Domanda a picco: -48% a febbraio

di Vito Lops

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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2012 alle ore 10:27.

L'effetto-gambero sugli spread potrebbe dare una sterzata al mercato dei mutui. Mercato che piange: incrociando i dati della domanda e dell'offerta emergono cali – tra gennaio e febbraio – sconfortanti, che ci si augura rappresentino il fondo del barile.
Il barometro sulle richieste elaborato da Eurisc, il sistema informazioni creditizie di Crif che raccoglie i dati di oltre 78 milioni di posizioni creditizie, indica che il mese scorso la domanda di mutui è crollata del 48% rispetto a febbraio 2011. Accentuando il calo di gennaio (-44%). Numeri influenzati anche dalla fisiologica flessione delle richieste di surroga. Con l'impennarsi degli spread sui mutui (a maggio viaggiavano in media intorno all'1,3% per poi balzare in pochi mesi oltre il 3%) la convenienza della surroga è venuta meno. Perché i tassi sui nuovi mutui proposti sono risultati in media decisamente più cari rispetto a quelli dei vecchi mutui, sia a tasso variabile che a tasso fisso. Vecchi e nuovi potenziali mutuatari hanno però un punto in comune: gli indici Euribor (utilizzati per calcolare la maggior parte delle rate dei mutui variabili proposti in Italia) si stanno riavvicinando ai minimi di tutti i tempi. L'indice a un mese viaggia infatti intorno allo 0,45%, quello trimestrale poco oltre lo 0,8 per cento. E le previsioni restano promettenti dato che i future sull'Euribor a tre mesi indicano che nei prossimi due anni volerà decisamente basso.

Dati che stanno orientando le nuove richieste di mutui verso il tasso variabile, passato a una quota di mercato del 53% dal 40% dell'anno scorso. Guardando i dati di mercato stupisce anche l'importo medio richiesto: 130.700 euro, il livello più basso degli ultimi cinque anni.
Se – vuoi per le incertezze economiche future e il calo delle compravendite, vuoi per nuovi mutui più cari rispetto a quelli degli ultimi due anni – la domanda langue, l'offerta non è da meno. I dati di Assofin, l'associazione del credito al consumo e del mercato immobiliare, tracciano una caduta dei flussi erogati a gennaio del 56,6% su base annua.
Con la differenza però, rispetto ai mesi scorsi, che adesso comincia a trapelare un certo ottimismo, anche grazie al riapprezzamento dei titoli di Stato italiani e, di conseguenza, alla crescita dei valori patrimoniali degli istituti di credito italiani che in pancia detengono forti quantitativi di bond del Tesoro.

«Per gli intermediari lo scenario, soprattutto con riguardo all'attività di funding, appare oggi meno critico di qualche mese fa e per questo è prevedibile un atteggiamento di maggiore apertura nell'erogazione di mutui – spiega Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo di Assofin – tuttavia, sarà difficile avere evidenza di una netta inversione di tendenza nel breve periodo, anche perché nei primi mesi del 2011 erano ancora in atto campagne promozionali aggressive da parte di alcuni gruppi bancari e per questo il confronto risulta penalizzante. Se i trend in atto si confermeranno, sarà più probabile registrare un cambiamento di tendenza a partire dal secondo trimestre del 2012».

TAGS: Associazione Italiana del Credito al Consumo e Immobiliare (Assofin) | Giuseppe Piano Mortari | Mutui

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