una sorta di canyon di sabbia, ad accogliere i turisti che nel 2015 visiteranno il padiglione degli Emirati Arabi Uniti all'esposizione universale che si svolgerà a Milano, un progetto dello studio di architettura Foster+Partners basato su tecnologia e sostenibilità, tanto che - una volta finita l'Expo - potrà essere smontato e spostato ad Abu Dhabi.

Anche la presentazione del progetto, che sorgerà lungo il Decumano (l'asse principale del sito Expo 2015) è stata all'insegna della sostenibilità con una conferenza stampa via web triangolata fra Milano (dov'era fra gli altri il commissario unico di Expo Giuseppe Sala), Londra (dove si trovavano gli architetti) e Abu Dhabi ('cuorè del progetto). Il tema scelto per il padiglione è «Food for Thought», cibo per il pensiero. L'esempio che gli Emirati Arabi vogliono mostrare al mondo è quello di Masdar, la città completamente ecosostenibile che proprio lo studio Foster sta costruendo.

Sfruttando il terreno stretto, gli architetti per il padiglione hanno pensato a ricreare l'effetto del vento nel deserto con mura curve, come onde di sabbia, che corrono parallele per 140 metri di lunghezza. Appena entrati i visitatori riceveranno un tablet con cui potranno dare vita ad alcuni degli oggetti disposti nella parte iniziale del percorso che poi continua con la proiezione di un video non in un singolo schermo ma a 360°: grafica 3D, un'oasi, tre punti ristoro fra cui uno sul tetto (dove ci saranno anche orti che forniranno parte del materiale al ristorante) completeranno l'esperienza. «Sarà un'esperienza che non dimenticheranno», ha assicurato il commissario generale degli Emirati Arabi per Expo Salem Al Ameri. «Questa per noi è una partnership importante», ha aggiunto Sala, ricordando che Milano passerà il testimone a Dubai dove si svolgerà l'Expo del 2020.

«Il nostro scopo - ha spiegato Gerard Evenden, architetto a capo del progetto e partner di Foster - non é stato semplicemente quello di creare un edificio simbolo, ma di costruire uno spazio che fosse parte integrante della nostra storia e del tema stesso. Ogni cosa che abbiamo realizzato é connessa agli Emirati Arabi Uniti e ai loro sforzi per ottenere soluzioni sostenibili. Abbiamo attinto a un paesaggio naturale, all'architettura locale così come ai modern designs, che sono essi stessi influenzati dalle forme tradizionali. Un orto sulla terrazza aiuterà a rifornire il ristorante, mentre saranno impiegate una serie di tecnologie di energia verde». Gli Emirati Arabi Uniti, che stanno affrontando una crescita esponenziale della popolazione, intendono proprio spiegare ai visitatori - secondo quanto sottolineato il Commissario generale del Paese a Expo, Salem Al Ameri - come si sta gestendo la situazione e come, con la cooperazione con aziende innovative, gli Uae sia impegnata a condividere risorse e conoscenze per aiutare altri ad affrontare simili problemi.

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