La distanza minima per costruire è tre metri

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Questo articolo è stato pubblicato il 03 giugno 2007 alle ore 07:40.
L'ultima modifica è del 17 dicembre 2010 alle ore 17:43.

Le costruzioni tra proprietà limitrofe devono stare a una distanza di tre metri l'una dal l'altra, in modo da evitare, anche per motivi d'igiene e sicurezza, che fra gli edifici costruiti su fondi confinanti ci siano intercapedini troppo strette. Gli strumenti urbanistici locali possono comunque prevedere una distanza maggiore. Le norme sulle distanze, che regolano i rapporti fra proprietà individuali contigue e separabili, sono applicabili anche tra i condomini, purché compatibili con la disciplina particolare sulle cose comuni. Ciò comporta che il proprietario esclusivo di un fondo confinante con l'edificio di cui egli stesso è condomino non possa usare il muro maestro del fabbricato per il miglior godimento del proprio distinto immobile. Diversamente, infatti, si costituirebbe una servitù a favore di un bene estraneo al condominio. Resta quindi impedito al soggetto in questione di erigere, senza il consenso di tutti i condomini, una costruzione in aderenza all'edificio condominiale, anche se direttamente collegata alla propria unità immobiliare nel condominio. Per nuova costruzione deve intendersi ogni modificazione della volumetria di un fabbricato che comporti l'aumento della sagoma di ingombro, incidendo direttamente sulla distanza tra gli edifici. Può trattarsi di un manufatto con strutture portanti di profilati metallici stabilmente immobilizzati al suolo o di una semplice pensilina costruita con materiali metallici in appoggio al muro condominiale oppure di un'opera in muratura che realizzi un porticato. Si tratta infatti di costruzioni o di manufatti che, pur usando in modo limitato un bene comune condominiale, sono a esclusivo beneficio di una proprietà totalmente esterna alla compagine condominiale a cui, in quanto tale, è impedito di farne uso.

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