Giù lo spread BTp-Bund ma i mutui restano cari

di Vito Lops

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2012 alle ore 17:46.

Santa Margherita Ligure (Genova)

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Sui mercati finanziari l'effetto Draghi s'è visto. Sul mercato dei mutui, ancora no. L'approvazione dello scudo anti-spread a inizio settembre da parte del governatore della Banca centrale europea ha favorito una repentina riduzione dei tassi dei titoli di Stato italiani spigendo al ribasso il differenziale di rendimento (lo spread appunto) sui titoli tedeschi. Questo, per la scadenza a 10 anni, è sceso dai 530 punti di fine luglio a 340 punti. In più, sempre facendo partire il conteggio da fine luglio (quando Draghi ha annunciato per la prima volta l'intenzione di varare un meccanismo di protezione sui bond governativi) i titoli azionari degli istituti di credito italiani hanno registrato forti rialzi, con punte di oltre il 50 per cento.

A questo punto, l'esercito degli aspiranti mutuatari italiani e di coloro che stanno già rimborsando un mutuo si chiede se ci sarà un effetto Draghi anche sui prestiti ipotecari. Perché se è vero che l'aumento dello spread (differenziale di rendimento) tra BTp-Bund nell'ultimo anno ha spinto le banche ad aumentare in modo vertiginoso gli spread che esse applicano sui mutui (in questo caso la parola "spread" non ha a che fare con il rendimento ma rappresenta il margine di guadagno delle banche sui prestiti al netto dei costi di copertura del rischio credito) dovrebbe essere vero anche il percorso inverso: un calo dei differenziali sui titoli di Stato dovrebbe tradursi automaticamente in mutui meno cari.

Purtroppo, un sondaggio di Casa24 Plus condotto tra 29 principali istituti di credito che erogano mutui in Italia, evidenzia che siamo ancora nella fase di immobilismo, una fase in cui le banche preferiscono navigare a vista piuttosto che cambiare drasticamente rotta e tornare a spingere l'acceleratore sulle erogazioni che viaggiano al ritmo del -50% rispetto allo scorso anno. C'è addirittura chi ammette, dietro però garanzia di anonimato: «Non c'è fretta per perdere la redditività che oggi il mutuo è tornato a dare a valle dei rialzi degli spread dell'ultimo anno, oggi ci sono le condizioni per mantenere tale redditività». Non c'è fretta perché in media gli spread applicati su un mutuo variabile si attestano intorno al 4,1% mentre quelli a tasso fisso sono al 4,3% (fonte Mutuisupermarket.it). Un abisso rispetto all'1,5% chiesto nella primavera 2011. In parole spicciole la strategia di molti istituti è offrire meno mutui ma con margini di guadagno molto alti.

Dal lato dei mutuatari, questa strategia è meno evidente perché nel frattempo gli indici di riferimento europei che si aggiungono allo spread per il calcolo del tasso finale del mutuo (ovvero gli Euribor per i mutui variabili e gli Eurirs per i fissi) sono caduti, per effetto della crisi europea, sui minimi di sempre. Per questo motivo i tassi finali non sono alle stelle ma relativamente contenuti (intorno al 3,5-4,5% per i variabili e al 5,5-6,5% per il fisso). Con il paradosso, però, che oggi lo spread bancario incide per anche più del 90% sul tasso finale: ad esempio chi stipula un prestito variabile al tasso del 3,05% (è questa la migliore offerta sul mercato) paga, in termini di spread, il 2,8% (il 91%). Determinante anche l'incidenza sui mutui a tasso fisso, seppur siano ormai una quota residuale del mercato: il miglior tasso si attesta oggi al 5,27% con spread al 2,90%.

Eppure, in questo scenario non entusiasmante – i tassi sono fermi, come confermano anche da Mutuionline.it – qualche segnale di cambiamento si intravede. Alcuni istituti hanno indicato che stanno aspettando che il ribasso dei rendimenti dei titoli di Stato si consolidi prima di abbassare il "prezzo" dei mutui. Ma c'è anche chi ha in mano qualcosa di più concreto. La più attiva in questa direzione è, al momento, Banca popolare di Milano. L'istituto confida a Casa24Plus che in autunno attuerà una revisione del pricing applicato alle varie tipologie di mutuo, con una particolare attenzione ai giovani. E poi c'è Webank (divisione online di Bpm) che ha in atto un taglio degli spread sui mutui a tasso fisso. Sia ben chiaro, stiamo parlando di tagli che potrebbero attestarsi intorno ai 20 punti base. Ma è comunque un segnale.

twitter.com/vitolops

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TAGS: Bce | Casa24Plus | Mutui | Webank

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